Commento alla lettura biblica liturgica del 25 gennaio 2004


 

Voci fuori dal palazzo

 
Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto (Luca 1, 1-4 ).

Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore.
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi» (Luca 4, 14-21).

 

Come spesso succede, anche questa pagina evangelica viene citata nella liturgia domenicale in modo scorretto rompendo l'unità narrativa e letteraria che si estende fino al versetto 31.

In verità su queste righe gli studiosi della Bibbia hanno sollevato molti interrogativi. Gesù era stato altre volte a Nazareth oppure si era deciso per una "provocazione" mozzafiato proprio inserendola nella "liturgia" più cara e importante, cioè quella del sabato?

Sembra piuttosto che lo "scandalo" attorno a Gesù sia cresciuto progressivamente, lentamente. Egli, secondo la narrativa "teologica" delle tentazioni, viene a Nazareth dal deserto pieno della forza di Dio (versetto 14). E' la forza di Dio che gli conferisce il coraggio di enunciare a chiare lettere la prospettiva profetica che stava maturando nel suo cuore. Forse qui ci è presentato come già tutto chiaro ciò che per Gesù fu un orizzonte nel quale entrò a piccoli passi.  

La chiarezza profetica 

Oggi allarga il cuore sentire parole così chiare, limpide, concrete, sincere. Infatti in questi tempi a parlare chiaro sono spesso i buffoni che stanno al potere, ma la loro "chiarezza" è di ben altra natura: viene dalla loro sfrontatezza, dalla loro violenza, dalla loro presunzione. Sono pronti a dire, con altrettanta "chiarezza", tutto e il contrario di tutto, pur di salvare i loro interessi.

La chiarezza profetica è di tutt'altra pasta. E' la scelta precisa di "non vendere fumo", di non lavorare sottobanco, di non lasciarsi guidare da interessi personali o aziendali.

Va da sé che nell'agire politico e quotidiano sono necessarie tante mediazioni, ma il compromesso immorale comincia là dove entrano in campo motivi che distolgono dal perseguimento degli obiettivi proposti e concordati e ciò viene fatto per ricavare vantaggi personali e di gruppo o crearsi un futuro "garantito".

E' una vera vergogna sentire i proclami vaticani sulla pace quando poi vedi lo spettacolo indecoroso dei più ostinati signori della guerra che si alternano al baciamano del papa. Le gerarchie cattoliche hanno costruito gran parte del loro potere su questa loro straordinaria capacità di tenere i piedi in due staffe. Molti politici non sanno che cos'è la coerenza e, dopo infiniti bisticci, trovano sempre un accomodamento con uno scambio: io ritiro quella parola, quella proposta se tu mi dai una poltrona in più. In Italia questo è sotto gli occhi di tutti. Anzi, per rendere più  ambigue e catturanti le sue parole, qualche illustre signore del palazzo, non osando più farsi vedere dal paese, ha pensato a qualche intervento estetico alla faccia e dintorni che lo renda ancora più "sfacciato".

Altre volte la perfidia del palazzo suggerisce ai "gestori" di tenere artificialmente in vita un vecchietto sofferente. Così, dietro questa immagine dolente che tanto commuove, sono possibili tutte le più ambigue manovre. Quando si perde la chiarezza profetica, la politica e le relazioni si trasformano in intrighi e le istituzioni diventano associazioni a delinquere.  

Da un angolo sperduto 

Questo straordinario messaggio di liberazione che Gesù, alla scuola dei profeti, mette sulle sue labbra e che assume come impegno di tutta la sua vita, non viene dall'alto di un palazzo "imperiale" o di una celebre cattedra. La teologa Maria Caterina Jacobelli (ADISTA, 17 gennaio 2004) sottolinea rigorosamente questo fatto: Gesù non ha scelto il Tempio di Gerusalemme per dare questo annunzio, non lo ha proclamato fra il fumo dell'incenso e il suono degli strumenti. Lo ha annunciato in un sabato qualunque, in una piccola sinagoga di una qualsiasi cittadina di Galilea.

Dio, se ci fidiamo di Lui, se restiamo umili nelle Sue mani e accogliamo il "coraggio" che ci può regalare, si può servire di ciò che è piccolo. Questa è la trappola in cui possiamo cadere un pò tutti: credere che per fare qualcosa di buono sia necessario assicurarsi una posizione forte e usare strumenti possenti.

La Bibbia documenta incessantemente questo fatto: Dio rende fecondo ciò che è insignificante. Le voci profetiche in genere non provengono dalle cattedre ufficiali. Vale molto di più ciò che fa, elabora, annunzia e testimonia una parrocchia un pò ribelle di periferia, saldamente ancorata al cammino dei più deboli e ben nutrita dalla lettura biblica, che non un documento della conferenza episcopale.

