GLI OCCHI DELLA FEDE
Ancora una volta, davanti a questa pagina scultorea ed emozionante che appartiene allo strato tardivo della costruzione a tappe del Vangelo di Giovanni, non dobbiamo "dare nulla per scontato". Ricordiamocelo ancora una volta perchè a noi piacerebbe tanto poter avere le prove "visive", quasi fotografiche, della resurrezione di Gesù.
Invece le cosiddette "apparizioni" non sono dei resoconti di cronaca, ma dei racconti teologici. Esse non riportano degli eventi visti con gli occhi della carne, ma sono la testimonianza di fede delle prime comunità. Certo, Gesù é realmente risorto, ma egli é stato visto non con gli occhi della carne, ma con quelli, molto più penetranti, della fede.
Questi racconti delle "apparizioni" sono costruiti e composti per noi perché siamo invitati a credere, a fidarci di Dio e di quello che egli ha operato in Gesù, senza vedere. Questa é la "beatitudine" che l'evangelo annuncia: "beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno" (20,29). La pagina del Vangelo di Giovanni, che ora abbiamo letto, non ci parla tanto di un tempo in cui ci furono persone fortunate come Tommaso che poterono toccare con mano il Risorto e poi tutte le nostre generazioni che avrebbero la difficile sorte di credere senza vedere. L'episodio di Tommaso é piuttosto una costruzione narrativa che ci riporta ad un dato molto reale. E' una pagina di altissima e preziosa teologia, che contiene un messaggio straordinariamente limpido ed efficace. Essa più che fotografarci un evento, ci descrive l'itinerario di fede di un discepolo che fa fatica ad affidarsi alla Parola della vita.
LENTAMENTE
Tommaso é la personificazione della nostra "fatica di credere", della nostra difficoltà di affidarci all'azione di Dio e alla parola di Gesù. Per quanto Gesù avesse detto e ripetuto ai discepoli che Dio non lo avrebbe dimenticato nella morte, essi impiegarono probabilmente parecchio tempo a far riemergere con chiarezza la memoria di queste parole di Gesù. I Vangeli contraggono i tempi e ci fanno subito giungere alla meta, alla conclusione.
Come quando Gesù chiama Pietro e Andrea alla sequela ed essi subito lo seguono, così qui tutto sembra compiersi in un baleno. La realtà é stata certamente meno rapida: avranno pur dovuto parlarne con moglie e figli prima di mettersi al seguito di Gesù... Così é nel caso della risurrezione: essa é stata accolta come realtà profonda e, quindi, vista con gli occhi della fede, molto più lentamente.
Le composizioni letterarie, cioé i quadri pittorici della risurrezione, svolgono la funzione di dirci dov'é giunto alla fine il cuore dei discepoli e delle donne, ma ci portano forse troppo velocemente al traguardo facendoci saltare alcuni passaggi, alcune tappe. Il racconto della incredulità di Tommaso ci aiuta a colmare i tempi che vanno dall'incredulità, al dubbio, alla fede.
Il percorso di Tommaso é, in qualche modo, il cammino di ciascuno/a di noi. Qui lo si intravvede. Questa é la "chiamata" che Dio ci rivolge: il passaggio alla fiducia. Tutta l'esperienza cristiana deve fare i conti con la "tentazione di Tommaso" , quella di credere solo a ciò che si vede e si tocca, ma la fede é in un'altra direzione: anzi é un'altra dimensione. Credere nel Risorto, aver fiducia che Dio continua ad operare in mille modi la risurrezione nel mondo di oggi significa "scommettere" ben oltre ciò che si vede e si tocca.
