Commento alla lettura biblica liturgica del 18 gennaio 2004


 

Accogliere la gioia

 
Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le giare»; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni (Giovanni 2, 1-12).
 

Più volte mi sono soffermato su questo testo, così conosciuto e commentato nelle chiese cristiane e suscettibile di tante interpretazioni. Oggi voglio proporre una riflessione su alcuni aspetti particolari.

La leggenda teologica 

Può darsi benissimo che dietro questo racconto ci sia un lontano ricordo: Gesù, la sua famiglia sono stati invitati a nozze e il nazareno ha portato con sè i suoi amici.

L'autore del Vangelo di Giovanni, che è un vero artista nel fare di un piccolo avvenimento un gesto simbolico, costruisce questa pagina in modo da caratterizzare fin dagli inizi la figura e il ministero di Gesù. Infatti al versetto 12 leggiamo: "Questo fu l'inizio dei segni che Gesù fece...".

Siamo di fronte ad una "leggenda teologica" davvero significativa. Quando l'evangelista scrive il suo Vangelo, verso la fine del I° secolo (anni 90-100 dopo Cristo) non si sta attraversando un periodo così florido e felice.

Il movimento di Gesù, che sta costruendosi come realtà autonoma dall'ebraismo (il che non era mai stato nelle intenzioni e nel comportamento del nazareno che si era sempre ritenuto un profeta riformatore dentro il solco dell'ebraismo), riflette e condensa in alcuni "segni" e in alcuni "discorsi" il messaggio che vuole trasmettere ai suoi contemporanei per illustrare l'opera del profeta di Nazareth.

Ormai Gesù è diventato per questi "cristiani" il Messia atteso. Ebbene, come vivere con fede questo tempo in cui la dispersione e la persecuzione rendono difficile ogni speranza?

Nelle pagine del Primo Testamento e nelle memorie tramandate sul nazareno era frequente l'idea  di un posto festoso. Anzi proprio questo era uno dei simboli più ricorrenti per esprimere la realtà del regno di Dio.  

Un ricordo storico: provocazione e proposta 

Del resto Gesù, discepolo dell'austero profeta Giovanni Battista, non aveva proprio lasciato un vivo ricordo dei suoi pasti pubblici con i perduti, i "peccatori" e le donne di strada? 

Ecco: la via di Dio, i sentieri del regno che i profeti e Gesù hanno indicato e percorso si concretizzano nella convivialità, nell'apertura della mensa. E' lì, quando si mettono insieme i cuori, le risorse e gli intenti, che la penuria diventa abbondanza, che le giare piene d'acqua straripano di vino buono.

Dove non ci si esclude, ma ci si include avvengono i "miracoli". Qui il vino buono è il simbolo della "novità" che Dio ci regala se ci fidiamo della proposta di Gesù.

Troppe istituzioni, troppe culture, troppe teologie e troppe pratiche pastorali continuano ad escludere. Il vino buono delle nozze del regno di Dio è per tutti. Dio non divide il mondo in cristiani, buddhisti, atei, agnostici, eterosessuali, transessuali, gay, lesbiche, donne, uomini... Dio conosce e riconosce in tutti solo i Suoi figli e le Sue figlie... Siamo noi che trasformiamo le differenze in inimicizie, le diversità in opposizioni.

Il 13 gennaio del 1998 il poeta palermitano Alfredo Ormando, gay e credente, si cosparse di benzina e arse vivo davanti al colonnati di San Pietro a Roma per dire a quella gerarchia ecclesiastica il dolore del sentirsi rifiutato. Anche quest'anno una grande schiera di voci libere e di associazioni, di gay e lesbiche credenti, ha ricordato quel "martirio" e le responsabilità di chi, ieri come oggi, nega l'apertura universale del convito del regno. Il mio cuore era lì con loro anche se non ho potuto recarmi a Roma per questo ricordo e per questa protesta contro la "chiesa dell'esclusione", cioè la gerarchia. 