Penso in questo momento a due preti ormai scomparsi: don Lorenzo Milani a Barbiana e don Antonio Mezzacqui a Marano, quest'ultimo morto appena due anni fa. Isolati e "confinati" in due piccole comunità, hanno lasciato una testimonianza, una traccia evangelica che continua a parlare a molti cuori. Può seminare l'evangelo in modo più incisivo un piccolo gruppo biblico che si trova nella casa di un prete sposato e di sua moglie che non tutta l'opera pastorale di una grande cattedrale.

Lo stile di Gesù dovrebbe diventare il nostro stile. 

Dentro la vita quotidiana 

Vedo con grande gioia e collaboro intensamente con molti preti che, abbandonati o estromessi dal ministero ufficiale, danno vita a iniziative comunitarie in cui mi sembra di esperimentare quella chiesa di base che, senza perdersi nella sfiducia o nella polemica, costruisce l'arcipelago di una vera comunione attorno al radicale e liberante messaggio di Nazareth.

La vita quotidiana, là dove viviamo nella semplicità dell'agire, dove la realtà sembra insignificante e le nostre scelte e la nostre parole sembrano cadere nel vuoto, tiene in serbo un tesoro: Dio potrà, a suo tempo, rendere fecondo anche il più piccolo seme...

In questi giorni, eludendo la sorveglianza di madri superiori troppo zelanti, mi hanno scritto parecchie suore. Dentro una vita quasi "invisibile" agli occhi esterni, alcune stanno maturando scelte coraggiose che vivranno fuori dal convento. Io credo sempre di più a quello che facciamo, progettiamo, costruiamo nel piccolo tessuto dell'esistenza quotidiana, se non ci lasciamo vincere dalla routine e ci apriamo al "vento" di Dio.  

Nessuno si aspetti la medaglia 

Questa pagina del Vangelo, se proseguiamo fino al termine dell'unità narrativa, ci descrive un quadro molto realistico: Gesù è "cortesemente" cacciato dalla città e sospinto verso il ciglio del monte...

Insomma, oggi come ieri, nessuno può aspettarsi un monumento se si mette sulla strada di Gesù. Ogni passo verso la libertà è un gran "disturbo" per tanta gente.

Possiamo anche noi essere gente che ha interesse e comodi da difendere e allora sospingiamo Gesù fuori della "città del nostro cuore". Oppure vogliamo deciderci per la sua strada e allora occorrerà affrontare alcune opposizioni, alcuni passi contro corrente e non poche scelte scomode. Quando vogliamo restare a metà strada, in realtà, da che parte ci collochiamo?  

Franco Barbero



Voces fuera del el palacio

Como muchas veces pasa tambien con esta pagina evangelica es utilizada en la liturgia del domingo en manera no correcta quebrando la unidad narrativa y literaria que se extende hasta el verso 31.
En verdad sobre estas parabras los estudiiosos de la Biblia han destacado muchos enterrogativos. Jesus habia estado otra veces en Nazaret o se habia decidido por provocacion “que quita el hipo” propio poniendola el la liturgia más querrida y importante, ¿la del sabado?
Parece que “el escandalo” alrededor de Jeús se ha crecido progersivamente, con espacio. Él, según la narración teologica de las tentaciónes se va en Nazaret desde el desierto lleno de la fuerza de Dios (v. 14). Es la fuerza de Dios que le da el coraje de acunciar en manera clara la prospectiva profetica que estaba madurando en su corazón. Probablemente aquí se ha presentado como “todo claro” lo que por Jesús fue un orizosnte a pequeños pasos.

La claridad profetica

Hoy hanchia el corazón hoir palabras así claras limpidas y sinceras. En efecho en estos tiempos los que hablan claro son los bufónes que estan al poder pero la clareza de ellos es de totalmente de otra natura: llega desde la insolecia de ellos, desde la violecia de ellos, desde la presunción. Estan listos por decir con una claredad increible todo y el contrario de todo para salvar sus interses. La claridad profetica es toda otra cosa es la eleljida precisa de no vender humo de no trabajar”bajo banga”, de non dejarnos conducir por los intereses personales u empresariales. Es normal, entoces, que en el agir politico diario son necesarias tantas mediaciones pero el compromiso imoral empeza allá donde entran en juego motivos que distruyen desde la conquista de los objetivos propuestos y concordados y esto es echo para obtenir avanges personale y de grupo o crearse un “futuro garantido”.
Es una verdadera verguenza hoir los proclamos vaticanos sobre la paz cuando depues vees el especaculo indecoroso de los más obstinados señores de la guerra que se dan el turno al “besa-mano” del papa. Las geraquias catolicas han construido mucha parte del poder de ellos sobre esta estraordinaria capacidad de ellos de jugar con dos barajas tantos politicos no saben qué es la coerencia y despues infinidos enfadamientos encuentran siempre una acomodación con un cambio: yo retiro aquella palabla u aquella propuesta si tu me das un sillón más. En italia es bajo los ojos de todos. Por hacer más ambiuguas y capturantes sus palabras algunos señores del palacio, no osando de hacerse veer por el país, han piensado en cualquiera intenvencion estetica en la cara y alrededor que lo haga más “descarado”
Otras veces la perfidia del palcio sugerice a los “gestores” de tener artificialmente en vida un viejo suferente. Así detras de esta imajen llena de dolor que es tan conmovedora son posibles todas las más ambiguas manoibras.
Cuando se pierde la claridad profetica, la politca y las relalciones se trasforma en manejos y las istituciónes se trasformen en isatuciónes para deliquir.

