Commento alla lettura biblica liturgica del 2 maggio 2004


 

Pastori? Molte sofisticazioni

 
«In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio». Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei per queste parole. Molti di essi dicevano: «Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo state ad ascoltare?». Altri invece dicevano: «Queste parole non sono di un indemoniato; può forse un demonio aprire gli occhi dei ciechi?». Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola» (Giovanni 10, 1-30).
 

Il brano di oggi va letto come unità letteraria e teologica con la parabola del buon pastore. Quando la Bibbia vuole tessere un elogio altissimo di una persona, di un re, di un profeta, di un maestro…, lo dipinge nei panni di un buon pastore. Non solo perché in una cultura agricolo-pastorale questo era un linguaggio di immediata comprensione, ma ancor più perché nelle Scritture antiche è Dio stesso che viene presentato come il pastore buono per eccellenza. Ecco allora che presentare Gesù come il buon pastore significa riconoscere in lui il testimone di Dio, colui che Dio ha investito della missione di prendersi cura delle Sue “pecore”.

Oggi parlare di pastori, in questa società elettronica e mediatica, sembra un riferimento ad uno scenario bucolico, agreste di altri tempi. Se poi uniamo “pastore e gregge”, il discorso non diventa solo estraneo per la maggioranza di noi, ma addirittura ambiguo: ci sono troppe persone che vogliono contornarsi di pecore docili ed obbedienti, che sognano una società di “pecoroni” allineati e acritici da governare e manipolare a loro piacere. Anche certo ritornante parlare di “docili pecore”, di “sacri pastori” e di figli devoti della chiesa è un linguaggio caro a chi sogna una comunità ecclesiale tutta ben ordinata e obbediente agli ordini della gerarchia.

Il simbolo della cura amorevole

Per non cadere in queste gravi ambiguità occorre ricordare che l’immagine del pastore e del gregge avevano ben altro significato, ben altra risonanza negli scritti biblici. Il contesto in cui i primi lettori delle Scritture vivevano, presentava spesso davanti ai loro occhi il passaggio di un gregge amorevolmente guidato da un pastore. Il pastore era il simbolo della cura: egli conosceva le sue pecore ad una ad una, i loro bisogni, le loro fragilità, il loro “temperamento”, il loro passo veloce o zoppicante.

Il pastore affidabile conosceva i pericoli dei sentieri, le insidie del cammino, i percorsi scoscesi e i dirupi; sapeva dove si trovavamo le sorgenti d’acqua e dove c’erano zone aride e brulle oppure erbose. Anche la notte il suo cuore e i suoi occhi erano attenti al minimo rumore sospetto. A volte il pastore si era caricato sulle spalle la pecore zoppicante o ferita... Un buon pastore aveva, dunque, un bel corredo di qualità, ma soprattutto era un uomo dedito al suo gregge. Lo amava, lo guidava saggiamente verso i pascoli sani e nutrienti e, all’occorrenza, sapeva difenderlo.

Il contesto comunitario

Quando l’ultimo redattore del Vangelo di Giovanni (95 - 100 dopo Cristo) traccia questa bella icona del nazareno non ha tanto la preoccupazione di riportarci un “discorso” di Gesù. Egli piuttosto ripropone una densa “meditazione” che nella sua comunità era maturata nel tempo: Gesù era stato davvero un pastore buono, amorevole, che si era preso cura delle pecore deboli.

La comunità di Giovanni pensava a Gesù con questo immaginario affettivo davvero efficace. Siccome già all’interno della comunità c’erano alcuni che cominciavano a farla da padroni, a voler prevalere e “ambivano il primo posto” (3a lettera di Giovanni) dimenticando l’esempio del maestro che si era fatto “servo” di tutti, Giovanni colloca in grande evidenza due passi stupendi. Il primo è la lavanda dei piedi (Giovanni 13) e il secondo è la parabola del buon pastore. Si tratta di due pagine di forte sapore polemico e di genuina correzione fraterna.

