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Fuggire?
Questa pagina del Vangelo è in qualche modo quasi illeggibile. E’ talmente fuori dalle logiche correnti di ieri e di oggi che risulta impossibile commentarla. Eppure non ci è data via di fuga. Davanti a questa pagina “sconvolgente” ogni discepolo di Gesù deve sostare. Che si legga il testo di Matteo o quello di Luca, il messaggio è sostanzialmente identico.
Dietro a queste parole ci deve essere un “pazzo” come Gesù, uno che vede il mondo e le persone dal punto di vista di Dio. Forse abbiamo fatto l’orecchio a questo brano, lo abbiamo ascoltato infinite volte e l’abitudine ci priva della capacità di coglierne la paradossalità. Imparare a leggere con cuore nuovo questo brano, significa riconsiderarlo non come la proposta di una morale impossibile o come un volo poetico, ma come ciò che diventa possibile se noi ci affidiamo interamente a Dio. Si tratta, dunque, di “entrare nel cammino delle beatitudini”, di accoglierle come un dono e una possibilità.
Beati, felici, in cammino
Intanto Gesù ci dice che noi siamo figli e figlie di un Dio che ci vuole “felici”. Dio vuole che le Sue creature possano trovare la strada che dà senso ai loro giorni. Per questo le beatitudini si occupano di tutte le dimensioni dell’esistenza. Ci vuole il “pane necessario” per vivere, ma… non di solo pane vive l’uomo. Gesù in tutta la sua vita testimonia con le parole e con le azioni questa volontà di Dio. Felicità: una parola da “maneggiare” con cautela in un tempo in cui si sbandierano le felicità del denaro, del successo, della forza. La società del mercato propone e predica altre “beatitudini”.
I tre miti da abbattere
Oggi avere ricchezza significa “essere qualcuno”, contare, possedere sicurezza. La beatitudine non ha il sapore di un invito a restare nella miseria (quanta devastante predicazione ha insegnato la rassegnazione di qua per poter godere di là). I deboli, i poveri sono il segno della presenza partigiana di Dio. Egli è con loro perché si liberino dalla miseria. Ma questa beatitudine con il “guai” del versetto 24 rappresenta uno schiaffo alla vita incentrata sulle ricchezza e per ciascuno di noi una messa in guardia contro il rischio dell’accumulo.
“Se uno, in un mondo di fame e di miseria, riesce, nonostante tutto, a diventare ricco, vuol dire che, dal punto di vista cristiano, in lui deve esserci qualcosa che non va. Ma è evidente che aspettarsi che un ricco accumuli denaro e poi lo distribuisca ai poveri è la stessa cosa che aspettarsi che un cane faccia una bella provvista di salcicce per distribuirle nell’inverno ai lupi affamati. Chi in questo mondo ha la stoffa per diventare un uomo d’affari, potrà affannarsi fino alla fine della vita nella routine del capitale senza rendersi conto di quanto lo separino da tutti i poveri della terra la sua proprietà, la sua casa, la sua villetta in campagna, il suo meritato confort, il suo diritto naturale ad acquisire possessi e proprietà. Nel migliore dei casi riuscirà a dare appena una briciola del suo superfluo, perché è proprio la logica razionale dell’accumulazione del capitale a non consentirgli qualcosa di diverso”(E. Drewemann, Dal discorso della montagna, Queriniana pagg. 82-83).
La forza
L’altro “mito” che le beatitudini colpiscono frontalmente è quello della forza. Sono quelli che ora se la ridono sprezzanti, la fanno da padroni, che hanno tutto a loro disposizione, che sghignazzano sulle tragedie e, per dirla con le parole del profeta Abacuc, “costruiscono una città sul sangue” (2, 12), “rapinano a vantaggio della propria casa per mettere molto in alto il loro nido” (2, 9).
Chi vara in Parlamento leggi che negano i diritti fondamentali delle donne come chi “inventa” armi inesistenti per scatenare una guerra è a servizio della violenza, della volontà di schiacciare e di vincere.
Il teologo Eugen Drewermann nell’opera già citata riflettendo sul “dogma della superiorità statunitense” cita una delirante espressione del presidente Wilson, successore di Roosevelt: “Perché Gesù Cristo non ha saputo dare fino ad ora al mondo l’occasione di seguire la sua condotta? Per quale motivo concepì un ideale, ma non indicò le vie pratiche per mezzo delle quali andare a lui? Per questo motivo io propongo uno schema pratico atto a perseguire i suoi scopi… Io so che tutto il mondo perde il cuore, se l’America si rifiuta di mostrargli la strada… La scena è pronta, la meta è chiara. Non siamo noi ad averla fissata, ma è la mano di Dio a guidarci. Non possiamo tornare indietro. Non possiamo che andare avanti, lo sguardo proteso verso l’alto, lo spirito rinfrancato. Noi seguiamo la visione. Questo è ciò di cui sognavamo fin dalla nostra nascita: in verità l’America deve mostrare la strada… L’America è stata creata per guidare il mondo”. I frutti di questi deliri sono sotto gli occhi di tutti.
