Commento alla lettura biblica liturgica del 8 febbraio 2004


 

Prendi il largo

 
Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono (Luca 5, 1-11).
 

Tutti i racconti della chiamata dei primi discepoli sono diversi. Marco e Matteo sono i più concisi e molto simili, mentre i vangeli di Luca e di Giovanni ci presentano due quadri totalmente differenti. Ma, diventati ormai avvezzi a cercare in queste pagine il messaggio e non la cronaca, sappiamo che sotto sotto c'è una realtà che accomuna tutti i vangeli: Gesù, che solitamente si rivolgeva a tutti, ha però chiamato in modo particolarmente coinvolgente al suo seguito quella cerchia ristretta di persone che i Vangeli definiscono "i dodici".

Ovviamente Gesù non ha mai pensato di fondare una nuova religione. L'idea di una comunità "che avrebbe lentamente intrapreso un processo di separazione da Israele... non trova posto nel messaggio o nella prassi di Gesù" (J.P. Meier). Gesù vive, crede e muore nella fede in Israele. 

C'è pesca e pesca 

Il racconto lucano si concentra sulla figura di Pietro. Giacomo, Giovanni e gli altri sono comparse marginali tanto che la promessa finale di Gesù si rivolge solo a lui: "Non temere: da questo momento sarai pescatore di uomini". In realtà la metafora "pescatori di uomini" ricorre solo una volta nelle scritture cristiane (precisamente in Marco 1,17). L'originale greco del Vangelo di Luca dice testualmente "prenderai uomini" che è il perfetto equivalente di Marco, ha lo stesso significato. 

"Pescatore di uomini"

L'espressione "pescatori di uomini" non ricorre mai nel Primo testamento e in generale la metafora della pesca applicata a esseri umani è relativamente rara. Quando ricorre ha sempre il significato ostile di catturare e uccidere qualcuno. La metafora si trova anche nella letteratura di Qumran, sempre per esprimere distruzione o giudizio.

Si noti: l'immagine non ricorre più in altri contesti, cioè non viene applicata se non in riferimento a quei pescatori che Gesù incontrò, intenti al loro compito ordinario. Egli li chiama, adeguandosi al loro lavoro e promette loro un compito nuovo ma corrispondente. Pescatori erano e pescatori saranno...

La metafora viene volta in positivo in modo coerente con il sorprendente, creativo e sconvolgente modo di parlare parabolico del Gesù storico. Così il discepolo viene coinvolto non solo nel seguire Gesù, ma viene invitato a condividerne la missione.

Non si tratta però di leggere in questa metafora un desiderio di conquista o di cattura. Rettamente intesa, questa immagine infonde fiducia e contiene una promessa: se noi annunciamo e testimoniamo il messaggio di Gesù, altre donne e altri uomini entreranno nella "rete del regno di Dio", diventeranno consapevoli del Suo amore.

Una promessa da tenere viva nei nostri cuori e nelle nostre comunità perchè spesso succede che la "fatica di tutta la notte" (versetto 5) non dia alcun risultato visibile e allora viene la voglia di arrendersi, si è sopraffatti dalla stanchezza e dalla sfiducia. 

Non temere, prendi il largo

A Pietro (e in lui a ciascuno/a di noi) viene detto: "Non temere... non temere e insieme ai tuoi compagni getta le reti". Penso a quanto bisogno abbiamo di rompere gli indugi e prendere il largo, cioè vivere la nostra fede nel mare dei problemi. Quante suore si sentono mortificate come donne e come cristiane perchè vedono la loro vita ridursi al convento, al loro istituto, al giro malsano delle sante regole con quella malattia devastante che è la sottomissione. E così, non respirando i problemi del mondo, la vita si rimpicciolisce, la "vocazione" intisichisce.

Così è per una parrocchia o per una comunità di base: se ci si chiude nel giro dei fedelissimi, ci si trova come in una casa in cui manca l'aria. Corriamo il rischio di ripetere come un ritornello tante certezze dogmatiche granitiche come blocchi di marmo..., ma il Vangelo è un'altra pasta.

Possiamo difendere regole, regolamenti, tradizioni, consuetudini, leggi del diritto canonico, la sacralità della famiglia... e non accorgerci che il fiume della vita e il soffio dello Spirito di Dio passano altrove. Possiamo pensare di difendere una morale sessuale ed essere invece semplicemente schiavi delle nostre ossessioni e dei nostri pregiudizi.

Se non usciamo dalle prigioni dei nostri dogmi scaduti e delle nostre "dottrine" infallibili per riprendere la "narratio fidei", cioè l'annuncio di quel Dio amante di cui le Scritture ci danno testimonianza, possiamo aggrapparci a tutto il nostro armamentario di santi e di madonne multicolori che ridono o che piangono, ma viviamo in difesa. La fede non è fatta per uno stagno, ma per la vita degli uomini e delle donne.

Non voglio essere frainteso. Non sto inneggiando all'individualismo o al ribellismo. Non sto addomesticando il Vangelo per renderlo inoffensivo e funzionale al pensiero dominante. Sto dicendo esattamente l'opposto. Gesù non si è rinchiuso in una sinagoga o in una area protetta. Ha raccolto le sfide della vita del suo popolo e lì ha vissuto la sua fede nell'Eterno, lì ha predicato e testimoniato il regno di Dio, lì ha ascoltato ed incontrato le persone. E' nel mare aperto della vita di oggi che bisogna reinventare le parole, i sentieri, i "gesti", le scelte.

