Commento alla lettura biblica liturgica del 23 maggio 2004


 

Sarete miei testimoni

 

«Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio (Luca 24, 46-53).


Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni». Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra». Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo». Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato (Atti 1, 1-12).

 

Anche ad una semplice lettura balza evidente che il racconto del Vangelo di Luca e quello degli Atti degli Apostoli divergono in molti particolari. Mentre qui si ha l'impressione che resurrezione, apparizioni e commiato si siano svolti nello stesso giorno, là viene indicato un intervallo di 40 giorni. Anche l'indicazione del luogo come Betania non coincide con quella di Atti 1,12 che indica il monte degli ulivi.

Ma, come spesso abbiamo notato, la divergenza dei particolari mette ancora più in risalto la convergenza dei due racconti rispetto al messaggio.

Questo salire al cielo, anzi in cielo, avvolto in una nube, appartiene a tanti miti antichi. Nella letteratura biblica dei due Testamenti questo "trasferimento nel cielo" contiene molti messaggi. In primo luogo questa "ascensione" dice apertamente che Dio non ha abbandonato il profeta che i potenti hanno crocifisso.

Anzi, Dio ha cambiato le sorti del nazareno. Egli ora vive con Dio che, risuscitandolo, ha inteso confermare quanto lui ha fatto e insegnato.

L'ascensione di Gesù nelle Scritture è anche un modo per dire che il nazareno ha terminato la sua missione, ha svolto fedelmente il suo compito. In qualche modo le Scritture di Israele nel Secondo Libro dei Re (al capitolo 2, 1-12) narrano del "rapimento" del profeta che "su un carro di fuoco e su cavalli di fuoco salì al cielo in un turbine". Così Dio accoglie il profeta dopo tante "battaglie" che lo colloca presso di se.

Insomma il Vangelo di Luca e il 1° capitolo del libro degli Atti ci trasmettono un messaggio forte e preciso: sappiate che Gesù, non solo il suo insegnamento, è vivo presso Dio. Non siamo davanti ad una mummia o davanti ad una "foto ricordo".

Per la comunità di Luca è decisivo sapere che Gesù non è un' eroe del passato ma una presenza viva. Così anche per noi.

Dentro l'oggi

Ma il testo degli Atti degli Apostoli, attento alla "storia" delle origini cristiane, offre un'ulteriore stimolo "Uomini di Galilea perchè ve ne state lì a guardare il cielo" (v.11)? Detto in altre parole, l'invito è esplicito: "Gesù ha fatto la sua parte. Ora tocca a voi. Muovetevi". Non è il tempo di estasi, di rimpianti o di evasioni dalla realtà.

Come nella pagina della "trasfigurazione", anche ora la "tentazione" è quella di "volare anche noi in cielo"... dimenticando che è qui, nella concretezza del vivere quotidiano, che la fede vive la sua scommessa.

Ecco l'orizzonte che gli scritti lucani (Luca infatti è autore sia del Vangelo omonimo che del Libro degli Atti) ci propongono rigorosamente in queste pagine:"Voi sarete testimoni di tutto questo... e riceverete dallo spirito di Dio la forza per essermi testimoni..." Questo è il senso del nostro "guardare a Gesù". Noi teniamo lo sguardo fisso su Gesù, cerchiamo di conoscere la sua vita e il suo messaggio per far rivivere nel mondo la sua esperienza e, in qualche modo, per continuare il suo cammino.

Invece a noi piacerebbe tanto parlare di un Gesù celestiale che ci permetterebbe di vivere a mezz'aria, di eludere i problemi, di limitarci in modo misticheggiante alla salvezza dell'anima. Di fatto, troppi discorsi religiosi su povertà, giustizia e pace sembrano fatti non per uomini e donne, ma per qualche "angelo dal ciel disceso per troppo peso".

Essere testimoni significa prendere sul serio la concretezza dei problemi di oggi e, dentro questo contesto, cercare di far rivivere il messaggio di Gesù. Il soffio di Dio, la Sua forza, anzi la Sua "potenza" ci sono dati perchè impariamo a prenderci le nostre responsabilità, a partecipare a tutto ciò che costruisce conversione, giustizia, solidarietà nella società e nella chiesa.

In questi giorni in comunità, durante l'eucarestia domenicale, due donne hanno celebrato il loro matrimonio. Sono stato colpito dalla loro fede e dal loro amore, ma ancor più dalla loro nettezza e dal coraggio con cui il padre di una delle spose a preso posizione davanti a tutti i parenti solidarizzando in pieno con la propria figlia.

La vita di ogni giorno ci offre occasioni piccole, ma concrete e feconde, per testimoniare la nostra conversione al sentiero di Gesù. Possiamo essere sicuri: se cogliamo l'occasione, Dio fa la Sua parte e ci accompagna con il soffio del Suo amore.

Franco Barbero