Commento alla lettura biblica liturgica del 11 gennaio 2004


 

Immergersi nel Giordano

 
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella. Ma il tetrarca Erode, biasimato da lui a causa di Erodìade, moglie di suo fratello, e per tutte le scelleratezze che aveva commesso, aggiunse alle altre anche questa: fece rinchiudere Giovanni in prigione. Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Luca 3, 15-22).
 

Ancora una volta, la Scrittura ci propone in questi giorni la straordinaria figura del Battista e di lui dice che "annunciava al popolo la buona novella" (versetto 18).

Conosciamo già lo stratagemma teologico che fa del Battista il precursore intenzionale di Gesù. Era il modo con cui gli evangelisti volevano esprimere la scelta delle prime comunità che da subito collocarono la figura, l'opera e il messaggio di Gesù al di sopra di ogni altra testimonianza.

Ma è evidente che queste righe in qualche modo "rendono omaggio", riconoscono la testimonianza profetica di colui che, con ogni probabilità. fu il maestro di Gesù, colui che lasciò un segno profondissimo nel cuore del nazareno. Tutti i vangeli parlano con ammirazione e con affetto di questo grande profeta di cui anche alcuni documenti extrabiblici descrivono la coerenza fino al martirio.

Fu un atto di grave irriverenza, soprattutto un falso storico, sicuramente dettato da buone intenzioni, l'averne fatto un santo cattolico, "San Giovanni Battista". E' una "cantonata" dettata dalla consueta mania di annessione. Il Battista nacque, visse e morì da ebreo e noi ne abbiamo fatto un santo cattolico... E' addirittura ridicolo il fatto in sé, ma l'intenzione fu quella di esaltarne la virtù.

La bontà, la profezia, la coerenza fioriscono in ogni religione e in mille luoghi del mondo: non è proprio il caso di "annetterli" alla nostra religione e di farne dei santi...  

La voce dal cielo 

Questo brano, che più e più volte ho commentato in questi anni, solitamente viene letto come la eco di quella "investitura" che Gesù ricevette da Dio. Non fu lui ad aprirsi eroicamente un orizzonte, a crearsi il compito profetico.

Fu il cielo, la voce dal cielo, a condurlo verso la sua missione. Fu lo spirito santo, cioè la forza che viene da Dio che "scende" da Colui che è "sopra" di noi (secondo un ricorrente linguaggio biblico) a sospingerlo, ad accompagnarlo, a illuminare il suo pensiero. Quello che qui viene letterariamente condensato in un "episodio", fu certamente la realtà di tutta l'esistenza di Gesù.

Egli fece sempre riferimento a Dio e, tanto nella preghiera quanto nell'azione, egli cercò sempre di compiere la volontà di Colui che invocava come Dio suo e Dio nostro. Gesù non è mai sfiorato dalla tentazione dell'autosufficienza e attinge continuamente da Dio la forza e la luce. Per quanto egli viva una relazione di profonda intimità con Dio, l'intimità non si tradusse mai in identità: "Nessuno è buono, se non Dio solo" (Marco 10,18). Dio è il punto fermo, la stella polare della vita di Gesù. Egli fa sua con tutto il cuore la "causa" di Dio, il Suo Regno.

Questo "scenario biblico" della voce dal cielo è davvero prezioso e significativo: non si spiega nulla della vita di Gesù se non si prende coscienza che tutta la sua esistenza fu a servizio del regno di Dio e che per lui il Padre, il Dio del suo popolo, era la fonte di ogni bene. Egli è stato sempre il torrente collegato alla "Sorgente".  

Nel Giordano 

Questo "connotato" segna in profondità tutta la vita di Gesù e sarebbe deviante dimenticarlo o sottovalutarlo. Ma il racconto di ciò che avvenne nelle acque del Giordano nelle quali Gesù scese con i figli e le figlie del suo popolo per essere battezzato, ha rappresentato (come documentati nel commento dell'anno scorso) uno scoglio per gli evangelisti, tanto che Giovanni lo tralasciò.