Desde un rincon predido

Este extraoridario mensaje de liberación que Jesús que Jesús a la escuella de los profetas ponen en sus labios y que asume como ahinco de toda su vida no llega desde arriba desde un palacio “imperial” o desde una muy importante escuela. La teologa M. C. Jacobelli (Adista, 17 de enero de 2004) subraya con mucha fueza este echo: Jesus no ha elejido el templio de Jelusalem para dar este anuncio, no lo ha dico entre el fumo de el incenso y el sonido de lo istrumentos. Lo ha anuciado en un sabado qualqeura en pequeña sinagoga de qualquiera ciudad de Galilea.
Dio si nos le damos confianza y nos quedamos humildes en sus manos y acojemos el “coraje” que nos puede regalar y se puede servir de lo que es pequeño.
Esta es la trampa en cuya podemos caer todos: creer que para hacer algo de bueno sea nesesario asegurarse una posición forte y utilizar las istrimentos potentes.
La Biblia sin pararse docimente este echo: Dios hace fecundo lo que es sin significado. Las voces profeticas, en general no llegan desde las escuelas oficiales. Tiene más valor lo que hache, elabora y anuncia o testimonia una parroquia un poquito rebelde de preiferia, anclada en el camino de los más debiles y bien nutrida por la lectura biblica, que no de un documiento dela conferencia episcopal. Pienso en este momiento en dos curas que nos han dejado: don Lorenzo Milani en Barbiana y don Antonio Mezzaqui en Marano, este ultimo muerto solamente hace dos años. Islados y confinados en dos pequeñas comunidades han dejado un testimoio, un signo evangelico que sigue hando en muchos corazónes puede sembrar el evangelio en manera más insisiva un pequeño grupo biblico que se encuentra en la casa de un cura casado y de su mujer que no toda la obra pastoral de una gran catedral.
El estilo de Jesús deberia debenir nuestro estilo.

Adentro la vida diaria

Veo con gran alegreza y colaboro intensamente con muchos curas que, abandonado u extrometidos desde el ministerio oficial dan vida a inciativas comunitarias en cuyas me parece de experimentar aquella iglesia de base que sin perderse en la desconfianza u en la polemica construye el archipelago de una verdadera comunion alredor del readical y liberante mensaje de Nazaret.
La vida diaria, allá donde nos vivimos en la simplicidad del agir, donde la realidad parece insitgnificante y nuestros elegidas y nuestras parlabras percen caer en el vacio... tiene un tesoro Dios podrá en su tiempo hacer fecundo tambien el más pequeño semen... en estos dias evitando la la vigliancia de madres superioras demasiado diligentes me han escrito muchas monjas adentro de una vida quasi invisible por los ojos exterior algunas estan maturando una elejida de coraje que vivran fruera del convento. Yo creo siampre más a lo que hacemos, proyectamos, cosntruyamos en en pequeño tejido de la existencia diaria si no nos dejamos vencer por la rutina y nos abrimos al viento de Dios.

Ninguno esper la medalla

Esta pagina de evangelio si leemos hasta el termine de la unidad narrativa nos da una descricion de un cuadro muy realistico: Jesús es “gentilmente” mandado lejos de la ciudad y empujado hasta la montaña.... Hoy como ayer ninguno puede esperar en un munumientos si se pone en el camino de Jesús. Cada paso hacia la libertad es un gran molesto por tanta gente... podemos nostros tambien gente que tiene interses y comodos que debemos defender y empujamos Jesús fuera de la ciudad de nustro corazón o queramos decidir por su camino y, si así es, necesitamos afronatar algunas oposiciones, algunos pasos contra corriente y no pocas elegidas dificiles. Quando queramos quedarnos en el medio del camino en realidad ¿por que parte nos metimos?

Traducido en español: Luca Prola