| Commento alla lettura biblica liturgica del 25 dicembre 2004 - messa della notte | ||
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L’ateismo necessario alla fede |
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In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Luca 2, 1-14).
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Tra il natale del chiasso e degli affari, cerchiamo di non dimenticare del tutto il nostro cammino di fede. Spero che tu, amico o amica che leggi queste righe, sia riuscito/a in questi giorni a ricavarti qualche spazio di silenzio, di preghiera, di lettura. La “leggenda teologica” del Vangelo di Luca, che oggi la liturgia natalizia propone alla nostra meditazione, culmina con un canto pieno di significato: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini e alle donne che Egli ama”. Non so augurare nulla di meglio, nulla di più concreto. In queste poche parole, c’è tutto! Ma un prete cattolico, un teologo genovese, don Paolo Farinella ha inviato in questi giorni un significativo e pungente augurio ai suoi amici. Lo condivido e lo riporto qui di seguito. Penso che tanti parroci potrebbero leggerlo come predicazione durante le liturgie natalizie, a partire dalla “messa di mezzanotte”. Ecco il testo che vi invito a meditare mentre lo faccio mio con piena convinzione: Quali soluzioni? Personalmente abolirei il Natale è celebrerei il mistero dell'Incarnazione nove mesi prima, il 25 marzo, memoria dell'annunciazione, sottraendo così le motivazioni religiose al mercato dell'effimero e dalla tracotanza, in un mondo in cui ancora oggi ogni sei secondi muore un Gesù bambino di fame o di guerra. Poi credenti e laici dovrebbero avere un sussulto di orgoglio e di dignità e scegliere, andando contro ogni condizionamento ambientale e culturale, di non fare regali nel periodo di Natale. Sono certo che si può fare: basta semplicemente comunicare ad amici, parenti e conoscenti che si vuole uscire da questa perversa schiavitù gestita da coloro che ci hanno ridotto a consumatori muti, ciechi e sordi. Da quando sono prete e ormai sono trascorsi trentadue anni, non ho mai fatto un regalo, per scelta e per grazia. Non ho mai speso soldi per cose effimere, quando si poteva aiutare chi era nel bisogno. Parenti e amici hanno capito e spesso mi hanno aiutato e qualcuno si anche adeguato. Un prete non può fare regali perché egli porta con la propria persona il regalo più alto e grande che possa fare: la gratuità della Parola che non vuole contraccambi insieme alla povertà dei mezzi. Chi fa regali e li contraccambia nega il regalo stesso come dono e lo trasforma in una mercificazione di mercato. Conosco persone che tengono conto del valore del regalo che ricevono per potere ricambiare, all'occorrenza, adeguatamente, né di più né di meno. Siamo alla paranoia! Eppure è un costume che si diffonde ovunque. Vi auguro un Natale diverso, un Natale come capovolgimento di mentalità per uscire da questa blasfema morsa che il Crocifisso e il Natale sono simboli della nostra identità nazionale. Questa è la morte del cristianesimo che pretende di essere "cattolico", cioè universale e quindi compatibile con tutte le culture e le latitudini. La logica della religiosità e dei suoi simboli come identità strozza il Bambino nella culla, nello stesso momento in cui si affaccia alla vita. Capisco che una religione agonizzante possa anche annaspare e attaccarsi ad ogni appiglio pur di riuscire a mantenersi a galla. Fino a quando? Il Vangelo e la Storia restano ancora due chimere o forse due utopie di là da venire. Invio a tutti come mio augurio il seguente atto personale di abiura da un cristianesimo pagano e panteista, orpello inutile a se stesso e al mondo e nello stesso tempo un