Come riportare la comunità e principalmente coloro che in essa svolgono un ministero sulla strada del Vangelo? Come contrastare l’infezione mondana che sta corrompendo la comunità e trasformando il servizio in potere? Come svelare la possibilità, sempre presente in chi esercita una funzione autorevole, di pervertire il suo ministero cadendo nella tentazione del potere e del primeggiare? Davanti a questi interrogativi il nostro redattore del Vangelo (che noi chiamiamo Giovanni) individua una risposta, una strada: ripropone a tutta la comunità e a se stesso l’immagine di Gesù buon pastore. Amore, servizio, coerenza sembrano i colori di questa “icona”. Questa, e non altra, è la strada che Dio ci indica attraverso la testimonianza di Gesù. Per Giovanni occorre sempre rifarsi a quel maestro che ha lavato i piedi, a quel pastore amoroso che le folle della Palestina e il gruppo dei discepoli e delle discepole avevano conosciuto ed esperimentato, a quel profeta che annunciava e testimoniava l’amore di Dio verso le Sue creature con gesti e parole di cura.

La lezione resta attuale

Eccome! Questo insegnamento non ha perso vigore e validità oggi per noi, tanto nella chiesa quanto nella società. Se nella letteratura classica i re venivano chiamati “pastori dei popoli”, le Scritture enunciano i lineamenti spirituali delle “guide”, degli anziani e dei diaconi delle comunità con i tratti del “buon pastore” oppure dei pastori mercenari e infedeli. Prenderci cura anziché cercare il nostro potere è la direzione che la Bibbia indica per ciascuno di noi all’interno della nostra esperienza di fede, come uomini e come donne, come ministri o come laici.

Ma quanto potrebbero riflettere in questa direzione tutti coloro che hanno responsabilità politiche, culturali, educative. L’autorità è davvero preziosa quando si prefigge di prendersi cura. Oggi siamo immersi in uno scenario in cui, senza generalizzare, si vedono molte autorità politiche occuparsi dei propri interessi personali o di famiglia, pascersi di vanità e di potere. Molti mercenari siedono in alto. Il “caso Italia” non è l’unico. Ciascuno/a di noi può nella sua vita quotidiana domandarsi come genitore, insegnante, educatore, professionista, operaio, impiegato, amico/a … se davvero vive le relazioni come luogo d’amore, come spazio e pratica di cura reciproca. Questo è un cammino in cui si entra lentamente, faticosamente ma anche gioiosamente, liberandoci dalla disattenzione e dallo spirito mercenario.

Conduce fuori, spinge fuori, cammina davanti

Non voglio dimenticare i versetti 3 e 4 di cui ho fornito in questo sottotitolo la traduzione letterale del testo greco. Il buon pastore conduce fuori le pecore, le spinge all’aperto e cammina davanti a loro… Ecco come penso e sogno, a partire da questa bella immagine “pastorale” di Gesù, il compito di chi svolge un ministero, un servizio di animazione nella comunità cristiana. Come suscita fiducia in Dio questo accompagnare le persone verso la vita adulta, verso l’assunzione delle proprie responsabilità, verso la capacità di decidere autonomamente al cospetto di Dio rompendo infantili e mortificanti dipendenze.

In una chiesa in cui spesso, come succede in questi anni, le gerarchie tengono le persone “dentro” i propri recinti istituzionali e, anziché “spingerle” a vivere una fede matura e libera nel mondo, le rinchiudono dentro “ovili ecclesiastici” sempre più rigidi e stretti, questo orizzonte è estremamente rilevante. Spesso, lo ricordo con dolore, ci tocca constatare la presenza di una “chiesa della paura”, una chiesa che tira indietro … anziché camminare avanti fiduciosamente. Anzi, questa chiesa gerarchica parte sempre ad acciuffare chi, stanco di certa aria avvizzita del recinto chiuso e delle risposte preconfezionate, si inoltra “fuori” dello spazio autorizzato … in cerca delle “verdi erbe” del Vangelo. A molti questa “chiesa dei no”, questa chiesa che tira indietro e proibisce le boccate d’aria pura, è diventata una casa malsana dalla quale è addirittura necessario uscire.

Chi, come me, pensa invece che in questa chiesa - che amo appassionatamente nonostante tutto - sia bello e fecondo rimanere, cerca di aprire porte e finestre, di far saltare qualche catena perché la casa sia più accogliente, più spaziosa, più amante delle voci della strada, più vicina al Vangelo di Gesù, alla sua pratica di buon pastore. Se oggi come chiesa non ci decidiamo ad aprire le nostre finestre a nuove voci, al grido della strada, al soffio “sconvolgente” del vento di Dio… rischiamo di imprigionare molte persone dentro una fitta rete di leggi e leggine che poco o nulla hanno in comune con il Vangelo di Gesù.