Ciò che si tocca e si vede dappertutto é il potere onnipresente del denaro, del mercato, delle multinazionali. Eppure noi siamo chiamati/e a credere nel regno di Dio che viene ed é già in mezzo a noi. Ciò che si vede é il trionfo della potenza militare. Eppure noi siamo chiamati/e a credere che sono beati i miti, i nonviolenti. Ciò che trionfa é la menzogna telediffusa, invasiva, suadente. Eppure noi siamo chiamati/e a credere nella forza disarmata della verità del Vangelo. La fede é una chiamata sulla strada della più assoluta inevidenza.
EDUCARCI ALLA FEDE
Ma la leggenda teologica dell'apparizione a Tommaso ci può anche educare alla "misericordia", nel senso che ci evidenzia quanto Gesù abbia insieme capito e contrastato il bisogno dei segni, il bisogno di toccare. Gesù spesso si é trovato a dover educare l'interlocutore, tentato di fermarsi al dato materiale, evidente. Gesù, in questo brano di costruzione teologica, é colui che capisce la debolezza di Tommaso, la corregge e addita una strada diversa. Anche quando i discepoli si sono dimostrati sordi e ciechi al suo insegnamento, Gesù non si é stancato di loro. Li ha corretti, amati, aiutati a crescere.
La comunità cristiana anche oggi, alle prese con mille difficoltà e mille deviazioni, può leggere questo brano anche per imparare quel dialogo interno, franco e coraggioso, che offre a ogni persona la possibilità e il tempo di crescere e di riorientare la propria vita. Anche quando tutte le porte sono chiuse (come ripete Giovanni ai versetti 19 e 27), anche quando le possibilità di cambiamento sembrano sbarrate e impossibili, la parola di Gesù può fare breccia nei nostri cuori. La partita non é mai chiusa e può riaprirsi ad ogni istante della nostra vita.
La strada nella fede-fiducia in Dio si riapre... L'immagine di Gesù che, come dicevamo da bambini, passa attraverso il buco della serratura, è la testimonianza di quell'amore con cui Dio, attraverso Gesù e in mille modi, cerca i nostri cuori e vuole riaprire un dialogo con noi.
Noi purtroppo ci troviamo spesso a vivere in una chiesa in cui ci sono troppe porte chiuse, con troppi "guardiani" che usano le chiavi quasi solo per chiudere. In questo contesto molti pastori della nostra chiesa farebbero bene a riascoltare l'ammonizione evangelica:" Guai a voi ... perchè avete portato via la chiave della conoscenza: voi non ci siete entrati e l'avete impedito a quelli che avrebbero voluto entrare" (Luca 11,52 e Matteo 23, 13-14).
Ma l'espressione fa esplodere la speranza: se anche un ministro della chiesa sbarra le porte ad un gay, ad una lesbica, ad un separato, ad una divorziata, ad un prete sposato... l'azione di Dio non si ferma e il messaggio di Gesù può penetrare anche " a porte chiuse".
GESU' TRASPARENZA DI DIO
L'esclamazione di Tommaso "Mio Signore e mio Dio" è significativa, ma va ben compresa. Anche se l'ultimo redattore del Vangelo di Giovanni, distanziandosi nettamente ed infelicemente da tutte le altre Scritture, talvolta tinge di colori quasi divini la figura di Gesù, in contrasto con la realtà del nazareno, qui l'espressione non intende confondere Gesù e Dio. Piuttosto Gesù è visto come la Sua epifania, la Sua rivelazione.
Gesù, il Risorto è la "trasparenza" di Dio, cioè lascia trasparire ciò che Dio ha operato in lui dandogli una vita oltre la morte. Il volto di Gesù riflette l'amore, l'azione, il messaggio di Dio. Egli, in questa espressione, viene associato a Dio per dirci che la vita di Gesù, le sue parole e le sue opere, sarebbero inspiegabili senza l'intervento di Dio.
Il Vangelo ci dice che solo Dio è la "spiegazione" della vita di Gesù. Solo Dio può aprire, attraverso Gesù e il suo messaggio, anche le porte più sbarrate. Gesù ci rimanda sempre a lui, Dio suo e Dio nostro.