atto di fede, espressione della drammatica e pure esaltante realtà storica nella quale la Provvidenza ci chiama a vivere. Nel silenzio della notte, dovremmo ascoltare la voce di un Dio che sale dalla storia degli uomini, mentre ormai in Italia, sulla scia dell'America, tutto tace, tutto è silente. Governo e maggioranza d'appoggio, veri mercenari a stipendio fisso, hanno raggiunto lo scopo: ora che dal fronte delle guerra sono stati eliminate tutte le presenze sospettate di testimonianza della verità (giornalisti e volontari indipendenti), ora che la tv pubblica e privata è stata allineata al pensiero unico... non si parla più di guerra e di Iraq, di Falluja e dei centomila morti civili, donne e bambini compresi e delle vendette dei soldati occidentali... anche il Natale serve a distrarre le folle dei credenti pagani dai problemi veri della gente e del mondo. Tutto tace e tutto va bene, basta che nno se ne parli... e il governo ringrazia per l'adesione e la comprensione. L'Associazione cattolica "Beati i costruttori di pace" ha preso l'iniziativa di scrivere una lettera aperta alla Cei per supplicare una parola dei vescovi per rompere il silenzio assordante in cui è rinchiusa da quando "questo" governo ha cominciato e continuato a fornicare (contro il sesto comandamento) con la gerarchia maschile della chiesa cattolica e con porzioni significative dei cattolici compromessi con la giustizia o con il potere o con la mafia. Molti parlano di uno scisma dei vescovi dai loro popoli perché sui fatti gravi dell'economia nazionale, dell'illegalità che domina parte rilevante delle istituzioni, dell'invito all'illegalità propugnata dallo stesso presidente del consiglio, del consapevole stravolgimento della costituzione repubblicana, dell'attacco personale e permanente alla magistratura che si vuole asservire al potere politico per garantire l'immunità e l'impunità ai potenti che hanno afferrato lo stesso potere come arma contundente per difendere interessi e malaffare... di fronte allo sfacelo del Paese e al disorientamento del popolo, i vescovi tacciano e se parlicchiano dicono qualche sospiro e qualche auspicio, senza mai colpire nel segno o chiamare il male per nome e cognome. Per ora all'appello hanno aderito un migliaio di preti e laici che si ritroveranno nei giorni 27 e 28 dicembre a Rimini per una prima riflessione sullo status quaestionis in vista di futuri sviluppi. In attesa di tempi migliori, buon Natale a tutti, affinché non abbiate pace nella vostra coscienza e siate sempre pungolati dall'intimo vostro che sa che queste cose sono vere e prima o poi devono essere scelte, vissute e condivise. Io abiuro/Io credo Io, Paolo Farinella, prete cristiano, incardinato nella chiesa cattolica, consapevole della gravità del momento storico per il mondo, le chiese e religioni, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali e spirituali, con il presente duplice atto pubblico di abiura e di fede, voglio deporre un piccolo seme a testimonianza presente e futura. Il silenzio è d’oro, tacere è una colpa e, a volte, un vergognoso scandalo. 1. Abiuro il Dio della «identità nazionale e/o europea». 21. Credo il Dio di Gesù Cristo, Figlio di Dio e figlio dell’Uomo, Ultimo tra gli ultimi. Paolo Farinella, prete
Vi consiglio, infine, due letture: - Walter Brueggemann, La spiritualità dei salmi, Queriniana, Brescia 2004, pagg. 128, € 8,50. - Il nuovo numero (2/04) del nostro semestrale Viottoli, appena pubblicato (pagg. 80). E' quasi interamente dedicato a "credere oltre gli idoli". (Per informazioni e per richiederne copia saggio gratuita) |
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Franco Barbero |
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Celebrazione del perdono - 21 dicembre 2004