Il buon Pastore

O Dio, che hai regalato al mondo e alle chiese tanti buoni pastori, tante donne e tanti uomini che vivono la loro funzione come servizio di amore, noi Ti ringraziamo per la testimonianza che ci hai dato mediante Gesù, il buon pastore. Ma, soprattutto, noi ci rivolgiamo a Te sapendo che le Scritture fanno di Te non solo il pastore buono ed amorevole, ma l’unico pastore a cui possiamo affidare le nostre esistenze. Così Ti preghiamo con il Salmo 23:

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del Suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché Tu sei con me.
Il Tuo bastone e il Tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me Tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.

Fiducia

A guardare la società di oggi (nella quale i mercenari tornano di moda anche tra la gente del popolo) si ha l’idea che troppi pastori siano diventati dei macellai. Interessano le “pecore” quando procurano consenso, potere, voti, denaro, immagine. Ma è pur vero che, se c’è un po’ di fiuto e di saggezza, è ben possibile conoscere chi è onesto e chi è mestierante.

Giovanni, continuando il suo linguaggio iconico e mistico, dipingendo Gesù ci indica la “struttura” del pastore degno di questo nome: è colui che sente che le “pecore” gli sono state affidate da Dio e non sono una proprietà di cui può disporre a piacimento. Il cuore del pastore è in totale sintonia e condivide gli stessi sentimenti di cura di colui che gli ha affidato le pecore. Ecco Gesù, il suo “ritratto” spirituale concreto: “Io e il Padre siano una cosa sola”.

Questa non è un’affermazione dogmatica; si tratta di una espressione funzionale che dipinge l’unità di intenti, la completa adesione di Gesù alla missione che Dio gli ha affidato. Di due persone che si amano intensamente anche noi diciamo metaforicamente: “Sono una cosa sola… Sono un cuor solo ed un’anima sola”, ma sappiamo bene che esse restano due persone distinte e separate. In qualche modo, se cerchiamo di aderire alla volontà di Dio come ha fatto Gesù, anche noi diventiamo persone che imparano a prendersi cura.

Di questo hanno bisogno il mondo e la chiesa se vogliono rigenerarsi. Di questa capacità di prenderci cura abbiamo bisogno noi per convertirci ogni giorno al Vangelo di Gesù.

Franco Barbero



PASTORES DEMACIADAS COMPLICACIONES

El Evangelio de hoy se lee como una unidad literaria y teologica, con la palabra de un Buen Pastor. Cuado la biblia quiere hacer un elogio altisimo de una persona, de un rey , de un profecta, de un maestro... , lo dibuja en la fugura de un buen pastor . No solo porque en una cultura Agricola-Pastoral este ere un lenguaje de inmediata comprension , pero todavia mas porque en las escrituras antiguas es Dios mismo que viene presentado como el Buen Pastor por excelencia . Ahora entonces que presenta Jesus como un buen pastor significa reconocer en el el testimonio de Dios, aquel que Dios a dado la Mision de cuidado de sus "Ovejas".
Hoy dia hablar de Pastores , en esta sociedad eletronica y mediadora,parece una referencia a un ecenario [ ] , [ ] de otros tiempos. Si despues unimos "Pastores y Ovejas" , el discurso no nos viene estrano para la mayoria de nosotros , pero a saber antiguo: existen muchas personas que quieren rodearse de ovejas dociles y ovedientes, que suenan una sociedad de "ovejas" alineadas a criticas de gobernar y manipular a su gusto. aunque se siente hablar "de dociles ovejas " , de "sagrados pastores", y de hijos fieles de la iglesia con un lenguaje dulce y a quien suena una comunidad eclesiastica toda bien ordenada y ovediente a las ordenes de la jerarquia .

EL SIGNO DEL CUIDADO AMOROSO

Para no caer en estas graves antiguedades ocurre recordadar que la imagen del pastor y de las ovejas tenian otro significado, aunque bien otro sonido en las escrituras biblicas. El contesto en el cual los primeros lectores de las escrituras vivian , presentaban seguido adelante de sus ojos el pasaje de una oveja amorosamente guida de un pastor . El pastor era un simbolo del cuidado : El conocia sus ovejas una a una , sus necesidades , sus fragilidades, sus "temperamentos" y sus pasos veloces o cojeantes.
El pastor confiable conocia los peligros de los sederos, las amenazas del camino , los recoridos cortos y las desviaciones., sabia donde se encontravan las fuentes de agua y donde estaban las zonas arridas y secas, como tambien las verdes . Aunque en la noche su corazon y sus ojos estaban atentos al minimo rumor sospechoso . Aveces el Pastor se habia cargado sobre su esplada la oveja coja o herida... un buen pastor habia por cuanto un bello grupo de cualidad, pero sobre todo era un hombre dedicado a sus ovejas. las amaba , las guiaba sabiamente verso los prados sanos y nutrientes y al peligro sabia defenderlas.

