|
Come spesso succede, anche questa pagina evangelica viene citata nella liturgia domenicale in modo scorretto rompendo l'unità narrativa e letteraria che si estende fino al versetto 31.
In verità su queste righe gli studiosi della Bibbia hanno sollevato molti interrogativi. Gesù era stato altre volte a Nazareth oppure si era deciso per una "provocazione" mozzafiato proprio inserendola nella "liturgia" più cara e importante, cioè quella del sabato?
Sembra piuttosto che lo "scandalo" attorno a Gesù sia cresciuto progressivamente, lentamente. Egli, secondo la narrativa "teologica" delle tentazioni, viene a Nazareth dal deserto pieno della forza di Dio (versetto 14). E' la forza di Dio che gli conferisce il coraggio di enunciare a chiare lettere la prospettiva profetica che stava maturando nel suo cuore. Forse qui ci è presentato come già tutto chiaro ciò che per Gesù fu un orizzonte nel quale entrò a piccoli passi.
La chiarezza profetica
Oggi allarga il cuore sentire parole così chiare, limpide, concrete, sincere. Infatti in questi tempi a parlare chiaro sono spesso i buffoni che stanno al potere, ma la loro "chiarezza" è di ben altra natura: viene dalla loro sfrontatezza, dalla loro violenza, dalla loro presunzione. Sono pronti a dire, con altrettanta "chiarezza", tutto e il contrario di tutto, pur di salvare i loro interessi.
La chiarezza profetica è di tutt'altra pasta. E' la scelta precisa di "non vendere fumo", di non lavorare sottobanco, di non lasciarsi guidare da interessi personali o aziendali.
Va da sé che nell'agire politico e quotidiano sono necessarie tante mediazioni, ma il compromesso immorale comincia là dove entrano in campo motivi che distolgono dal perseguimento degli obiettivi proposti e concordati e ciò viene fatto per ricavare vantaggi personali e di gruppo o crearsi un futuro "garantito".
E' una vera vergogna sentire i proclami vaticani sulla pace quando poi vedi lo spettacolo indecoroso dei più ostinati signori della guerra che si alternano al baciamano del papa. Le gerarchie cattoliche hanno costruito gran parte del loro potere su questa loro straordinaria capacità di tenere i piedi in due staffe. Molti politici non sanno che cos'è la coerenza e, dopo infiniti bisticci, trovano sempre un accomodamento con uno scambio: io ritiro quella parola, quella proposta se tu mi dai una poltrona in più. In Italia questo è sotto gli occhi di tutti. Anzi, per rendere più ambigue e catturanti le sue parole, qualche illustre signore del palazzo, non osando più farsi vedere dal paese, ha pensato a qualche intervento estetico alla faccia e dintorni che lo renda ancora più "sfacciato".
Altre volte la perfidia del palazzo suggerisce ai "gestori" di tenere artificialmente in vita un vecchietto sofferente. Così, dietro questa immagine dolente che tanto commuove, sono possibili tutte le più ambigue manovre. Quando si perde la chiarezza profetica, la politica e le relazioni si trasformano in intrighi e le istituzioni diventano associazioni a delinquere.
Da un angolo sperduto
Questo straordinario messaggio di liberazione che Gesù, alla scuola dei profeti, mette sulle sue labbra e che assume come impegno di tutta la sua vita, non viene dall'alto di un palazzo "imperiale" o di una celebre cattedra. La teologa Maria Caterina Jacobelli (ADISTA, 17 gennaio 2004) sottolinea rigorosamente questo fatto: Gesù non ha scelto il Tempio di Gerusalemme per dare questo annunzio, non lo ha proclamato fra il fumo dell'incenso e il suono degli strumenti. Lo ha annunciato in un sabato qualunque, in una piccola sinagoga di una qualsiasi cittadina di Galilea.
Dio, se ci fidiamo di Lui, se restiamo umili nelle Sue mani e accogliamo il "coraggio" che ci può regalare, si può servire di ciò che è piccolo. Questa è la trappola in cui possiamo cadere un pò tutti: credere che per fare qualcosa di buono sia necessario assicurarsi una posizione forte e usare strumenti possenti.
La Bibbia documenta incessantemente questo fatto: Dio rende fecondo ciò che è insignificante. Le voci profetiche in genere non provengono dalle cattedre ufficiali. Vale molto di più ciò che fa, elabora, annunzia e testimonia una parrocchia un pò ribelle di periferia, saldamente ancorata al cammino dei più deboli e ben nutrita dalla lettura biblica, che non un documento della conferenza episcopale.
Penso in questo momento a due preti ormai scomparsi: don Lorenzo Milani a Barbiana e don Antonio Mezzacqui a Marano, quest'ultimo morto appena due anni fa. Isolati e "confinati" in due piccole comunità, hanno lasciato una testimonianza, una traccia evangelica che continua a parlare a molti cuori. Può seminare l'evangelo in modo più incisivo un piccolo gruppo biblico che si trova nella casa di un prete sposato e di sua moglie che non tutta l'opera pastorale di una grande cattedrale.
Lo stile di Gesù dovrebbe diventare il nostro stile.
Dentro la vita quotidiana
Vedo con grande gioia e collaboro intensamente con molti preti che, abbandonati o estromessi dal ministero ufficiale, danno vita a iniziative comunitarie in cui mi sembra di esperimentare quella chiesa di base che, senza perdersi nella sfiducia o nella polemica, costruisce l'arcipelago di una vera comunione attorno al radicale e liberante messaggio di Nazareth.
La vita quotidiana, là dove viviamo nella semplicità dell'agire, dove la realtà sembra insignificante e le nostre scelte e la nostre parole sembrano cadere nel vuoto, tiene in serbo un tesoro: Dio potrà, a suo tempo, rendere fecondo anche il più piccolo seme...
In questi giorni, eludendo la sorveglianza di madri superiori troppo zelanti, mi hanno scritto parecchie suore. Dentro una vita quasi "invisibile" agli occhi esterni, alcune stanno maturando scelte coraggiose che vivranno fuori dal convento. Io credo sempre di più a quello che facciamo, progettiamo, costruiamo nel piccolo tessuto dell'esistenza quotidiana, se non ci lasciamo vincere dalla routine e ci apriamo al "vento" di Dio.
Nessuno si aspetti la medaglia
Questa pagina del Vangelo, se proseguiamo fino al termine dell'unità narrativa, ci descrive un quadro molto realistico: Gesù è "cortesemente" cacciato dalla città e sospinto verso il ciglio del monte...
Insomma, oggi come ieri, nessuno può aspettarsi un monumento se si mette sulla strada di Gesù. Ogni passo verso la libertà è un gran "disturbo" per tanta gente.
Possiamo anche noi essere gente che ha interesse e comodi da difendere e allora sospingiamo Gesù fuori della "città del nostro cuore". Oppure vogliamo deciderci per la sua strada e allora occorrerà affrontare alcune opposizioni, alcuni passi contro corrente e non poche scelte scomode. Quando vogliamo restare a metà strada, in realtà, da che parte ci collochiamo?
|