Condividere la gioia 

Ma questo pranzo di nozze mi suggerisce un altro pensiero. Gesù sa condividere le sofferenze, le angosce, i mali profondi delle persone che incontra. I racconti evangelici sono pieni di zoppi, ciechi, angosciati, donne umiliate, uomini emarginati.

Gesù si coinvolge con loro e fa tutto ciò che sa e può per alleviare le loro pene e allontanare le loro sofferenze. Ma Gesù non è un dolorista, una persona che si imprigiona nel circuito e nel mondo della sofferenza. Sarà ancora il Vangelo di Giovanni a mettere sulla bocca di Gesù il detto: "Io sono venuto perchè abbiamo la vita e l'abbiamo in sovrabbondanza" (10,10).

Sembra scontato che ciascuno/a di noi sappia condividere la gioia, ma spesso non succede. Aggrappati ad un principio, arroccati su qualche nostra presunta superiorità, imprigionati in qualche pregiudizio non riusciamo a lasciarci coinvolgere da tante gioie perchè esse non entrano nel nostro "panorama" o nel nostro "casellario" morale e religioso.

Chi pensa che il cristianesimo abbia il monopolio della verità e della salvezza, come farà a rallegrarsi se vede crescere gli aderenti all'islamismo? Chi pensa che, fallito un matrimonio, si debba onorare i principio biblico assoluto (che peraltro non esiste!) dell'indissolubilità, come farà a rallegrarsi per il nuovo amore che spunta nella vita di chi si è separato/a? La mamma di Stefania, (questa giovane donna lesbica che in questi giorni ha dovuto rinviare il suo matrimonio con Manuela per le pesanti minacce materne), potrà finalmente rallegrarsi del matrimonio lesbico di sua figlia quando avrà imparato a rompere le catene del pregiudizio e di una religiosità sessuofobica.

Gesù ci precede

Anche su questa strada Gesù ci precede. Egli ha saputo andare a nozze e unirsi alla gioia degli sposi e degli invitati.

Egli, anzi, ha collaborato in modo efficace - secondo questo racconto romanzato - alla buona riuscita della festa. E' andato volentieri, si è autoinvitato nella casa di Zaccheo, fu presente nella casa di uno dei farisei per mangiare (Luca 14,1), sostò nella casa di Marta e Maria, si mise alla mensa di Simone (Matteo 26,7), parlò spesso di conviti e fu talmente esposto alla convivialità con gente di ogni genere, che fu denominato amico dei peccatori, dei beoni, e dei mangioni...

Voglio dire che Gesù ha saputo, come spesso i Vangeli ci  ricordano, trasalire di gioia e gustare le gioie, gli stupori, le emozioni che la vita quotidiana spesso riserva.

Quando sento dire o debbo a malincuore constatare che il cristianesimo spesso, purtroppo, continua a diffondere sensi di colpa, ossessioni varie, colpevolizzazioni di ogni genere, allora penso che stiamo tradendo il vangelo, cioè il messaggio di gioia di cui Gesù è stato uno straordinario testimone.

La vita di ciascuno/a di noi e la realtà di questo mondo non sono, lo sappiamo bene, dei paradisi incantati. Ma è proprio dentro questa realtà che la predicazione del vangelo può aiutarci a trovare il pozzo d'acqua viva, i ruscelli di speranza e di fiducia e può sollecitarci a godere i piaceri, le gioie, gli affetti, le soddisfazioni... che costituiscono il reticolato costruttivo della nostra esistenza.

La sistematica diffidenza per la gioia e per il piacere non può derivare dal Vangelo che è la "bella-gioiosa notizia" dell'amore di Dio per tutto il creato. Ai tanti costruttori di ingiustizia purtroppo si affiancano troppi seminatori d'angoscia.