EL CONTENIDO COMUNITARIO

Cuando el ultimo redador del evangelio de Juan [95 - 100] describe esta bella imagen del Nazareno no tiene tanto la preocupacion de proyectar un discurso de Jesus. El mismo proponia una amplia meditacion que en su comunidad era madurada en el tiempo : Jesus habia estado de verdad un Pastor Bueno amigable que se habia tomado cuidado de las ovejas debiles .
La Comunidad de Juan pensaba en Jesus con este imaginable afecto de veraz eficaz . si como ya al interno de la comunidad habian algunos que comunicaban hacer de patrones, a querer prevalecer "ambiciaban el primer puesto " (3a Carta de Juan) olvidandoce del ejemplo del maestro que se habia hecho "servidor" de todos Juan coloca en gran evidencia dos pasos estrupendos . El primero es el lavatorio de los pies (Juan 13) es el segundo en la palabra del buen pastor se trata de dos paginas de fuerte sabor polemico y de original corresion fraternal.
Como llavar la Comunidad y principalmente a aquellos que en ella desenvuelven un Ministerio en el Camino del Evangelio ? como contrarestar la infecion del mundo que esta corrompiendo la comunidad y tranformando el servicio en poder?. Como descubrir la posibilidad siempre presente en quien ejercita una funsion autoritaria , de pervertir su ministerio callendo en la tentacion de poder y de constituirse el primero ? . adelante de estos interrogativos el redactor de nuestro evangelio que nosotros llamamos Juan ) encuentra una respuesta, un camino : proponineod a toda la comunidad y asi mismo la imagen de Jesus Buen Pastor. Amor , Servicio, Coherencia, parecen los colores de esta "imagen" . Este y no es otro el Camino que Dios nos indica a travez de la testimonianza de Jesus . Por Juan nos ocurre siempre referinos al Maestro que tiene lavado los pies , a aquel pastor amoroso que la gente de Palestina y el grupo de los dicipulos y dicipulas habian conociod y esperimentado, a aquel profecta que anunciava y testimoniava el amor de Dios para sus criaturas con gestos y palabras de cuidado.

LA LECCION CONTINUA ACTUALIZADA

Estoy aqui esta ensenanza no aperdido rigor y validez hoy para nosotros , tanto en la iglesia como en la sociedad. Si en la lectura clasica los reyes venian llamados "Pastores de los Pueblos", las escrituras anuncian los lineamentos espituales de las "Guia" de los ancianos y de los Diaconos de la Comunidad con los tratos del "Buen Pastor", o tambien de los pastores mecenarios e infieles. Cojer cuidado antes que buscar nuestro poder y las direcciones que la biblia indica para cada uno de nosotros al interior de nuestra esperiencia de Fe, como hombres y como mujeres, como ministros y como laicos.
Pero cuanto se puede reflexionar en estas direcciones todos aquellos que tienen responsabilidades politicas , culturales, educativas. La autoridad es deveras preciosa cuando se esfuerza de cojer cuidado. Hoy estamos sumerjidos en un esenario en el cual sin generalizar , se ven muchas autoridades Politicas y Ecleasiasticas ocuparse de los propios intereses personales o familiares , llenarse de vanidad y de poder. Muchos Misioneros se sienten altos . El "caso Italia" no es el unico. Cada uno/a de nosotros puede en su vida diaria preguntarse como padre o ensenante, educador o profesionista, trabajador, amigo/a ... si de veras vive la relacion como lugar de amor como espacio y practivca de cuidado mutuo . Este es un camino en el cual se entra lentamente , fatigozamente mas aunque gloriosamente , liberandonos de la desatencion y del espiritu mercenario.