“Ringraziamo Dio che ci accompagna con il Suo perdono e che ci chiama a vita nuova” |
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| Il martedì antecedente la sera della "veglia" di Natale o di Pasqua nella nostra comunità cristiana di base facciamo insieme la "celebrazione del perdono". Questa celebrazione, nel rispetto di eventuali scelte diverse di ogni fratello e sorella, fin dagli inizi ha infatti soppiantato la cosiddetta confessione auricolare personale, tipica del secondo millennio nella chiesa cattolica. Ciò è avvenuto con precise motivazioni, anche per sottolineare che nessuna persona può sostituirsi a Dio nel perdonarci e che davanti a Dio siamo tutti e tutte ugualmente bisognosi/e del Suo perdono. Celebrare il perdono di Dio significa anche diventare consapevoli del fatto, che, con il Suo aiuto possiamo perdonare a noi stessi/e perché Dio è più grande del nostro cuore e possiamo perdonarci reciprocamente. Senza perdono la vita diventa un inferno, le relazioni diventano “guerre personali” e il mondo un “campo di battaglia”. Dio ci perdona non perché noi lo "meritiamo", non perché noi ci siamo pentiti/e dei nostri peccati, ma perché è un Dio di amore e di bontà che ci rende possibile pentirci e cambiare vita. | ||
| Saluto all’assemblea G. La celebrazione comunitaria del perdono è un momento di festa, di gioia, di ringraziamento perché “ridice ai nostri cuori” che tutta la nostra vita si svolge sotto lo sguardo amoroso di Dio. Siamo qui, questa sera, nella preghiera e nell'ascolto, per aprire ancora una volta il nostro cuore all’azione di Dio che ci accoglie, ci aiuta a riconciliarci con noi stessi/e e ci avvolge nel Suo abbraccio. Possiamo sentirci lontani/e, ma, se diventiamo più consapevoli del Suo amore sempre presente, se ci sentiamo amati/e e perdonati/e può crescere nella nostra vita quotidiana una maggiore disponibilità al perdono reciproco. Davanti a Dio siamo tutti e tutte ugualmente bisognosi/e del Suo perdono. Nessuna persona può sostituirsi a Dio nel perdonare. Dio ci perdona non perché noi lo "meritiamo", non perché noi ci siamo pentiti/e dei nostri peccati, ma perché è un Dio di amore e di bontà che ci invita a cambiare vita, a convertirci. Canto. Come la pioggia e la neve pag. 18 Preghiera Non posso che ringraziarTi, o Dio, per questa mia umanità, per il mio spirito che è una scintilla del Tuo amore, per la mia “carne” che mi regala tante e diverse emozioni, ma con la quale devo fare i conti. Mi rendo conto che solo in questo corpo di donna posso cercare di realizzare quello a cui sono destinata, il cammino che mi condurrà tra le Tue braccia. Ma, solo se entro in contatto anche con la mia anima, con il mio spirito, con la mia piccola parte di Te, riuscirò nel mio intento. Aiutami, o Dio, tenero compagno del mio viaggio, a rinnovare e alimentare quella scintilla di Te che è nella mia anima affinché io riesca, attraverso i miei gesti umani e quotidiani, le mie solitudini, i miei limiti, i miei spazi d’ombra, a cercare sempre Te, sorgente di ogni forma di vita. Fa che io possa sceglierTi, abbandonarmi al Tuo amore ed accogliere la Tua luce che mi esorta a mettermi in gioco e illumina il mio cammino. Riempi con la gratuità del Tuo amore e con la Tua fedeltà l’abisso della mia piccolezza e della mia fragilità. Per questo io Ti prego. Canto. Vi darò un cuore nuovo pag. 14 1° lettura: Giovanni 3, 1-10 C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodèmo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito». Replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? I° riflessione Gesù sta rispondendo alla domanda legittima, razionale di Nicodemo: “Come può un uomo nascere quando è vecchio?...”, domanda che, forse, sarebbe sorta spontanea