Valentina , Chiara, Christian, Giulia
SITUAZIONE IN SUDAN
Il Sudan è un territorio grande otto volte l'Italia
ed è il più esteso paese dell'Africa; ha un P.I.L.
bassissimo perché i suoi giacimenti di petrolio (una delle
poche fonti di ricchezza) sono al centro di interessi di compagnie
straniere di tutto il mondo, ma soprattutto perché il
Sudan sta vivendo la più lunga guerra civile d'Africa:
dal 1955 ad oggi, tenendo conto di una tregua negli anni '70.
Dal 1983 è in corso la seconda fase del conflitto che
contrappone il Governo centrale e le forze dell'esercito popolare
di liberazione nazionale (SPLA), che cerca di destituire l'attuale
regime musulmano integralista per realizzare uno stato libero,
indipendente e laico. Lo SPLA è però anche responsabile
della violazione dei diritti umani in molte zone dove si comporta
più da conquistatore che da esercito di liberazione.
Il conflitto in corso è stato presentato più
volte dal Governo di Khartoum come uno scontro tra il nord musulmano
ed il sud, cristiano e animista. In realtà questa è
una interpretazione fortemente semplicistica: infatti le cause
sono principalmente economiche e politiche ed il conflitto in
Sudan è soprattutto per i diritti umani. Questa guerra
ha alimentato un sempre crescente commercio internazionale di
armi, nonostante l'embargo decretato dall'ONU. Per di più
in Sudan ci sono decine di centri di detenzione dove il regime
rinchiude e tortura gli avversari politici: sindacalisti, giornalisti,
docenti universitari, avvocati, attivisti e cristiani. Inoltre
continua la tratta degli schiavi: migliaia, tra donne e bambini
delle regioni meridionali, vengono catturati nei villaggi per
essere venduti e impiegati nei campi o nei lavori domestici nella
capitale.
All'inizio del1992 il regime deportò nel deserto oltre
400.000 sfollati che, in fuga dal Sud, erano andati ad accamparsi
attorno a Khartoum. La situazione degli oltre tre milioni di
sfollati dell'intero paese è rimasta gravissima a causa
di una sistematica politica di discriminazione legislativa e
cambio forzato dell'identità culturale attuata dal governo.
Sui Monti Nuba da oltre tredici anni si sta attuando un vero
e proprio genocidio attraverso assalti e distruzione di villaggi,
incendi di raccolti nei campi, furti di bestiame, stupri e rapimenti
e
ancora torture, assassini, incarcerazioni arbitrarie.
I "campi della pace" sono luoghi dove vengono distribuiti
viveri e vestiti. In cambio di ciò gli uomini sono costretti
ad arruolarsi nell'esercito e a distruggere le loro comunità,
mentre i bambini, separati dai genitori, vengono addestrati ad
essere futuri guerrieri del regime. La regione dei Monti Nuba
è ora completamente isolata per tenere lontani visitatori
stranieri e per favorire la carestia.
Nonostante gli aiuti umanitari provenienti dalle più
grande organizzazioni internazionali, il Sudan continua ad essere
colpito da carestie, in cui migliaia di persone muoiono di fame.
L'ultima di queste risale all'estate del 1998 dove oltre due
milioni e mezzo di persone hanno rischiato lo sterminio per fame
e siccità. Questa catastrofe umanitaria era però
annunciata da tempo; nonostante ciò nessuno ha voluto
intervenire per evitarla. La carestia è una conseguenza
diretta del conflitto e le responsabilità sono di entrambi
i fronti, cioè sia del governo di Kartoum sia della SPLA.
Nella guerra civile sudanese si intravedono alcuni segnali
di speranza per raggiungere una pace duratura. Nonostante numerosi
voltafaccia, promesse non mantenute, accuse reciproche, ci sono
stati alcuni cambiamenti: il governo di Kartoum nel maggio del
1998 ha riconosciuto "il diritto all'autodeterminazione
del popolo del Sudan Meridionale, che sarà esercitato
attraverso un referendum". Inoltre dal gennaio 99
ci sono stati segnali di apertura verso un multipartitismo che
permetterebbe alle fazioni armate di aprire un dialogo col governo.
Proprio per questi segnali, l'azione della società
civile sudanese e internazionale devono diventare sempre più
influenti, alla ricerca di una pace che, per essere duratura,
deve basarsi sul rispetto dei diritti umani e deve affrontare
i problemi del paese.
Veronica