Rettamente inteso, diventa per noi prezioso l'insegnamento ebraico: "Nel futuro escatologico l'uomo deve rendere conto di tutto ciò in cui il suo occhio ha trovato piacere e di cui tuttavia egli non ha goduto" (da TP Qiddushin IV, 12). Lavoriamo perchè nel mondo cresca la gioia. Ma, per condividerla, occorre prima accoglierla dentro di noi.   

Franco Barbero




Acojer la alegria

Muchas veces me he parado sobre este texto, así conocido y comentado en las iglesias cristianas y con tantatas interpertaciones diferentes.
Hoy quiero proponer una reflexión en algunos aspectos particulares.

La leyenda teologica

Puede ser que detras de este cuento hay un lejano recuerdo: Jesús, su familia han estado invitados a una boda y el nazareno a llevado con él sus amigos.
El autor del evanglio de Juan, que es un verdareto artista para qué ha hecho de un pequeño suceso un gesto simbolico, construye esta pagina en manera de caraterizar desde los empezos la figura y el ministerio de Jesús.
En el veso 12 leemos: “Este fue el inicio de los signos que Jesús hizó”.
Estamos en fernte de una ”leyenda teologica” verdaderamente significativa.
Cuando el evangelista escribe su evangelio cerca de la fin del siglo I (años 90-100) despues Cristo) no es una temprada lozana y feliz.
El movimiento de Jesús, que estastá construyendose como realidad autonoma de el hebraismo ( él que no habia jamas estado en las intenciones y en el comprtamiento del Nazareno que se habia siempre considerado un profeta reformador adentro del surco de el hebraismo) refleja y condensa en algunos “signos” y con algunos “discursos” el mensaje que quiera trasmitir a sus contemporaneos para explicar la opera de el profeta de Nazaret.
Jesus ha devenido ya por estos “cristianos” el Mesia esperado. ¿Como vivir con la fe en esta temporada en cuya la dispersión y la persecución hacen dificil la esperanza?
En las paginas del primero textamento en las memorias transmitida que habla del nazareno es frecuente la idea de un lugar alegro. Propio este era uno de los simbolos más recurriente para exprimir la realidad del reyno de Dios.

Un recuerdo historico: provocacion y propuesta

Jesús, discipulo de el austero profeta Juan Bauptista, ¿no habia dejado un vivo recuerdo de sus comidades publicas con los perdidos, los “pecadores” y las mujeres de caretera?
Esto es el camino de Dios, los caminos del reino que los profetas y Jesús han indicado y recurrido se concretizan en la convivialidad, en la abertura de la comida Es allá, cuando se ponen cerca los corazónes, las risorsas y las intenciones que la falta se transforma en abundancia, que las tinajas llenas de agua desbordan de vino bueno.
Donde no se esclude nadie sino se incluye alguien suceden “milagros”. Aquí el vino bueno es el simbulo de la novidad que Dion nos regala si nos damos confianza a la propuesta de Jesús.
Demasiadas isitucioónes, demasiadas culturas, demasiadas teologias y demasiedas praticas pastorales continuan en la exclusion. El vivno bueno de las bodas del reino de Dios es para todos. Dios non divide el mundo en cristianos, Buddistas, ateos, agnosticos, eterosexuales, transesuales, homosexuales, lesbiacas, mujeres y hombres... Dios conoce y reconoce en todos solamente Sus hijos y Sus hijas...
Somos nosotros que transformamos las diferncias en inamistades, las diferncias en oposiciónes.
El 13 de enero de 1998 el poeta de Palermo Alfredo Ormando, homosexual y creyente se esparcí de gasolina y quemó vivo delante la columnas de San pedro en Roma para decir a aquella gerarquia eclesiastica el dolor de sentirse rechazado. Tambien este año muchas voces libres y de asociaciónes, de gay y de lesbicas creyentes, han acuerado aquel “martirio” y las responsabilidades de quien hayer como hoy niega la avertura universal de el convite del reino. Mi corazon estaba allá con ellos tambien si no he podido ir en Roma para este requerdo y para esta protesta contra la iglesia de la exlusión, la gerarquia.

