Commento alla lettura biblica liturgica del 9 maggio 2004


 

Un amore senza fine

 
Quand'egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Giovanni 13, 31-35).
 

Il redattore del Vangelo ha collocato  questi brevi e densi versetti in un "momento" del tutto particolare, in un gioco di luce e di tenebre.

Gesù ha appena lavato i piedi ai discepoli, viene preannunciato il tradimento di Giuda (una pagina certamente scritta come profezia post-eventum per cui si mette al futuro ciò che è già avvenuto) e subito dopo si preannuncia, con il consueto procedimento letterario, il rinnegamento di Pietro. Questo "comandamento nuovo", evidentemente, è una pagina in contrasto profondo e radicale con quanto sta avvenendo nei discepoli. Il gruppo sembra sfaldarsi e il legame di amore solidale appare molto fragile.

Ma alle spalle di questa pagina giovannea c'è una realtà pesante, come si evince da altri scritti contemporanei (le tre lettere di Giovanni). La comunità è dilaniata da lotte interne; rivalità, antagonismi, contrapposizioni ne minacciano la stessa esistenza.

E' in questo contesto che il redattore del Vangelo (che noi chiamiamo Giovanni) inserisce con vigore un preciso "ordine", comandamento, orientamento facendolo risalire a Gesù che certamente più volte aveva ammonito i discepoli e le discepole a instaurare tra di loro relazioni di profonda fraternità e sororità.

Gesù ha fatto fiasco?

Se leggiamo con attenzione e con discernimento storico e critico le pagine dei vangeli, dobbiamo realisticamente constatare, forse con un pò di sorpresa, che Gesù non ha mietuto tanti successi. Nemmeno a lui tutte le ciambelle sono riuscite con il buco. A tutta prima, guardando ai risultati ottenuti, Gesù non sembra essere stato un buon maestro.

Ha cresciuto il suo "traditore" nel gruppo degli intimi; i discepoli continuamente bisticciano per sapere chi è il "preferito" e il più importante; il più delle volte fraintendono le sue parole; non sono affatto privi di paure e ottusità; spesso preferiscono allontanare il maestro da chi "disturba"...

Ma Gesù è un profeta ed un maestro che guarda lontano. Egli sa che l'amore cresce lentamente, a fatica, tra mille contraddizioni dentro e tra di noi. Egli attese Pietro dopo il suo smarrimento, comprese le debolezze di chi gli stava intorno, non si stancò di seminare. Seppe attendere...

Questa è la vera "sapienza" che Dio regala ai suoi testimoni nel mondo. Il suo è stato un amore longanime, vissuto con la fiducia di chi getta un seme e poi affida tutto alla terra, al sole, all'acqua e a Dio.

Come io ho amato voi

Detesto tutta la retorica religiosa, spiritualista di chi dipinge l'amore di Gesù come onnipotente. Prima di tutto perchè è una menzogna e poi perchè questa evanescenza ci immette sul binario morto dell'illusione.

Guardiamo con attenzione il dato storico. Gesù è per noi il testimone per eccellenza di una vita impostata secondo la volontà di Dio, una vita vissuta nella direzione dell'amore. Ma anche il suo amore è stato spesso limitato ed impotente.

Non ha potuto liberare Giuda dall'angoscia che l'ha portato al suicidio, non ha potuto occuparsi se non di poche persone tra le tante che incontrò. In una società piena di attese, di miseria, di sfruttamento, di malattie è riuscito, con tutto l'amore di cui era capace, a fare ben poco. A Nazareth non riuscì a fare quasi nulla. Con la donna cananea imparò ad andare oltre il suo pregiudizio e fu da lei duramente ripreso per aprirsi ad un amore più grande.

Con tutta probabilità certe espressioni violente e pungenti (che i redattori dei vangeli hanno poi indirizzato contro i loro avversari di turno) appartennero al linguaggio concreto di Gesù: "Satana", "razza di vipere", "gente dal cuore indurito" (Marco 8,18), "covo di briganti, "ipocriti", "generazione malvagia e adultera" (Matteo 12,39) "fino a quando resterò con voi? fino a quando dovrò sopportarvi?" (Matteo17,17), e altre espressioni non esprimono solo l'indignazione, ma anche la difficoltà che lo stesso Gesù esperimentò per vivere con amore tutte le relazioni.

