Il redattore del Vangelo ha collocato questi brevi e densi versetti in un "momento" del tutto particolare, in un gioco di luce e di tenebre.
Gesù ha appena lavato i piedi ai discepoli, viene preannunciato il tradimento di Giuda (una pagina certamente scritta come profezia post-eventum per cui si mette al futuro ciò che è già avvenuto) e subito dopo si preannuncia, con il consueto procedimento letterario, il rinnegamento di Pietro. Questo "comandamento nuovo", evidentemente, è una pagina in contrasto profondo e radicale con quanto sta avvenendo nei discepoli. Il gruppo sembra sfaldarsi e il legame di amore solidale appare molto fragile.
Ma alle spalle di questa pagina giovannea c'è una realtà pesante, come si evince da altri scritti contemporanei (le tre lettere di Giovanni). La comunità è dilaniata da lotte interne; rivalità, antagonismi, contrapposizioni ne minacciano la stessa esistenza.
E' in questo contesto che il redattore del Vangelo (che noi chiamiamo Giovanni) inserisce con vigore un preciso "ordine", comandamento, orientamento facendolo risalire a Gesù che certamente più volte aveva ammonito i discepoli e le discepole a instaurare tra di loro relazioni di profonda fraternità e sororità.
Gesù ha fatto fiasco?
Se leggiamo con attenzione e con discernimento storico e critico le pagine dei vangeli, dobbiamo realisticamente constatare, forse con un pò di sorpresa, che Gesù non ha mietuto tanti successi. Nemmeno a lui tutte le ciambelle sono riuscite con il buco. A tutta prima, guardando ai risultati ottenuti, Gesù non sembra essere stato un buon maestro.
Ha cresciuto il suo "traditore" nel gruppo degli intimi; i discepoli continuamente bisticciano per sapere chi è il "preferito" e il più importante; il più delle volte fraintendono le sue parole; non sono affatto privi di paure e ottusità; spesso preferiscono allontanare il maestro da chi "disturba"...
Ma Gesù è un profeta ed un maestro che guarda lontano. Egli sa che l'amore cresce lentamente, a fatica, tra mille contraddizioni dentro e tra di noi. Egli attese Pietro dopo il suo smarrimento, comprese le debolezze di chi gli stava intorno, non si stancò di seminare. Seppe attendere...
Questa è la vera "sapienza" che Dio regala ai suoi testimoni nel mondo. Il suo è stato un amore longanime, vissuto con la fiducia di chi getta un seme e poi affida tutto alla terra, al sole, all'acqua e a Dio.
Come io ho amato voi
Detesto tutta la retorica religiosa, spiritualista di chi dipinge l'amore di Gesù come onnipotente. Prima di tutto perchè è una menzogna e poi perchè questa evanescenza ci immette sul binario morto dell'illusione.
Guardiamo con attenzione il dato storico. Gesù è per noi il testimone per eccellenza di una vita impostata secondo la volontà di Dio, una vita vissuta nella direzione dell'amore. Ma anche il suo amore è stato spesso limitato ed impotente.
Non ha potuto liberare Giuda dall'angoscia che l'ha portato al suicidio, non ha potuto occuparsi se non di poche persone tra le tante che incontrò. In una società piena di attese, di miseria, di sfruttamento, di malattie è riuscito, con tutto l'amore di cui era capace, a fare ben poco. A Nazareth non riuscì a fare quasi nulla. Con la donna cananea imparò ad andare oltre il suo pregiudizio e fu da lei duramente ripreso per aprirsi ad un amore più grande.
Con tutta probabilità certe espressioni violente e pungenti (che i redattori dei vangeli hanno poi indirizzato contro i loro avversari di turno) appartennero al linguaggio concreto di Gesù: "Satana", "razza di vipere", "gente dal cuore indurito" (Marco 8,18), "covo di briganti, "ipocriti", "generazione malvagia e adultera" (Matteo 12,39) "fino a quando resterò con voi? fino a quando dovrò sopportarvi?" (Matteo17,17), e altre espressioni non esprimono solo l'indignazione, ma anche la difficoltà che lo stesso Gesù esperimentò per vivere con amore tutte le relazioni.
Un maestro fa fiasco quando semina nell'aria. E', invece, saggio e credibile quando nella sua vita personale vive quell'amore di cui parla. E Gesù parla davvero di sentieri che conosce, di difficoltà con le quali ha fatto i conti nella sua esistenza quotidiana. Non è "un angelo dal ciel disceso per troppo peso", non è Dio in sembianze umane che compie una passeggiata dimostrativa tra di noi, come certa cristologia trionfalistica ce lo presenta.
Il suo invito all'amore entra nel mio cuore perchè sento che Gesù su questa strada, difficile e liberante, ci ha preceduto.
Ancora un'annotazione importante: Gesù non è mai il maestro che si pavoneggia per la sua virtù. Questi versetti del Vangelo lo dicono esplicitamente: Gesù riconosce senza mezzi termini che ciò che fiorisce, splende e porta frutti nella sua vita è un dono di Dio, cioè la Sua "gloria" che lo investe, detto nello stile del Vangelo di Giovanni. Noi siamo così posti davanti ad un maestro che ha conosciuto fatica, limiti ed insuccessi, ma non ha mai cessato di convertirsi all'amore. Nello stessi tempo egli, con il suo costante riferimento a Dio, ci indica dove sta la sorgente dalla quale attinge la forza per amare.
Una diffusa manipolazione
Voglio fare ancora un accenno che ritengo necessario, anche se scomodo.
Questo invito ad amarci tra di noi viene spesso usato per invocare un concordismo sociale, ecclesiale ed ecclesiastico piuttosto ambiguo. Io non mi sento in comunione di amore con Blair, Bush e tanti governanti nostrani che si dichiarano cristiani. Non li amo. E' già qualcosa che non li odi. Non auguro loro alcun male, ma non arrivo più in là. Anzi non mi sentirei affatto di partecipare ad un culto cristiano con loro. Se esistesse una giustizia giusta che li mettesse in prigione, come aggressivi, assassini e responsabili delle torture di cui erano a piena conoscenza, non mi sottrarrei al compito di visitarli come carcerati.
Ma l'amore deve avere una sua dignità e noi cristiani lo abbiamo svuotato abbracciando e ammettendo nei sacri palazzi o nelle nostre celebrazioni fior di delinquenti vestiti da capi di stato. Ho tra le mie carte la foto di Pinochet che riceve la comunione, quella di Berlusconi ai piedi del papa... Gesù non ha cercato l'abbraccio di Erode, di Pilato, dei sommi sacerdoti.
Restare aperti all'amore per me significa anche non semplificare la realtà e prendere posizioni precise nella società. L'amore vuole la giustizia. Il "vogliamoci tutti bene" non mi sembra proprio un "manifesto" evangelico.