Commento alla lettura biblica liturgica del 30 maggio 2004


 

Pentecoste

Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio» (Atti 2, 1-11).

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto (Giovanni 14, 15-26).

 

Pentecoste è la cenerentola delle feste cristiane. Si fa un pò di retorica dogmatica sullo Spirito Santo, ma sostanzialmente si cerca di "aggirare l'ostacolo", di "ammansire" e annacquare il messaggio disturbante della Pentecoste.

Siccome questa festa ricorda quel "vento impetuoso che riempì tutta la casa in cui si trovavano" (Atti 2, 3) e quel "parlare lingue diverse" (Atti 2, 4), essa ci riconduce ad un evento scomodo: Dio, qui rappresentato simbolicamente dal vento impetuoso e dalle lingue di fuoco che si posano su ognuno dei presenti, entra in questa casa come forza che sconvolge, risveglia, apre porte e finestre.

Nella pagina del Vangelo di Giovanni che abbiamo letto si parla invece del "Paraclito", il "chiamato accanto".

Per i discepoli che stanno per intraprendere il cammino nelle vie del mondo, Dio sarà colui che starà accanto, guiderà verso la verità. Lo Spirito Santo è la "cifra" teologica per dire la vicinanza e la forza con cui Dio sosterrà il cuore e l'azione dei discepoli. Lo sappiamo: senza questa forza che viene "dal cielo" non c'è possibilità di inoltrarsi con fiducia e speranza nelle vie del mondo. Queste donne e questi uomini ne erano ben consapevoli.

Ci vorrebbe questo vento...

Mi piace molto indugiare a riflettere su questo vento impetuoso.

Ciascuno/a di noi, in parecchi momenti della vita, sente che per superare l'egoismo, per stanarsi dalle proprie pigrizie, per uscire da certi compromessi ha bisogno di un "vento impetuoso", di uno scossone.

Se ci lasciamo penetrare dal messaggio evangelico in profondità, "il vento di Dio" arriva davvero e scuote tutta la casa, cioè le coordinate della nostra vita. Dio sa raggiungerci e regalarci dei benefici terremoti per farci uscire dai nostri "luoghi chiusi", dalle prigioni del nostro egoismo e dei nostri pregiudizi.

Quanto bisogno di vento impetuoso c'è nelle nostre chiese! Da giovane avevo scritto un sogno. Una ventata divina più impetuosa del solito aveva sradicato il Vaticano che, come un castello di carta, si era trasformato in case popolari. Lo stesso vento aveva profeticamente "dato alla testa" al papa che, radunati i cardinali, li aveva licenziati e sconvolti invitandoli ad andare a vivere con lui nelle borgate romane per occuparsi di cose serie, anzichè trastullarsi in vari discorsi ai capi di stato, agli ambasciatori, ai grandi della terra. Nel sogno andai qua e là in alcune chiese mentre la domenica si celebrava l'eucarestia. Comparivano parroci uomini e parroci donne che annunciavano un vangelo di pace, di giustizia mai udito così chiaramente. Per giunta in quelle chiese, gioiosamente, con rispetto, tutti/e potevano prendere la parola... Da queste liturgie erano ormai assenti tutti coloro che oggi vanno a far bella mostra di sé in vista delle elezioni. Vedevo questi eleganti signori uscire scuotendo il capo...

Il mio sogno, in questi giorni in cui si sono ricordati i 750 anni della Basilica di San Francesco ad Assisi, si è rovesciato: come hanno preso in giro Francesco D'Assisi! A che punto si arriva... Si sono viste certe facce di bronzo, certi spudorati politicanti di casa nostra, certi guerrafondai.... tutti lì a dichiararsi uomini di pace, benedetti da quel cardinale che oggi impersona al massimo livello il potere romano, cioè l'opposto dello spirito di Francesco d'Assisi. Il mondo ufficiale è pieno di farse. Quelle fatte in chiesa sono ancor più vomitevoli.

Parlare altre lingue

La Pentecoste non solo è smascheramento di tante ipocrisie, ma ancor più è un vero e proprio "attentato" contro che vorrebbe imporre alla chiesa una sola lingua, quella della gerarchia. Lo Spirito di Dio dà la parola ai muti e infonde coraggio a tutte quelle donne e a quegli uomini che nella comunità cristiana non hanno voce, sono fatti tacere.

Sarebbe davvero pentecoste se nella predicazione, anzichè ripetere i premasticati vaticani, si annunciasse il messaggio liberante della Scrittura.

La comunità di Gesù ha bisogno di mille voci per poter vivere e crescere nella libertà. Troppi/e cristiani/e sono senza voce perchè il potere ha tolto spazio e libertà e li ha riempiti di paura.

Trent'anni ormai compiuti

Oggi la comunità cristiana di base ricorda i suoi primi 30 anni di vita.

Voglio chiudere questa riflessione pregando perchè il vento graffiante, caldo ed impetuoso di Dio rilanci in ciascuno/a di noi la conversione e l'impegno. Sento di averne bisogno in prima persona. La comunità ha preparato una intera liturgia per questa festa. Potrete leggerla qui di seguito a partire da domenica sera.

Franco Barbero