a ciascuno/a di noi. Quest’uomo, appartenente alla classe dei dottori della legge, è perplesso, esitante e ha preso in mano tutto il suo coraggio per recarsi, anche se di notte, ad un incontro con Gesù, alla ricerca di una conferma della sua fede. Mi piacciono la sua esitazione e la sua ricerca perché mi riportano al mio cammino. Mi piace anche l’accento che Gesù pone sulla dualità del nostro essere, carne e spirito, due elementi di cui ognuno/a di noi è impastato, due immagini di noi che devono confluire nello stesso programma: il disegno originale del progetto che Dio ha pensato da sempre per ognuno/a e quello che noi, che io, donna, essere umano, realizzerò, quello per cui devo lottare. Cosa significa per me rinascere? Mi viene spontaneo associare la parola rinascita con la parola morte perché non può esserci rinascita se non c’è morte. Subito resto un po’ sgomenta, ma, se io intendo la morte come un passaggio da uno stato all’altro e non come la fine di qualcosa, allora i conti tornano! La morte però non interessa solo l’ultimo giorno della nostra vita umana, ma ogni giorno del nostro vivere; ogni istante del nostro esistere contiene in sé una realtà di morte ed una vera ed autentica possibilità di rinascita. La mia vita è fatta, e spero continuerà ad esserlo, di tanti momenti di “passaggio”, di rinascita, momenti in cui si chiude una parentesi per permetterne l’apertura di un'altra, momenti in cui compio un piccolo passo verso la conversione del mio cuore, una piccola vittoria sul mio egoismo, sulla mia tendenza a chiudermi, momenti che mi scuotono dal mio torpore, richiamandomi alla vigilanza. Gesù, con il suo esempio, così come ha fatto per Nicodemo, mi interpella, mi conduce un po’ più in là, in avanti, esortandomi a scegliere e ad uscire dagli schemi anche se, mi rendo conto, la strada che devo percorrere è ancora lunga. Silenzio Alleluia pag. 13 II riflessione Gesù, quando parla di “nascere nuovamente” o “nascere in modo nuovo” si riferisce, penso, per quanto ho imparato a conoscerlo, ad un cambiamento radicale che deve avvenire in noi, una vera e propria conversione da realizzare “in poco tempo”, quasi miracolosamente. Facendo invece riferimento alla mia storia, posso parlare di rinascita graduale, o comunque di un cambiamento che ha avuto inizio e che si sta snodando pian piano, con delle tappe di sosta più o meno lunghe. L’inizio del mio cambiamento è avvenuto con l’incontro della comunità di base e quindi con una spiritualità diversa da quella che avevo conosciuto precedentemente. Perché questo incontro ha dato inizio a quella che io considero la mia rinascita? Perché in comunità ho incominciato a capire che non erano le imposizioni e i divieti che dovevano guidare le mie scelte quotidiane, bensì una libertà consapevole e responsabile. Questo per me è stato fondamentale. In seguito, negli incontri e nei gruppi biblici le sorelle ed i fratelli mi hanno aiutato a capire che cosa è veramente importante nella vita: - che tutti i percorsi, di ogni uomo e ogni donna, sono da rispettare; - che non esiste una verità assoluta; - che le nostre certezze devono sempre fare i conti con le certezze degli altri; - che non sono le cose materiali che fanno star bene ma le relazioni, l’apertura agli altri; di qui la condivisione (entro i limiti che la mia umanità mi consente) del mio tempo, della mia salute, di ciò che possiedo. Ho imparato anche che fare programmi per il futuro è tempo perso. Nella filosofia buddista si dice: “Vuoi far ridere Dio? RaccontaGli i tuoi piani”. Questo nuovo modo di vedere la vita mi ha riconciliato e mi ha aperto agli altri e tutto questo mi trasmette serenità. Ripeto, però, sono in viaggio e so di dover ancora percorrere molta strada! Silenzio Alleluia