Un maestro fa fiasco quando semina nell'aria. E', invece, saggio e credibile quando nella sua vita personale vive quell'amore di cui parla. E Gesù parla davvero di sentieri che conosce, di difficoltà con le quali ha fatto i conti nella sua esistenza quotidiana. Non è "un angelo dal ciel disceso per troppo peso", non è Dio in sembianze umane che compie una passeggiata dimostrativa tra di noi, come certa cristologia trionfalistica ce lo presenta.

Il suo invito all'amore entra nel mio cuore perchè sento che Gesù su questa strada, difficile e liberante, ci ha preceduto.

Ancora un'annotazione importante: Gesù non è mai il maestro che si pavoneggia per la sua virtù. Questi versetti del Vangelo lo dicono esplicitamente: Gesù riconosce senza mezzi termini che ciò che fiorisce, splende e porta frutti nella sua vita è un dono di Dio, cioè la Sua "gloria" che lo investe, detto nello stile del Vangelo di Giovanni. Noi siamo così posti davanti ad un maestro che ha conosciuto fatica, limiti ed insuccessi, ma non ha mai cessato di convertirsi all'amore. Nello stessi tempo egli, con il suo costante riferimento a Dio, ci indica dove sta la sorgente dalla quale attinge la forza per amare.

Una diffusa manipolazione

Voglio fare ancora un accenno che ritengo necessario, anche se scomodo.

Questo invito ad amarci tra di noi viene spesso usato per invocare un concordismo sociale, ecclesiale ed ecclesiastico piuttosto ambiguo. Io non mi sento in comunione di amore con Blair, Bush e tanti governanti nostrani che si dichiarano cristiani. Non li amo. E' già qualcosa che non li odi. Non auguro loro alcun male, ma non arrivo più in là. Anzi non mi sentirei affatto di partecipare ad un culto cristiano con loro. Se esistesse una giustizia giusta che li mettesse in prigione, come aggressivi, assassini e responsabili delle torture di cui erano a piena conoscenza, non mi sottrarrei al compito di visitarli come carcerati.

Ma l'amore deve avere una sua dignità e noi cristiani lo abbiamo svuotato abbracciando e ammettendo nei sacri palazzi  o nelle nostre celebrazioni fior di delinquenti vestiti da capi di stato. Ho tra le  mie carte la foto di Pinochet che riceve la comunione,  quella di Berlusconi ai piedi del papa... Gesù non ha cercato l'abbraccio di Erode, di Pilato, dei sommi sacerdoti.

Restare aperti all'amore per me significa anche non semplificare la realtà e prendere posizioni precise nella società. L'amore vuole la giustizia. Il "vogliamoci tutti bene" non mi sembra proprio un "manifesto" evangelico.

Franco Barbero



Un amor sin fin

El escritor del evangelio a colocado estos breves e intensas frases en un "momento"muy particularentre un juego de luz y oscuridad.
Jesus a apenas lavado los pies a sus disipulos y viene anunciada la traicion a Jesus (una pagina verdadera escrita como profesia antes del acontesimiento porque mete en el futuro aquello que esta ya contestado y rapidamente despues del primer anuncio con el siguiente procedimiento literario la negacion de Pedro. Este "mandamiento nuevo" evidentemente es una pagina en contrasto profundoy radical. con esto que esta aconteciendo a los discipulos.
El grupo parece disperzarse y la union de amor solidaria parece muy fragil.
Mas en la espalda de estas paginas de juan hay una realidad pesante como se evidencia en otros escritos contemporaneos (la 3 letra de san juan) la comunidad se enfrenta entre si , a luchas intensas, rivalidades, contra posiciones que amenazan sus mismas existencias.
En este contesto que el escritor del evangelio " que nosotros llamamos juan " da con fuerza una precisa "orden" mandamiento de orientacion.
Haciendo rtesaltar a jesus que muchas veces habia dicho sus discipulos y discipulas a instaurar entre ellos una relacion de profunda hermandad y soliedaridad.