Sembrava scandaloso che Gesù fosse assimilato e accomunato con la gente che veniva a farsi battezzare per un rinnovamento della vita. Ma, come oggi gli studiosi ci illustrano, Gesù si immerse nelle acque del Giordano anche lui bisognoso di conversione, anche lui desideroso di capire quale fosse il progetto di Dio, il sentiero da imboccare...

Uomo di fede, educato in una tradizione religiosa come l'ebraismo in cui la vita è cammino (Abramo, l'Esodo, deportazione e il ritorno dall'esilio...), egli sa che l'incontro profondo con Dio è sempre invito al cambiamento. Dio ci lancia i Suoi messaggi, ma essi per lo più non giungono a noi come una telefonata, un chiarore improvviso ed abbagliante.

E' un Gesù vivo, palpitante di vita e di fede, quello che scende nelle acque del Giordano. C'è qualcuno più insonne dei profeti? Chi più di un credente dovrebbe essere in continua conversione?

A me sembra possibile raccogliere da questa "immersione nel Giordano" una lezione molto concreta: se non ci buttiamo decisamente nelle acque che scorrono (Giordano in ebraico significa scorrere), se non ci immergiamo realmente nella direzione del Vangelo, la nostra vita rimane prigioniera della vanità e dell'egoismo. Il cuore del messaggio biblico è questa "interpellazione" per cui siamo posti di fronte all'esigenza di "cambiare vita".

Anche la fede può ridursi per ciascuna/o di noi ad una vernice religiosa, ad una serie di adempimenti e di feste rituali con qualche opera buona usata come cacio sui maccheroni.

Gesù che si immerge, che scende nelle acque del Giordano, ci trasmette un messaggio ed un avvertimento. Non possiamo restare ai margini della vita, senza coinvolgerci nelle sue lotte e nelle sue gioie, semplici spettatori. Ogni giorno, secondo le mie possibilità, voglio davvero esserci dove scorre l'acqua della vita con i suoi tormenti e le sue speranze.

Voglio "scendere nel Giordano", andare in profondità perchè non mi capiti che l'acqua viva della parola di Dio mi passi accanto o scorra via veloce senza irrigare il mio cuore.

Penso spesso che la chiesa di domani, se vorrà dirsi discepola di Gesù, dovrà scendere dai troni del dirigismo e "immergersi" nell'acqua corrente della vita e delle Scritture anzichè inchinarsi dall'alto al basso. Senza immersione reale non c'è possibilità alcuna per la testimonianza e la predicazione del Vangelo.

Franco Barbero




Bañarse en el Jordan

Una otra vez, la escritura nos propone en estos días la estraordinaria figura del Bauptista y de él diche que “Anunciaba a el pueblo la Buena Noticia” (Verso 18). Conocimos ya la estratagema teologico che hace del Bauptista el “precursor intencional de Jesús era el modo con cuyo los evagelitas quieravan exprimir la elgida de las primeras comunidades que de pronto colocaron la figura, la opra y el mensaje de Jesús arriba de cada otro testimonio.
Pero es evidente che este trozo en alguna manera “da omenaje”, reconocen el testimonio profetico que, con toda probabilidad, fue el maestro de Jesús, él que dejó un signo profundisimo en el corazón de el Nazareno. Todos los evangelios hablan con admiracion y con afecto de este grande profeta del cual tambien algunos documentos extrablicos describen la coerencia hasta el martirio.
Fue una acto de grave irreverencia, sobretodo un falso historico segurmente dictado por las buenas intenciones haber hecho de él un santo catolico, “San Juan Bauptista”. Es un “planchazo” dictado por la habitual mania de anexion. El Bauptista nació, vivió y murió como judio y nosotros habemos hecho de él un santo catolico.... Es quasi ridiculo el echo en si mismo pero la intencion fue aquella de exaltar la virtud.
La bontad, la profecia, la coerencia florecen en cada religión y en mil lugares del mundo: no es el caso de anecterlos a la nuestra religion y hacerne santos.

