| Commento alla lettura biblica liturgica del 4 luglio 2004 | ||
|
|
||
|
Chi è profeta oggi? |
||
|
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. (...)I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Luca 10, 1-12.17-20). |
||
|
Questo noto brano di Luca viene spesso visto come invito a pregare affinché Dio susciti degli operai per la sua vigna. Invito che, nella tradizione cattolica, ha da sempre significato, e significa tutt'oggi, pregare perché Dio mandi preti alla Chiesa. Rischia però di rappresentare un messaggio ripetuto fino alla noia senza però sollecitare in noi nessun spunto di riflessione. In questo modo si delega ai pastori (ai preti e in parte alle suore) il compito di evangelizzare il gregge, visto come un insieme di cristiani "molto ubbidienti", almeno a parole, dei quali si cerca di sopirne la coscienza critica di figli e figlie di Dio. Il linguaggio utilizzato dall'evangelista a tratti è duro, difficile da capire: è tipico della tradizione culturale delle primi comunità cristiane. Provo a proporre a me stesso e a tutti voi una rilettura un po' diversa. A chi potrebbe oggi essere diretto il messaggio? Oggi come ieri il nostro mondo ha bisogno di “operai” per il Regno. Dopo 2000 anni di cristianesimo il Vangelo è ancora per il nostro mondo una realtà piuttosto "ignorata" e a tratti "sconosciuta". Ecco l’esigenza di testimoni, di annunciatori/trici: è necessario che uomini e donne, di ogni età e di ogni estrazione culturale si sentano chiamati ad essere “profeti” in un mondo che ha sete di Dio, sorgente pura ed inesauribile, indispensabile ad un cammino fatto di piccoli e grandi gesti quotidiani di fedeltà al Vangelo. Nessuno uomo e nessuna donna, che cercano di essere oggi cristiani, si devono considerare esclusi da questo invito. La preghiera del v. 2: "Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” è anche la preghiera di ogni credente. E’ Dio che suscita e sostiene nel cammino ciascuno/a di noi e la preghiera è veramente una medicina corroborante per un viaggio spesso impegnativo ed importante. Qual è l’annuncio oggi? E’ lo stesso evangelista che ci dice che cosa si deve annunciare: “Pace a questa casa” ecco il saluto e l’annuncio racchiuso in tre parole. Non pensiamo che si debba avere messaggi altisonanti e strumenti sofisticati (la diretta televisiva non era ancora stata inventata ed in verità spesso serve a poco anche oggi). Occorre, oggi come allora, annunciare un messaggio semplice e radicale. Pace con noi stessi e pace nelle relazioni tra fratelli e sorelle non solo della stessa casa, ma della stessa città e del mondo intero. L’annuncio deve anche essere rispettoso dell’altro, dell’altra, senza prevaricazioni. Condividere con chi si incontra la convivialità nel rispetto profondo della diversità e delle strade (tantissime) che portano a Dio. Pace: parola usata anche da tutti i “grandi” della terra Che il mondo intero e anche la nostra terra abbia bisogno di pace tutti/e ne siamo convinti. Pace certo è assenza di guerra. Ma è anche e soprattutto amore, giustizia, rispetto, accoglienza, solidarietà, aiuto per chi è meno fortunato/a, condivisione… E’ un crogiuolo di gesti e di relazioni che costruiscono un mondo diverso, un mondo altro, un pezzo di “Regno di Dio” su questa terra. Però questo “mondo”, questa realtà devono essere costruititi giorno dopo giorno in una “quotidianità” fatta di fedeltà al Vangelo che dovrebbe durare tutta una vita. Non è così facile essere fedeli, però l’invito è per tutti e tutte. Dobbiamo costruire “la pace” che Dio ci regala nella vita di tutti i giorni: in famiglia, sul lavoro, nel sindacato, in politica, nel volontariato, nello sport… Chi è “profeta” oggi? I versetti dal 17 al 20 ci narrano il racconto del ritorno dei discepoli. Un racconto felice fatto di narrazione di successi e di vittorie sul "demonio". L’evangelista narra come Gesù cerca di riportare i discepoli al realismo, ma soprattutto ad un corretto rapporto con Dio che è "colui che invia". Il potere ricordato nel brano è la compagnia di Dio, dono grande e unico, compagnia determinate per ciascuno e ciascuna di noi. E' un invito a recuperare un nuovo rapporto con Dio fatto di preghiera, come già abbiamo visto richiamato nei primi versetti citati, e di fiducia, fiducia che è costanza nell’annuncio. E poi dobbiamo rallegrarci perché i nomi “sono scritti in cielo”: essere nel cuore di Dio e nel ricordo di Dio è un dono così grande che non possiamo mai ringraziare abbastanza. E’ necessario però che i nostri nomi siano anche nei piani di Dio che sono spesso diversi dai nostri. Noi abbiamo sempre fretta di concludere, vogliamo vedere successi… Se dipendesse da noi avremmo già trasformato il nostro rapporto con Dio in uno con tanto di calcolatrice e di libri contabili. Il messaggio invece è molto diverso: "Vivi, vivete in una operosità evangelica fiduciosa", nella letizia e nella gioia che solo Dio può donare. Essere testimoni gioiosi che sorridono, con un sorriso che viene dal cuore di chi sa di essere amato da Dio e che cerca di rispondere a questo amore. Dio ci chiede di annunciare “una pace” gioiosa e fiduciosa in Lui. Il mondo che ci circonda è pervaso da tristezza, competitività, odio, discriminazioni…. Vogliamo provare ad invertire la rotta... Dipende anche da noi. Caro Dio, Tu che sei stato compagno di viaggio fedele ed amorevole Amen. |
||
|
Memo Sales |
||
I prossimi commenti... Domenica 11 Luglio 2004 (Lc 10,25-37) - a cura di Angelo Merletti |
||