Commento alla lettura biblica liturgica del 16 maggio 2004


 

Senza giustizia non ci sarà pace

 
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate (Giovanni 14, 23-29).
 

Questo brano del Vangelo di Giovanni si chiude con una limpida dichiarazione di fede messa sulla bocca di Gesù: "Il Padre è più grande di me".

Gesù non pensò mai di fare concorrenza a Dio, non si mise mai al Suo livello; al contrario, egli fu sempre consapevole di essere portatore di un messaggio che trovava in Dio la sua origine. Qualche volta questa chiara distinzione andò perduta e molti ragazzi/e (così capitò anche a me nell'infanzia) dopo anni di catechismo facevano una grande confusione tra Dio e Gesù quasi fossero "la stessa cosa". Quale danno per una cammino di fede...

I signori delle torture

Ma i giorni che stiamo vivendo mi sollecitano a soffermarmi sul versetto 27: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. La pace che io vi do non è come quella del mondo".

Parole come pace diventano oggi quasi impronunciabili da quando le usano Bush, Sharon, Blair, Berlusconi. Ma conoscendo un pò la storia umana, so che gente come questa purtroppo non è mai mancata nel corso dei secoli. Semmai oggi più che in passato questi signori della guerra, che occupano e uccidono in Palestina come in Iraq, usano il nome di Dio ad ogni piè sospinto. Si proclamano portatori dei valori della nostra civiltà e della democrazia.

Ma fin qui lo "scandalo" sarebbe ancora in qualche modo tollerabile. In questi giorni ho letto con indignazione che in Vaticano fervono i preparativi per ricevere Bush. Lo stesso papa che 25 anni fa in Cile strinse la mano ad un assassino come Pinochet ora si prepara a ricevere un presidente guerrafondaio dopo tanta retorica sulla pace. Ecco l'intollerabile: parole fiumi di parole su pace... giustizia... diritti umani... e poi, in realtà, grandi accoglienze rese ad un uomo che ha dichiarato pretestuosamente una guerra, che ha condiviso ed autorizzato le torture, che si proclama paladino della fede cristiana.

E' triste che una chiesa non riesca a deporre un papa che dà tanta ripetuta e benevola accoglienza ad un uomo le cui mani grondano sangue. Di questo passo mi domando perchè il papa non riceve anche Bin Laden che certo non è peggiore di Bush.

Mi vengono alla mente le roventi e irriguardose espressioni di S. Antonio da Padova, tratta da una  predica della domenica nona dopo Pentecoste: "...le vedette della chiesa sono tutte cieche, prive della luce della vita e della scienza; cani muti che hanno un ranuncolo diabolico nella bocca, e per questo sono incapaci di latrare. Vendono fantasmi...; guastano i sogni, cioè le cose temporali che ingannano coloro che le amano. Sono cani senza alcuna vergogna, perchè la loro fronte si è mutata in fronte di prostituta, e per questo non vogliono arrossire... Tutti hanno proceduto per il proprio cammino, non per quello di Gesù Cristo, ciascuno dietro la sua avarizia, questo è il loro cammino, tenebroso e sdrucciolevole, dal primo all'ultimo, dal signor porco fino al porcello.... il prelato servo del peccato, invaso dallo spirito di superbia, una scimmia sul letto, che presiede il popolo di Dio; del quale Salomone dice nelle parabole: leone ruggente e orso affamato, così il principe sul popolo umile".

Ma forse anche questo incontro tra poteri oppressivi a livello ecclesiastico e a livello politico evidenzia sempre di più una realtà: la pace vera, quella di cui ci parla Gesù, è un "dono" da accogliere e anche una realtà da costruire su altre strade.

Cercare e praticare sentieri alternativi

Questi signori credono di decidere le sorti dell'umanità nel chiuso dei loro palazzi, con cerimoniali principeschi, ridicoli e ripugnanti, tra inchini, porpore e scambi di doni, ma la pace cresce se aumentano gli uomini e le donne consapevoli che essa è frutto della giustizia, come ci insegnano i profeti.

Oggi non ha più senso parlare di pace, mandare messaggi da nessun pulpito, non ha più senso nemmeno pregare per la pace, se poi manteniamo rapporti di amicizia e di alleanza con i governi, con le persone e con le istituzioni che programmano le guerre e le ingiustizie. Ha senso (e come!) pregare e impegnarci politicamente in modo non violento se compiamo scelte che rompono il più possibile ogni collaborazione con i cultori della guerra.

Altro che "mese mariano" e processioni varie. Semmai sarebbe tempo di prendere sul serio il canto di Maria che recita così: "Dio ha distrutto i superbi e i loro progetti. Ha rovesciato dal trono i potenti e a rialzato da terra gli oppressi" (Luca 1, 51). Queste settimane dobbiamo ritornare sulle piazze per unire le forze e le voci contro la guerra. Le comunità cristiane che non lottano per la pace, che non sollecitano le coscienze all'impegno sono enti inutili, da lasciare al loro destino.

E tempo di proclamare come evangelica la diserzione dagli eserciti. Le chiese dovrebbero lanciare come primo passo concreto questo rifiuto di entrare nelle forze di occupazione e ritirare i loro rappresentanti presso i governi di questa coalizione assassina e congedare i rispettivi ambasciatori o incaricati di affari. Allora potrebbero riprendere a parlare di pace e le parole avrebbero di nuovo un senso.

Dopo gli episodi di tortura, ben noti anche al governo italiano, la nonviolenza attiva diventa la strada dalla quale non possiamo allontanarci. Per fortuna c'è sempre chi svela certe menzogne ufficiali e rimette in piedi il cammino verso la verità, come a fatto con dignità e coraggio non comuni Pina Bruno, vedova di uno dei carabinieri uccisi e come fa ogni giorno Amnesty.

Le risorse per la pace ci sono in tutto il mondo al di là dei governi violenti e dei vari fondamentalismi nel cristianesimo, nell'ebraismo e nell'islamismo ci sono milioni di persone che credono nella pace, nel dialogo. Così nelle altre religioni.

L' Islam, questa grande e feconda religione dei poveri, cerca il dialogo con noi e con altre culture e tradizioni, ma noi cristiani (dentro una chiesa che nelle sue istanze direttive ha tradito i poveri e si prostituisce da secoli ai signori di questo mondo) rappresentano l'Occidente che li schiavizza. Il dialogo cristiano-islamico parte dalla convivenza quotidiana, con le sue gioie e le sue difficoltà. Esso è oggi uno dei luoghi in cui costruire rapporti di pace.

Possiamo scommettere ancora sulla parola di Gesù: "Non abbiate paura". Questo mondo non è abbandonato, ma tocca a noi risvegliarci alle nostre responsabilità.

Franco Barbero