Compartir la alegreza

Pero esta comida de boda me sugerise un otro pensamiento. Jesús sabe compartir las suferencias, las angustias, los males profundos de las personas que encuentra. Los cuentos evangrelicos estan llenos de renqueados, ciegos, angustiados, mujeres umililiadas y homber a los margenes.
Jesús se envuelve con ellos y hace todo lo que puede para aliviar las penas de ellos y alejar las suferencias. Pero Jesús no es un dolorista, una persona que se emprisiona en el giro y en el mundo de la suferencia. Será una vez más el evangelio de Juan que pondrá el boca de Jesús el dicho: “yo he vonido porque tenemos la vida y abundancia” (10,10).
Perece evidente que cadauno/a de nosotros sepa compartir la alegreza pero muchas veces no pasa. Agarrado a un principio, agarrados en qualquiera nuestra presumida superioridad, imprisionados en algun prejudiciono no logramos evolver por tantas alegrazas para que ellas no entren en nuestro “panorama” moral y religioso.
Quien piensa que el cristianismo tene el monolio de la verdad y de la salvedad, ¿como podrá alegrarse si vee crecer los aderentes al islamismo? Qien piensa que terminada una boda se debe honorar el principio biblico absoluto (¡que no existe!) de la indisolubilidad ¿como podrá ralegrarse para el nuevo amor que nace en vida de quien se ha separado. La madre de Stefania (esta joven mujer lesbica que en estos dias ha debido posponer su boda con Mauela para las amenazas de la madre) podrá enfin ralegrarse de la boda lesbica de su hija cuando habrá aprendido a quebrar las caderas de prejudicio y de una religiosidad sexuofobica.

Jesús nos precide

Tambien en este camino Jesús nos precide. Él supe ir a las bodas y unirse a la alegreza de los esposos y invitados.
Él ha colaborado en manera eficaz – segun este cuento romanzado- a el buen resultado de la fiesta.
Ha ido de buen grado, se ha autoivitado en la casa de Zaqueo, fue presente en la casa de uno de los fariseos para comer (Lucas 14,1), Se paró en la casa de Marta y de Maria se sientó en la mesa de Simone (Mateus 26, 7), habló muchas veces de convites y fue tan exposto a la convialidad con gente de toda clases, que fue llamado amigo de los pecadores, de los borrachínes, comilones...
Quero decir que Jesús ha sabido, como muchas vecen nos acuerdan los Evangelios, saltar de alegeza, los estupores, las emociones que la vida diaria muchas veces nos da.
Cuando escucho o debo, de mal corazón, constatar que el crisrtiansmo, muchas veces, desgraciadamente, continua a difonder sentidos de culpa, obsesiones varias, culpabilizaciones de todos tipos ya pienso que estamos tradiendo el evangelio, el mensaje de alegreza del qual Jesús ha estado extraordinario testigo. La vida de cadauno/a de este mundo no son, la sabemos bien, paraisos encantados pero es propio adentro de esta realidad que la predicación de el evangelio puede ayudarnos a encuentrar el pozo de agua viva los rios de esperanza y de confianza y puede solicitarnos a gustar los placeres, las alegrazas, los afectos, las satisfaciones... que contituien la red costructivo de la nuestra existencia
La sistematica desconfianza en la alegreza y en el placer no puede llegar desde el evangelio que es la “bella-alegra noticia” de el amor de dios para todo el creado. A los tantos constructores de injusticia desgraciadamente se acercan muchos seminadore de angustia.
Correctamente entendido, es precioso para nosotros la inseñanza judia: “En el futuro escatologico el hombre debe dar cuenta de todo en lo cual su ojos ha encuentrado placer cuya todavia no ha gozado” (desde TP Qiddaushin IV, 12). Trabajamos paraque en el mundo crezca la alegreza pero pare compartirla, necesita antes acojela adentro de nosotos.

Traducido en español: Luca Prola