La "chiesa della compagnia" è altra cosa da una chiesa che dirige dall'alto e distribuisce certezze, riafferma principi, presume di decidere dove sta il bene e dove sta il male.

Franco Barbero



Sales en mar abierto

Todos los cuentos de la llamada de los primeros discipulos son diferentes. Marcos y Mateus son los más cortos y semejantes, mientras los evangelios de Luca y de Juan nos dan dos imagenes completamente diferentes. Pero, devenidos acostumbrados a buscar en estas paginás el mensaje y no una cornica sabemos que escondida hay una realidad que es comun a todos lo evangrelios: Jesús, que habitualmente hablaba a todos a llamado en manera particolarmente envolviente a su sequito aquel grupo estercho de personas que los Evangelios llaman “los doce”.
Obviamente Jesús no ha jamás pensado de fondar una nueva religión. La idea de una comunidad “que habria con muy espacio tomado un proceso de separacíon desde Isdrael... no encuentra sitio en el mensaje u en la prexis de Jesús” (J. P. Meier). Jesús vive cree y muere en la fe de Isdrael.

Hay pesca y pesca.

El cuento de Luca se concentra en la figura de Pedro, Giacomo, Juan y los otros son comparsas marginales tan que la promisa final de Jesús se dirige solamente a él: “no temer: desde este momento seras pescador de hombres”. En realidad la metafora “pescador de hombre recurre solamente una vez el las escrituras cristianas (precisamente en Marcos 1, 17) el original griego de el evangelio de Luca dice textualmente “cojer hombres” che es el prefecto equivalente de Marcos, tiene el mismo significado.

“Pescador de hombres”

La expreción “pescador de hombres”no recurre jamás el el primer textamento y en general la metafora de la pesca aplicada en seres humanos es relativamente rara. Cuando recurre tiene siempre el sentido hostil de caputurar y matar alguien. La metafora se encuentra tambien en la literatura de Qumram, siempre para exprimir distrucción y o judicio.
Se tome nota la imagen no recurre jamas en otros contextos, no es aplicada que en referencia de aquellos pescadores que Jesús encuentré impeñados en el trabajo diario. Él les llama, adecuandose a el trabajo de ellos y pormite un ahínco nuevo pero que corresponde. Pescadores eran y pescadores seran.
La metafora es revuelta en positivo en manera coerente con la surprendiente, creativa y envolviente manera de hablar parabolica del Jesús historico. Así el discipulo es envolvido no solamente en el seguir Jesús sino es envitado a condividir la misión.
No se trata de leer en sta metafora un deseo de conquista o de caputura. Rectamente entendida esta imagen da confianza y contiene una promisa: si nosotros anuciamos y testimoniamos el mensaje de Jesús, otras mujeres y otros hombres entraran en en la “red” del reino de Dios seran concientes de Su Amor.
Una promisa en nuestros corazones y en nuestras comunidades porqué muchas veces pasa que despues “la fatiga de toda la noche” (verso 5) non se obtiene ningun resultado visible y, ya queremos arendernos y estamos derrotados por en cansamiento y por la desconfianza.

No temer, Sales en mar abierto

A Pedro (e en el para cada uno/a entra nosotros) es dicho: “No temer... no temer y junto con tus compañero traes las redes”. Pienso a cuanto nesecitamos de romper las tardanzas y de salir en mar abierto, vivir nuestra fe en el mar de los problemas. Cuantas monjas se sienten mortificadas como mujeres y cristianas para que veen la vida de ellas reducirse en el conviento, en el istituto donde viven al giro insano de las santas regolas con aquella maladia devastadora que es la submisión. Y así no respirando los problemas del mundo la vida se reduce de tamaño, la “vocación” se apaga.
Y así es por una parroquia o por una comudad de base: si nos cerramos en el giro de los fidelisimos nos equentramos en una casa donde falta aire. Pasa el riesgo de repetir como un estribillo tantas certitudes dogmaticas graniticas como bloques de marmo... el evangelio es echo en otra manera. Podemos defender reglas, regolamentos tradiciones consuetudines, ley del derecho canonico, el sagrado dela familia... y no darse cuenta que el rio de la vida y el viento de el espirito de Dios se van en otra parte podemos pensar de defender una moral sexual y ser en vez simplemtes esclavo de nuestras obsesiones y prejudiciós.
Si no salimos desde la prisiones de nuestros dognamas caducados de nuestras “doctrinas” infalibile para recoger “narratio fidei”, el anucio de aquel Dios que ama de cuya las escrituras nos dan testimonio, podemos agarrarnos a todo nuestro arsenal de santos y de Virgenes de todos colores que rien y que lloren pero vivimos en defensa, la fe no es echa por un estanco sino por la vida de los hombres y las mujeres.
No quiero ser mal entendido. No estoy aciendo nuguna apologia de el individualismo u al rebeldismo no estoy amaestrando el evangelio para acerlo inofensivo y funcional al pensamiento dominate, estoy diciendo exactamente lo contrario. Jesús no se ha cerrado en una sinagoda u en una area protegida. Ha encojido el desafio de la vida de su pueblo y allá ha vivido su fe en el eterno. Allá ha predidicadicado y testimoniado el reino de Dios, allá ha escuchado y encuentrado las personas. Es en el mar abierto de la vida de hoy que hay reinventar las palabras, los caminos, los “gestos”, las eliejidas.
La “iglesia de de la compañia” es otra cosa de una iglesia que dirige desde arriba y da certitudes, reafirma principios, presume de decidir donde está el bien y donde está el mal.

Traducido en español: Luca Prola