pag. 2 III riflessione Come è possibile che un uomo, una donna nasca di nuovo quando è vecchio/a? L’atto del nascere, pur essendo un fatto naturale, è sempre traumatico; quando un bambino viene al mondo, lascia una situazione ovattata, silenziosa, un luogo sicuro, sereno, per entrare in un mondo sconosciuto! Ma, crescendo, affidandosi totalmente a chi lo ama, scopre, impara, conosce, si apre alla vita. Come per i bambini, anche noi, se ci affidiamo a Dio, saremo da Lui sostenuti nella nuova nascita. Nascere di nuovo per me significa rinnovarsi ogni giorno nel cuore e nello spirito. La nascita è simbolo di cambiamento e ogni cambiamento richiede impegno, coraggio ma ci permette di vivere più umanamente. Dio, sorgente della vita, vogliamo sempre capire, interpretare tutto, ma i tuoi messaggi sono molto semplici, richiedono solo una nostra risposta. Padre del cielo, Madre della terra, stammi vicino e dammi coraggio quando la paura del cambiamento mi assale e mi allontana da Te. Silenzio Canto. A Te renderò grazie pag. 40 2° lettura: Giovanni 4, 5-30 Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». Gli disse la donna: «Signore, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia: quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui. I° riflessione E' bello per me pensare che Gesù si è rivelato ad una donna samaritana senza curarsi delle barriere culturali, religiose, di ceto sociale e con un linguaggio molto diretto. - "Dammi da bere"… e la donna inizia ad ascoltarlo - "Va chiamare tuo marito"… ‘profezia’ sulla vita della donna - "Credi a me, o donna"… invito di ‘apertura’ alla fede - "Sono io che ti parlo"… è il momento culminante della relazione di Gesù con la donna. La donna crede in Gesù, subito e, senza stare troppo a pensarci, si fida, e corre in paese a portare il nuovo messaggio… ed è anche lei è ascoltata dagli altri samaritani. E' vero che la molla è stata "Mi ha detto tutto ciò che ho fatto" e questo ci dimostra che “non importa quale sia il motivo” (che può essere più o meno di fede) che ci fa cambiare vita, ma l'importante è saperlo cogliere, essere disposti a coglierlo, anche se a volte è difficile e doloroso. Sono convinta che quando una donna incomincia un cammino, anche se spesso ha più difficoltà proprio per la sua condizione di donna, riesce ad ottenere ottimi risultati. Un altro messaggio, a mio avviso molto importante, che troviamo in questi versetti è che Gesù ci dice chiaramente che non dobbiamo adorare Dio nel tempio di Gerusalemme o sul monte di Garizim, ma adorare Dio “in Spirito e in Verità"; quindi non in un luogo, non con l'appartenere a religioni diverse, ma con il cuore, seguendo l’insegnamento di un Gesù rivelatore della Parola di Dio che ci insegna a pregare, ad amare, a perdonare, in modo incondizionato. Silenzio Alleluia (Canto al Signore) pag. 37 II riflessione “La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente…”. Questo versetto mi ha riportato alla mente il Sahel africano, che mi immagino essere un po’ come la Samaria. In questi territori arsi e secchi l’approvvigionamento dell’acqua è compito esclusivo della donna e, spesso, richiede un lungo cammino, anche di diversi chilometri, per arrivare ad un pozzo dove riempire la brocca con la preziosa acqua. Penso a quanto deve essere stata toccata dalle parole di Gesù la samaritana del brano di Giovanni per aver lasciato la brocca, dimenticandosi del motivo per cui era arrivata fino al pozzo e per trasgredire rispetto al ruolo della donna in quella cultura: la sua priorità è improvvisamente cambiata ed ella ha saputo seguire il suo cuore. Mi colpisce l’immediatezza della sua risposta e la radicalità del suo cambiamento: ancora una volta è una donna che si fa portatrice del