Intanto su questo brano i biblisti documentano parecchie questioni aperte. Con molta probabilità si tratta di un passo lucano che è poi stato incorporato nel Vangelo di Giovanni. Ma, qualunque sia la sua storia letteraria, si tratta di una pagina evangelica di inesauribile fecondità. Meditiamola ancora insieme una volta affinchè ognuno/a possa a sua volta soffermarvisi per ulteriori riflessioni personali. Si tratta, infatti, di un quadro davanti al quale ognuno/a di noi può cogliere particolari significativi.
Le letture femministe di questi ultimi venti anni hanno a buon diritto denunciato gli atteggiamenti maschilisti degli accusatori e la tenerezza di Gesù, segnalando anche a quali punti può giungere il legalismo esasperato. A me piace ritornare su questa pagina evangelica facendone una lettura cristologica e una interpretazione in chiave di psicologia del profondo.
Lettura cristologica
Qui non mi interessa tanto sottolineare che Gesù, parabolizzando Dio, fa esperimentare a questa donna l'amore accogliente di Dio. Preferisco mettere l'accento sull'atteggiamento e sul gesto di Gesù che, chinatosi, scrive per terra.
Gesù ha davanti a sé la donna e i suoi accusatori. Il contrasto tra questa donna umiliata e "piegata" sotto il suo peccato e la violenza collettiva di coloro che l'hanno condotta, dovettero ferire l'animo di Gesù. "Nella scena dell'adultera v'è da presupporre... un'istintiva simpatia per questa donna colta in flagrante, di solidarietà per una vittima contro la quale si sta per scaricare la reazione cieca e violenta del collettivo. Un collettivo che non riconosce la propria componente di aggressività inconscia; anzi, vengono invocati nell'occasione Mosè e la Legge a sostegno di una condanna, di cui farisei e anziani sarebbero soltanto i necessari esecutori materiali" (M.Garzonio, Gesù e le donne, Rizzoli, pag. 99).
Mi sembra che Gesù voglia trovare una strada che apra nuovi orizzonti alla donna e ponga i suoi accusatori nell'opportunità di riflettere. Forse Gesù cerca di mettere l'una e gli altri su un sentiero nuovo.
Le emozioni si scatenarono dentro il cuore di Gesù. Forse non era assente nemmeno una certa indignazione verso quelle persone che, di fronte al peccato altrui, non sanno fare altro che condannare, emarginare. Forse Gesù, conoscendo le norme giudaiche del tempo, cercava una strada che aprisse la legge nella direzione della misericordia e della solidarietà. Ma non esisteva, già confezionata, una risposta nuova. Con tutta probabilità, questo chinarsi per terra e questo suo scarabocchiare nella polvere non ha bisogno di interpretazioni tanto sofisticate.
Gesù non sa come fare, non riesce a trovare una strada e si china a scrivere per terra come per sedare la propria ansia, prendere tempo, pregare, far emergere una proposta che aiuti tutti a crescere nella direzione dell'amore che impedisce di dividere il mondo in peccatori e innocenti. Spesso ci siamo "fabbricati" una strana idea di Gesù, come se egli avesse sulla punta delle dita la soluzione per ogni problema, come se per lui tutto fosse chiaro e semplice. Invece, Gesù cercò, come ciascuno/a di noi, di capire e di porsi in atteggiamento corretto davanti alle persone e alle situazioni.
Questo scrivere per terra
La sequela di Gesù è una esistenza a tutto rischio. Non esistono risposte prefabbricate e la realtà non è così semplice e lineare come noi a volte desidereremmo. Anche a noi, a ciascuno/a di noi, piacerebbe trovare "l'autostrada del sole" e, invece, dobbiamo fare i conti con nebbie spesse e ricorrenti. Anche noi dobbiamo, in sostanza, chinarci a terra e scrivere nella polvere, cioè cercare un sentiero, una risposta. E siamo presi dall'ansia, dall'inquietudine, dall'incertezza.
Ci sono momenti in cui dobbiamo fare una pausa, imporci una sosta, per poter tentare un sentiero nuovo o, almeno, cercarlo. Questo riconoscerci poveri anche di soluzioni appartiene alla nostra realtà ed è inutile (e falso) credere di camminare sempre a fronte alta, con il sole in fronte. Dio non ha "telefonato" a Gesù la risposta "giusta", non gliel'ha suggerita all'orecchio. L'ha aiutato a cercarla.
E spesso ci tocca constatare che le nostre risposte sono proprio scarabocchi sulla polvere, tentativi terra terra. Ma in questa ricerca noi crediamo che il Dio di Gesù e il Dio nostro sia presente. Forse a noi piacerebbe trovare scritte in cielo le risposte che dobbiamo dare in terra, cercando nella polvere.