Penso che in questi giorni molti “bravi/e cristiani/e” si scandalizzeranno per i baci di migliaia di gay e lesbiche che a Roma, sabato 14 febbraio in occasione del “Kiss2pacs”, esprimono con questo gesto audace e “provocatorio” il loro diritto ad amarsi alla luce del sole. Forse questi stessi cristiani non gridano allo scandalo davanti alle violenze quotidiane contro la libertà di espressione, davanti ai licenziamenti, davanti all’impunità di chi fa votare in Parlamento leggi per proteggersi dalla prigione.
Contro corrente
Sono parole dure quelle che annunciano opposizioni, persecuzioni e peggio. Il discepolo andrà contro corrente. Gesù non ha insegnato una lezione, ma ha aperto una strada. Chi diventa suo discepolo non può non condividere anche il suo “insuccesso”. Non doveva certo essere troppo allettante per Pietro, Andrea, Maria di Magdala e tutto il gruppo che seguiva Gesù, sentire queste “anticipazioni” del loro maestro, ma il nazareno non nascose mai ai suoi seguaci l’insuccesso che li avrebbe attesi.
Quando Luca e Matteo scrivono il Vangelo hanno già davanti agli occhi questa realtà: se ti metti davvero alla sequela di Gesù non avrai vita facile e dovrai fare i conti con alcune opposizioni e con altrettanti emarginazioni. Siamo avvertiti: se cerchiamo il successo, il buon nome, la “benedizione” dei ben pensanti forse è il caso di preoccuparci… Stiamo sbagliando strada.
Una vita da eroi?
Ma, dunque, Gesù sta delineando un etica per pochi eletti? Non ha dimenticato di che pasta siamo fatti? Possiamo essere sicuri che Gesù conosceva bene l’umanità dei suoi discepoli, le loro fragilità e le loro contraddizioni. Egli enunciò questo orizzonte di vita con il presupposto che resse e guidò tutta la sua esistenza. Per Gesù la chiave di tutto era risposta nella fiducia in Dio. Se ci fidiamo davvero di questo Dio e ci rimettiamo a Lui come fonte della vita e della libertà, potremo inoltrarci nel sentiero delle beatitudini.
Credo che sia vero oggi come ieri. Una strada sulla quale Gesù ci precede.
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Este loco profeta de Nazareth
¿Escapar?
Esta pagina del Evangelio es en alguna manera casi inlegible. Es así tan fuera de las logicas corrientes de ayer y de hoy que resulta imposible hacer un comento. Pero no tenemos via de huida. Adelante a esta pagina “estremecedora” cada descipulo de Jesús debe pararse. Quen se lea el texto de Mateus u aquello de Lucas, el mensaje es substancialmente igual. Quien ha escrito estas palasbras tiene que estar “loco” como Jesús, uno que vee el mundo y las personas desde el punto de vista de Dios. Probablemente estamos acostumbrados a este trozo, le habemos escuchado infinitas veces y la habitud nos quita la capacidad de veerne la paradoxalidad. Aprender a leer con un corazón nuevo este trozo significa reconsiderarlo no como la propuesta de una moral imposible o como un vuelo poetico sino con lo que se hace posible si nos confiamos completante en Dios. Se trata, practicamente, de entrar en el camino de las beatitudes de acojerlas como un dono y una posibilidad.
Beatos, felices, en marcha
Por el momento Jesús nos dice que estamos hijas y hijos de un Dios que nos quiera “felices”. Dios quiera que las sus creaturas puden encuentrar el camino que da sentido a los dia suyos. Por esto las beatitudes se ocupan de todas las dimensiones de la existencia. Necesitamos el “pan necesrio” para vivir pero... no de solo pan vive el hombre. Jesús en toda su vida testimonia con las palabra y con las acciónes esta voluntad de Dios. Felicidad: Una palabra de manejar con cuidado en un tiempo en el cual se da importancia a las felicidadades de el dinero, de el exito, de la fuerza. La sociedad del mercado propone y predica otras “beatitudes”.
Los tres mitos de abatir
Hoy tener riqueza significa “ser alguien”, contar, tener seguridad. La beatitud no tiene el sabor de una invitacion a quedarse en la miseria (cuanta destruyente predicación ha enseñado la resignación de aquí para poder disfrutar allá). Los debiles son el signo de la presencia partidaria de Dios. Él es con ellos para qué se liberen de la miseria pero esta beatitud con el “¡latas!” del verso 24 representa un sopapo a la vida que tiene su centro en la riqueza y por nosotros una ponta en guardia cotra el riesgo de la acumulacion.