messaggio, una donna “anticonformista” per la cultura di quel tempo, una donna insoddisfatta della sua vita finora immersa nell’illusione degli appagamenti fisici e materiali, anche lei in ricerca, come già Nicodemo, di un “qualcosa” che finalmente l’appaghi e plachi la sua sete spirituale. Attraverso il dialogo, incontro-scontro con Gesù passa la comunicazione, si gioca una partita decisiva ed inizia il cambiamento: la donna si sente conosciuta ed amata, tanto da abbandonare la brocca e correre a parlare di questo incontro e a testimoniare, diventando discepola. La sento molto vicina a me: quante volte l’insoddisfazione ed il desiderio di appagamento mi hanno portata a cercare di colmare il vuoto con cose materiali, che si possono toccare con mano, oppure cose che riempiono la vita, la mente, che non lasciano il tempo per pensare, che mettono al riparo dal rischio di un eccessivo coinvolgimento e dalla necessità di prendere posizione, di schierarsi, di “lasciarsi andare alla morte” per poi rinascere… senza rendermi conto che come dice una bella frase che ho letto: “Nel cuore dell’uomo perduto, lontano da Dio, vi è un vuoto a forma di Dio e solo Dio lo può colmare”. Silenzio Alleluia (Passeranno i cieli) pag. 52 III riflessione Era sera, la samaritana, sdraiata sulla sua stuoia, non riusciva a prendere sonno. Gli avvenimenti di quella giornata l’avevano un po’ confusa e la sua sensibilità, ora, ne risentiva particolarmente. Mentre attendeva che giungesse il sonno parlava a se stessa, si raccontava l’accaduto, dicendo: “Portavo la brocca sulla spalla sotto l’ardente sole di mezzogiorno e, accanto al pozzo di Giacobbe, arrivasti tu, mi fermasti e mi chiedesti dell’acqua. In seguito al mio stupore, mi parlasti anche di un’acqua viva, ma io non capii. Perché ti rivolgesti a me? Sapevi che la mia “casta” era umile e che ero una peccatrice! Fui talmente sconvolta da questa tua presenza che, versando la brocca, sfiorai i tuoi piedi con la fronte e ti chiesi di non rendermi colpevole. Allora, posasti gli occhi su di me e mi dicesti: ‘Donna, la bontà non ha casta e dove Dio ha gioia nella sua creazione, là vi è perdono e libertà’ ”. E fu ripensando a queste parole che una lacrima solcò il suo volto: comprese all’improvviso l’importanza dell’incontro di quel giorno con Gesù; incontro ricco di quell’amore che non conosce confini. Pensò alla bellezza di tutti gli “imprevisti di relazione” che possiamo avere nella nostra vita, imprevisti che possono essere prodigiosi quando hanno la capacità di farci fare un lavoro di introspezione che ci aiuti a rinnovarci. Pensò a lungo a tutto questo poi si addormentò, serena. Silenzio Canto. Ti ringrazio pag. 35 Preghiere spontanee Canto. Il Padre buono pag. 12 G. E' lontana da noi ogni paura di Te, o Dio che accogli tutti/e senza eccezioni. Noi vogliamo dirTi un grazie pieno d'amore. 1. Tu ci dai la forza di uscire verso la vita, ci inviti ad allargare il cuore e le mani: ci fai gustare la gioia del Tuo abbraccio. 2. Davanti a Te non dobbiamo nasconderci perché Tu ci sorridi e ci accogli ogni giorno con le nostre fragilità e le nostre contraddizioni. T. Il Tuo perdono, o Dio, ci rende felici. Possiamo sentire e godere la Tua compagnia durante le numerose tappe del nostro pellegrinaggio. G. Dio che ci crei per l'amore e la felicità, noi riconosciamo in Te la fonte del perdono. T. Ricevi il nostro canto e scalda i nostri cuori: muovi i nostri piedi sulla via della giustizia. Il Tuo perdono sia la gioia che inonda la nostra vita e spinga i nostri passi sui sentieri del Vangelo. A cura del gruppo biblico del lunedì sera sede cdb |
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Traducido en español: Luca Prola
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