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Il brano biblico di oggi riflette bene un dato storico: il rifiuto che Gesù riceve nella sua città. Ma, in realtà, queste righe descrivono un pò le sorti che, ieri come oggi, viene riservata a chi è portatore di una particolare istanza, di un particolare messaggio profetico.
Ciò che successe a Gesù non è molto diverso da ciò che nei secoli è avvenuto a tanti altri profeti. Che li si uccida o li si emargini, che li si derida o li si circondi di indifferenza è una questione che dipende dai tempi e dalle situazioni, ma il succo è sempre lo stesso: vanificare la profezia.
"Oggi"
I profeti e le profetesse sono presenze scomode per molti motivi, ma c'è una ragione che balza subito all'occhio. Essi certamente sono aperti al futuro, ma il loro messaggio è molto orientato al presente. Essi diventano intollerabili e "insopportabili" quando dicono "oggi" e non si dilungano in vaghe elucubrazioni sul futuro.
"Oggi" è una parola che inchioda al presente, che non lascia spazio a fughe o evasioni. L'oggi dei profeti enuncia "parole piene di grazia" (versetto 22), ma contemporaneamente invita a nuove decisioni, sollecita dei cambiamenti profondi e pone davanti alle ineludibili responsabilità.
Quando siamo posti di fronte alla "chiamata a convertirci", noi preferiamo spostare a domani. Se guardo alla mia vita, devo riconoscere che spesso mi sono rifugiato in un comodo "farò domani" quando un preciso e possibile "oggi" mi invitava a conversione, a qualche personale decisione.
La mia biblioteca è piena di Bibbie logore e consumate. Le tengo preziose come lettere d'amore "giuntemi" in stagioni diverse. Altre nuove continuamente si aggiungono. Ma in tutte queste Bibbie c'è un capitolo che sempre mi coinvolge perchè mi invita a prendere sul serio le opportunità che Dio mi offre nel presente, i "messaggi" che attraverso le persone e i fatti della vita mi fa giungere: Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica (Deuteronomio 30, 11-14).
Figlio di Giuseppe
Sovente noi, come si dice in proverbio, "aspettiamo sempre il Messia", cioè troviamo una scappatoia elegante. Per coinvolgerci sulla strada del Vangelo, ci aspettiamo segni prodigiosi, esempi straordinari, testimonianze grandiose... Se noi cerchiamo i profeti tra i "miti" o i santi fabbricati dalla gerarchia, che rende "grandi" quelle persone che sono funzionali all'azienda religiosa, forse sbaglieremo luogo.
In questi giorni un leader politico ben noto, dopo un rifacimento del volto (perchè altro non può e non sa cambiare), ha canonizzato qualche reverendo in una delirante riunione...
La strada che Gesù ci indica è decisamente un'altra. I profeti vanno cercati tra "i figli e le figlie di Giuseppe", tra le tante persone "comuni" che nessuna istituzione strombazza. Se poi si tratta di quelli reclamizzati dal chierichetto Vespa, allora possiamo essere sicuri che è un "prodotto sofisticato, guasto e scaduto". I "santi" e le "sante" di successo sono delle statue di gesso fabbricate per gli adoratori di idoli.
Perchè non mi succeda di "riconoscere i profeti quando sono passati", cioè quando sono già morti, mi affeziono sempre di più ai "figli e alle figlie di Giuseppe" e cerco nelle loro piccole vite quelle tracce di profezia che Dio fa crescere e fiorire nelle loro esistenze quotidiane.
Sovente il tesoro è vicino e io lo cerco lontano.Voglio imparare giorno dopo giorno a guardare con stupore e meraviglia "i miracoli che sono quotidianamente tra di noi". Molti anni fa scrissi con la mia comunità un volumetto (ancora disponibile) "Lazzaro, vieni fuori" in cui dedicai alcune pagine alla capacità di meravigliarsi.
Anche in questo Gesù di Nazareth ci fornisce una testimonianza preziosa. Proprio negli incontri quotidiani con le persone (il centurione, la cananea, il maestro della legge, l'emorroissa, la vedova, la donna che profumò il suo capo, Zaccheo, i bambini...) ha saputo "meravigliarsi", scorgere i segni di Dio, imparare, camminare insieme.
Grazie
Non Ti ringrazierò mai abbastanza, o Dio, per i fratelli e le sorelle che mi fai incontrare lungo i giorni della mia vita. Queste persone in carne ed ossa, con la loro vita fatta di ricerche, di affanni e di pace, di amore e di egoismo, di chiarezze e di ombre, di gioie e di lacrime, con il loro desiderio di conoscere la Tua volontà e di praticare la giustizia rappresentano per me un invito che Tu mi fai giungere a cercare i sentieri concreti dal Vangelo.
Aiutami a non distogliere lo sguardo, ad aprire il cuore, ad imparare ogni giorno a camminare in compagnia con tanta fiducia in Te.
Insegnami a meravigliarmi...
Un augurio
La redazione di Qualevita, un periodico di riflessione e informazione nonviolenta (Via Buonconsiglio, 2 - 67030 Torre di Nolfi) pubblica queste righe che qui riporto come invito alla meraviglia.
"Un giorno la Noia sfidò l'Ombra a chi riuscisse di restare il più a lungo possibile attaccata agli uomini, senza che gli uomini se ne potessero liberare. 'Tu hai bisogno di una fonte luminosa per esistere. Io non ho bisogno di nulla, io sono con loro nel buio e nella luce', si vantò la Noia.
Da quel giorno, per quanto furbi si facessero gli uomini per sfuggirla, la Noia non li lasciava mai, tanto che gli uomini cominciarono a pensare che la Noia fosse la loro irrinunciabile compagna quotidiana e che la vita non fosse altro che una cosa estremamente noiosa. Allora, in aiuto dell'umanità annoiata, venne la Meraviglia.
Così capitava che ogni tanto qualcuno degli uomini, forse particolarmente stanco, stremato, si fermasse, si guardasse attorno e improvvisamente, come dicono che capiti soltanto ai bambini, provasse una sconcertante meraviglia. Eppure nulla attorno a lui era cambiato. Di cosa mai si meravigliava quell'uomo? Di tutto e di nulla, forse soltanto del fatto di essere vivo e domani, magari, di dover morire. Senza alcuna particolare ragione entrava in lui, in quel momento, una strana, insensata, felicità.
Ma quell'uomo non era il solo al quale capitasse una cosa tanto inaspettata. Altri vecchi e giovani, uomini e donne, cominciarono a provare istanti di una luminosa Meraviglia che scacciava i grigiori della Noia. Purtroppo, la maggior parte di essi, vedendo attorno a sè gli altri uomini e altre donne che continuavano a essere annoiati e tristi, non dicevano nulla nel timore di venire scherniti.
Ma quando qualcuno trovava il coraggio di dividere con gli altri la propria meraviglia e le proprie felicità, allora la Gioia, della quale da tempo si era persa ogni traccia, tornava a vivere tra gli uomini, passando randagia dall'uno all'altro fino a quando trovava qualcuno disposto ad ospitarla.
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