“Si uno en un mundo de hambre y miseria, logra a devenir rico quera decir que, de el punto de vista cristiano en tiene que haber algo que no funciona pero es evidente que esperarse que un rico acumule dinero y despues lo distribuye a los povres es la misma cosa que esperas qu un perro haga un grande acopio de salsicha para distribuirlo en el invierno a los lobos hambrientos.
Quien en este mundo tiene la madera del hombre de de afares podra cansarse hasta la fin de la vida en la rutina del capital sin darse cuenta de cuanto lo dividen de los povers de la tierra su propiedad, su casa, su villa en campaña, su meritado confort, su derecho natural a comprar posedimientos y propiedades. En el mejor caso logrará a dar una pizca de suprfluo para qué es propio la logica raciónal de la acumulacion del capital que no perminte algo de diferente” (E Drewermann, de “discurso de montaña”, (Quergnana, pp. 82-83) .
La fuerza
El mito “mito” que las beatitudes golpea en frente es aquello de la fuerza son aqullos que ahora riern sin miedo, hace los patrones que tienen todo lo que queren, que surien sobre las tragedias por decirla con Abacuc “costryen una ciudad sobre el sangre (2, 12) “reinan a avantaje de la propia casa para poner en arriba el propio nido” (2,9).
Quien hace en parlamento leyes que niegan los derechos fundamentales de las mujeres como quien “inventa” armes inexistentes para emprezar una guerra y es al servicio de la violancia, de la voluntad de aplastar y ganar. El teologo Eugen Drewerman en la opra que hemos citado antes reflejando sopre el dogma de la “superioridad estadunitense” cita una delirante exprecion del Wilson sucesor de Rooswelt: ¿Porqué Jesus Cristo no ha podidi dar al mondo l’ocasione de segir su conducta? ¿Por qué piensó un ideal, pero no indicó los caminos praticos para ir a él? Por este motivo yo propongo un esquema practico para preseguir la ideas de Dios... yo se que todo el mundo perde el corazón, si los EE.UU. rechasan de monstrar el camino la escena es lista la meta sl clara. no somos nosotro que la habemos fijada sino es la mano de Dios que nos conduce. No podemos volver atras. No podemos que ir adelante... la mirada arriba, el espiritu trnqilizado. Nosotros seguimos la visión. Esto es lo de que soñabamos desde nuestro nacimiento. En verdad los EE. UU. Deben hacer veer el camino. Los EE.UU. han sido credaos para conducir el mundo. Los frutos de estos delirios estan bajo los ojos de todos. Pienso que en estes dia muchos “buenos/as y cristiano/as” se escandalizaran para los besos de muchas gay y lesbicas que en Roma, sabato 14 de febrero de 2004 en ocasion de “kiss2pacs”, exprimen con este gesto bravo y provocatorio el su derecho de amarse a la luz del sol. Probablemente estos mismos cristiano no gritan al esacandalo delante de las violencias diarias contra las libertad de expresion delante los licenciamientos, dealante las impundidad de quien hace votar en parlamento leyes para protejerse de la prision.
Contra corriente
Son palabras duras aquellas que anuncian oposiciones, presecuciones y peor.
El descipulo irá contra corriente. Jesus no ha enseñado pero ha abierto un camino. Quien devine su discipulo no puede no compartir su “in-exito” no debia certamete estar engatusante por Pedro, Andrea, Maria de Magdala y todo el grupo que seguia Jesús, oir estas “anticipaciones” de su maestro pero el nazareno no escondí jamás a sus discipulos el inexito que les esperaba.
Cuando Lucas y Mateus escriben el Evangelio tienen ya delante de los ojos esta realidad: si te pones verdaderamente a la secuela de Jesús no terndras vida facil tendras que hacer cuenta con agunas oposiciones y tambien con emargianciones. Estamos advertidos: si buscamos el exito el buen nombre la “benedicion” del los moderadas y conservadores probablemente es el caso de preocuparnos.... estamos equivocando de camino.
¿Una vida de heroes?
Pero, ya, ¿Jesús esta haciendo una etica por pocos elejidos? ¿No se olvidó de que madera somos echos? Podemos estar seguros que Jesús conocia bien la humanidas de sus discipulos, la frajilidad y las contradiciónes de ellos él anunció este orizonte de vida con el presupuesto que sustenió y condució toda su existencia.
Por Jesus la clave de todo es la repuesta en la confianza en Dios. Si nos confiamos en este Dios y nos remetimos a Él como fuente de la vida y libertad podramos ir más allá en el camino de las beatitudes.
Creo que sea verdadero hoy como ayer. Un camino en el cual Jesus nos precide.
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