Jesus a hecho un fracaso

Si leemos con atencion y disernimiento historico y escrito las paginas del evangelio debemos realmente constatar a mejor con un poco de sorpresa que jesus no ha metido tantos sucesos, mucho menos a el todas las cosas le han salido en oscuridad. A primera vista mirando los resultados obtenidos , jesus no parece haber estado un buen maestro. A dejado crecer su "traidor" en el grupo de los intimos; y los discipulos continuamente discuten entre ellos por saber quien es "el preferido" y el mas importante; y muchas veces intentan interpretar sus palabras; no con afecto particular de temor; y seguido prefieren alejar al maestro de quien " disturba"...
Mas jesus es profeta, maestro que mira lejos. Elos saben que el amor crece lentamente,con fatiga , con muchas contradicciones , dentro de ellos y fuera de ellos.
Ellos inclusive Pedro, despues de su perdida"negazion", comprende la debilidad de los que estan alado, no se cansan de sembrar. Sabe entender....
Esta es la verdadera "sabiduria" que Dios regala a sus testigos en el mundo. Jesus a estado un amor eterno, vivido con confianza de quien tira una semilla y despues confia todo a la tierra, el sol, al agua, a Dios.

Como yo e amado a ustedes

Detesto todas las palabrerias, espirituales que dibujan el amor de Jesus como omnipotente. Primero de todo porque es una mentira y porque despues es una vana esencia que nos mete en la linea de la muerte, de iluzion.
Miaremos con atenzion los datos historicos.Jesus es para nosotros el testimonio poe exelencia de una vida impostada segun la voluntad de Dios, una vida vivida en el camino del amor.
Pero aunque su amor a sido seguido limitado y potente.
No a padido liberarse de la angustia que lo levo al suicidio, no a podido ocuparse, si no de otras personas entre las tantas que encontro en el camino. En una sociedad llena de miseria, de explotamientom, de enfermedades, a logrado con todo el amor del qual era capaz, de hacer poco. A Nazareth no logro a hacer casi nada.Con la mujer canonea aprendio a ir mas alla de su judizio y fue por ella duramente cojido para abrirse a un amor mas grande.
Con toda la probabilidad ciertas expresiones violentas(que los escritores del evangelio han despues encaminado contra sus adversarios de turno) apartenecieron a un lenguaje concreto de Jesus:"Satanas", "raza de serpiente" gente de corazon duro " (Marco 8,18) "ipocritas" generacion malvada (Mateo 12,39) fino a quando restare con ustedes? fino a quando tendre che soportarlo?(Mateo17,17) y otras espreciones no esprimen solo indignazion, aunque la dificultad que el mismo Jesus esperimento para vivir con amor todas las relaziones.
Un maestro hace trajedia quando siembra en el ai. En vez, sabio y creedor quando en vida personal vive aquel amor del qual habla. Jesus deveras habla de caminos que conoce, de dificulta con la cual a hecho los contos en la vida diaria.
No es "un angel bajado del cielo por mucho peso", no es un Dios que esta de vacaciones, mostrandose entre nosotros, como ciertas cristologias lo present.
Su invito al amor entra en mi corazon porque siento que Jesus en este camino, dificil e liberante, nos a guiado.
T
odavia una cosa imporatante: Jesus no ha sido nunca el maestro que se agranda por su virtu.Estos versos del evangelio dicen especificamente.Jesus reconoce sin terminos medios que lo que florece, explende y porta frutos en su vida, es un dono de Dios, es decir su "gloria"y lo a dicho en el estilo evangelico de Juan.
Nosotros estamos puestos adelante de un maestro que a conocido la fatiga, limites e sucesos, pero nunca a sesado de convertirse en amor.

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Traducido en español por +johncardenal