CONDUCE FUERA, EMPUJA FUERA , Y CAMINA ADELANTE

No quiero olviadar los versos que 3 y 4 de las cuales e tomado este subtitulo la troduccion literal del texto griego. El buen Pastor conduce fuera las ovejas a partir de esta bella imagen "Pastorales" de Jesus , el deber de quien desenvuelve un Ministerio, un servicio de animacion en la Comunidad Cristiana. Como crece la confianza en Dios este acompanamiento de personas hacia la vida adulta, a travez de la asuncion de las propias responsabilidades, a travez de las capacidades de decidir automaticamente respecto a Dios rompiendo infantiles y mortificantes dependencias .
En una iglesia en la cual a menudo , como sucede en estos anos, la Jerarquia tiene a las personas "Dentro" los propios limites institucionales y antes que "empujarlos" a vivir una Fe madura y libre en el mundo , los encieran dnetro "Lineas Eclesiasticas" siempre mas rigidas y estrechas , este orizonte es estremamente relevante. , seguido, lo recuerdo con dolor, nos toca constatar la presencia de una "Iglesia del Miedo" una iglesia que tirra atras... antes que caminar adelante confiadamente . al contrario, esta iglesia Jerarquica parte siempre de a desconectar quien esta cansando de cierto aire contaminado de los lugares cerrados y de las respuestas ya hechas y otras "fuera de los espacios autorizados ... en busaca de las "verdes hierbas" del evangelio a muchos esta "iglesia del No" esta iglesia que tirra atras y prohibe los suspiros de aire puro , y se convierte en una casa malsana de la cual se debe necesariamente salir.
Quien como Yo, piensa en vez que esta iglesia - amo apasionadamente no ostante todo sea bello y fecundo quedara, cerca de habrir puertas y ventanas de hacer saltar cualquier cadena porque la casa sea mas acojedora, mas espaciosa, mas amante de las voces de la calle , mas cerca del evangelio de Jesus, a la practica del Buen Pastor , si hoy como Iglesia no nos desidimos habrir nuestras ventanas , a nuevas voces, al grito de la calle al suspiro "escomvolyente" del viento de Dios... arriesgamos de encarcelar muchas personas dentro de una fila llena de leyes e leyecitas que poco o nada tiene en comun con el evangelio de Jesus .

EL BUEN PASTOR

Oh Dios que has regalado al mundo y a la siglesias tantos buenos Pastores tantas mujeres y tantos hombres que viven en la funcion de ellos como servicio de amor , nosotros te agradecemos por la testimonianza que nos has dado mediante Jesus, el buen Pastor. Pero , sobre todo nosotros nos dirigimos a ti conociendo que las escrituras hablan de ti no solo como Pastor Bueno y amoroso , pero el unico pastor con el cual podemos confiar nuestra existencia asi te rogamos con el salmo 23

El Senor es mi Pastor:
Nada me falta .,
en verdes pastos el me hace reposar
a las aguas de descanzo me conduce ,
y reconforta mi alma
por el camino del bueno me dirije
por amor de su nombre
anque pase por quebradas oscuras
porque tu estas conmigo
con tu varra y tu baston
y al verlas voy sin miedo.
la mesa has preparado para mi
frente a mis adversarios,
con aceite perfumas mi cabeza y rellenas mi copa
Iran conmigo la dicha y tu favor
minetras dure mi vida ,
mi mansion Sera la casa del Senor
por larjos , larjos Dias..

CONFIANZA

Al mirar la sociedad de hoy en la cual los mercenarios regresan de moda aunque entre la jente del pueblo se da la idea de que muchos pastores se han convertido en Carniceros . No les interesa las "ovejas" cuando desean prestigio, votos, dinero, imagen, pero es verdad que si hay un poco de sabiduria es muy posible conocer quien es honesto y quien es enganador , Juan , continuando con su lenguaje unico y mistico , pintando Jesus nos indica la "extrutura" del Pastor digno de este nombre: es con El que siente que las "ovejas" le han sido confiadas de Dios y no son una propiedad de la cual pueden disponer a deseo. El corazon de un Pastor esta en total sintonia y condivide los mismos sentiminetos de cuidado de El que le a confiado la oveja. Este es Jesus , su "retrato" espiritual concreto : "Yo y el Padre somos una sola Cosa"
Esta no es una afirmacion dogmatica., se trata de una espresion funcional que dibuja la unidad de entender , la completa adhersion de Jesus a la Mision que Dios le a confiado. De dos personas que se aman intensamente aunque nosotros decimos metaforicamente : "Somos una sola cosa... Somos un solo corazon, una sola alma ", mas sabemos bien que ellos quedan en dos personas distintas y separadas. en cuanquier modo si buscamos de adherirnos a la voluntad de Dios como a hecho Jesus, auqnue nosotros seremos personas que aprenderemos a tener cuidado.
De esto tiene necesidad el mundo y la iglesia si quieren regenerarse. De esta capacidad de tener cuidado , necesitamos nosottros para convertirnos cada dia al evangelio de Jesus .

Traducido en español por +johncardenal