La voz del cielo

Este trozo que más y más veces he comentado en estos años normalmente es leydo como la resonacia de aquella investidura que Jesús recibió por Dios, no fue él que se abrió con heroismo un orizonte, a crearse el deber profetico.
Fue el cielo, la voz del cielo que lo ha conducido hacia su mision. Fue el Esprito Santo, la fuerza que llega desde Dios ...que decende desde él que es arriba de nosotros (segun un recorriente lenguaje biblico) a empujarlo, a acompañarlo, a alumbrar su pensamiento. Lo que aquí es literariamente condensado en un “episodio”, fue verdaderamente la relaidad dela existencia de Jesús.
Él se referió siempre en Dios y tan en la oración, cuanto en la acción, él ententó siempre de cumplir la voluntad de aquel que llamaba como Dios suyo y nuestro Jesús no ha jamás tenido la tentación de la autosuficiencia y siempre ha sacado de Dios fuerza y luz. Por cuanto él vivia una de las más profundas intimiadades con Dios la intimidad no se tradució jamás en identidad: “ninguno es bueno, solamente Dios lo es” (Marcos 10,18) Dios es el punto parado, la esrtella polar de Jesús. Él hache suya con todo el corazón la causa de Dios, el reino de Dios.
Este escenario biblico de la voz desde el cielo es verdaderamente precioso y signifiativo no se explica nada dela vida de Jesús si no se toma conciencia que toda su existrencia fue al servicio del reyno de Dios y que por él el Padre, el Dios de su pueblo era la fuente de cada Bien. Él ha estado siempre el rio conectado ala “Surgiente”.

En el Jordan

Esta “conotación” marca en profundidad toda la vida de Jesús y seria desviante olvidarlo y bajovaluarlo. Pero el cuento de lo que pasó en las aguas del Jordan en cuyas Jesús bajó con las hijas y los hijos de su pueblo para ser bauptizado, ha estado (como documentados en el comentario del pasado año) un bloque tan dificil que Juan lo dejó
Parecia escandaloso que Jesús fuera semejado con la gente que venia para hacerse bauptizar para un renovamento de la vida. Pero como hoy los esudiosos nos demuestran, Jesús se bañó en las aguas de Jordan él tabien necesitaba de convertirtrse para qué deseaba comprender el proyecto de Dios el camino de elejir
Hombre de fe educado en ua tradición religiosa como la judia en cuya la vida es camino (Abramo, L’esodo, deporacion y el volver desde el exilio) El sabe el encuentro preofundo con Dios es siempre invitaccion a cambiar. Dios nos envia sus mensajes, pero estos menjes por lo de más no llegan a nosotros como una llamada telefonoca, como una aclarecer inespreado.
Es un vivo con vida y hace lo que baja en las aguas del Jordan. ¿Hay alguien mas insomne de los preofetas? ¿Quien más de un creyente deberia ser en continua conversion?
Me parece posible desde esta “imersion” en el Jordan una leccion muy concreta si no nos echamos decisamente en las aguas que colan (Jordan en judio significa colar) si no nos bañamos realmente en la direccion del Evangelio nuestra vida se queda prisionera de la vanidad y de el egoismo. El corazón de mensaje biblico es esta interpelacion para cuya estamos en frente de la exigencia de “cambiar vida”.
Tambien la fe puede reducirs para cadauno/a de nsotros como una pintura religiosa, como una serie de obligaciones rituales con con algunas operas buenas.
Jesus que se baña en las aguas del Jordan nos trasmite un mensaje y una advertimento, No podemos quedarnos en los margenes de la vida sin envolvernos en sus luchas y en su simples alegrezas, simples especdadores. Cada dia segundo mis posibilidades quiero verdaderamente ser donde cola la agua dela vida con sus problemas y esperanzas.
Quiero “bajar en el Jordan” en porofundedad para que non me pase que la agua viva de la parabra de Dios me pase cerca o se cole de prisa sin bañar mi corazón.
Pienso muchas veces que la iglesia de mañana si querrá decirse descipula de Jesús deberá bajar de los tronos de el dirigismo y “bañarse” en la agua corriente de las Escritras en vez de agacharse desde el arriba al bajo.
Sin imersion real no hay posiblidad para el testigo y la predicación del Evangelio.

Traducido en Español: Luca Prola