Con l'aiuto della psicologia del profondo
Eugen Drewermann nel suo volume "Vita che nasce dalla morte" (Edizioni Queriniana) offre alcuni spunti veramente interessanti sui quali vorrei innestare alcune mie riflessioni.
Che maledetta voglia di cogliere gli altri o le altre in flagrante, in colpa. Occuparsi della "psicologia degli sbirri" significa riconoscere la base che l'istituto della lapidazione trova nei nostri cuori con tutto quel desiderio di eseguire continuamente esecuzioni e condanne. In ciascuno/a di noi può sonnecchiare un lapidatore.
"Se le cose andranno da programma, ciascuno scaglierà la sua pietra. Nessuno avrà ucciso, però alla fine la donna sarà morta. Così fa la massa quando entra in azione... In definitiva nessun singolo individuo potrà più essere dichiarato responsabile. Nessun singolo individuo è competente; esiste soltanto il branco, l'insieme..." (pag. 193). Chinandosi a terra Gesù crea un clima di pace, di raccoglimento, di concentrazione, "Con questo prolungato attimo di quiete, Gesù porta al silenzio la bestia degli istinti" (pag. 196), scorpora e disarma pacificamente la massa degli accusatori. "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra". Questa stupenda frase fa sì che la massa si dissolva, e così non restano che singoli individui" (pag. 197).
La "mossa" di Gesù è dettata dalla sua forza di amore. Egli scioglie il branco, non accusando gli accusatori, ma interpellando ognuno direttamente. Gesù chiama l'individuo a uscire dal comodo nascondiglio della massa. Egli mette ognuno direttamente davanti al proprio cuore, davanti ai propri sentimenti, davanti alle proprie passioni, davanti alla responsabilità di una decisione personale. Davanti a se stesso, davanti a quella donna, davanti a Dio.
Nessuno di loro può nascondersi dietro una interpretazione di una norma e nessuno può più nascondersi nel mucchio. Io amo pensare che quegli uomini, deposte le pietre, siano tornati a casa più disponibili a fare i conti con il loro cuore, forse aperti a nuovi cammini. Voglio pensarli così: pietre che cadono e cuori che si aprono. Gesù non li ha vinti, non li ha umiliati. Li ha toccati, li ha invitati a diventare persone dotate di una positiva individualità. Gesù ha amato quei cuori rigidi non meno di quanto abbia amato il cuore smarrito, umiliato e spezzato di questa donna.
O Dio di Gesù,
Tu che hai guidato il nazareno sulla via dell'accoglienza
e hai reso la sua vita capace di spargere il profumo della fiducia in Te,
ravviva in ciascuno di noi la volontà di rinnovare le nostre relazioni,
lasciando cadere le pietre dei nostri desideri repressi
per liberare la grande voglia di amore che Tu hai deposto nei nostri cuori.
Metti sulle nostre labbra non le parole che vincono,
ma quelle che toccano.
Lapidatari
Non mi sembra casuale il fatto che qui, contro la stessa legge che puniva ugualmente l'uomo e la donna colti in flagrante, sia solo la donna ad essere trascinata da Gesù per essere lapidata invocando l'autorità di Mosè.
Guardiamo la società che abbiamo davanti agli occhi, gli spettacoli di governanti assassini come Sharon: molto spesso sono uomini maschi che alimentano nel mondo la cultura e al prassi delle armi. Non si può certo generalizzare. Esiste anche la violenza delle donne (penso agli studi di Cècile Dauphin, Arlette Forge, Dominique Jodineau...) ma oggi la guerra e la violenza hanno un grande alleato nel genere maschile. Il che deve farci pensare.
Ma questa pagina parla anche a me, di me. Spesso purtroppo mi accorgo di quanto io stesso sia più propenso a "tirare sassi" che non a vivere nella fiducia e nella magnanimità le mie relazioni quotidiane. Insomma anche in me qualche volta trovo il lapidatore. Non posso limitarmi a detestare questi scribi e farisei: debbo guardarmi dentro per espellere dal mio cuore il "lapidatore"... Si tratta, anche nel necessario discernimento critico che ci è richiesto come persone adulte, di mantenere sempre fiducia nelle persone, in qualunque situazione si trovino.
Ovviamente, lo ribadisco, traviseremmo il Vangelo se per un malinteso buonismo rinunciassimo al senso critico, alla contestazione rigorosa delle strutture e delle ideologie oppressive che spesso trovano spazio nella società e nella chiesa. Qui è in gioco altro. Si tratta di non erigerci a giudici inappellabili delle persone che possono sempre, con l'aiuto di Dio, incamminarsi verso un futuro nuovo.