Commento alla lettura biblica liturgica del 28 marzo 2004


 

Quando io lancio le pietre

 
Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più» (Giovanni 8, 1-11).
 

Intanto su questo brano i biblisti documentano parecchie questioni aperte. Con molta probabilità si tratta di un passo lucano che è poi stato incorporato nel Vangelo di Giovanni. Ma, qualunque sia la sua storia letteraria, si tratta di una pagina evangelica di inesauribile fecondità. Meditiamola ancora insieme una volta affinchè ognuno/a possa a sua volta soffermarvisi per ulteriori riflessioni personali. Si tratta, infatti, di un quadro davanti al quale ognuno/a di noi può cogliere particolari significativi.

Le letture femministe di questi ultimi venti anni hanno a buon diritto denunciato gli atteggiamenti maschilisti degli accusatori e la tenerezza di Gesù, segnalando anche a quali punti può giungere il legalismo esasperato. A me piace ritornare su questa pagina evangelica facendone una lettura cristologica e una interpretazione in chiave di psicologia del profondo.

Lettura cristologica

Qui non mi interessa tanto sottolineare che Gesù, parabolizzando Dio, fa esperimentare a questa donna l'amore accogliente di Dio. Preferisco mettere l'accento sull'atteggiamento e sul gesto di Gesù che, chinatosi, scrive per terra.

Gesù ha davanti a sé la donna e i suoi accusatori. Il contrasto tra questa donna umiliata e "piegata" sotto il suo peccato e la violenza collettiva di coloro che l'hanno condotta, dovettero ferire l'animo di Gesù. "Nella scena dell'adultera v'è da presupporre... un'istintiva simpatia per questa donna colta in flagrante, di solidarietà per una vittima contro la quale si sta per scaricare la reazione cieca e violenta del collettivo. Un collettivo che non riconosce la propria componente di aggressività inconscia; anzi, vengono invocati nell'occasione Mosè e la Legge a sostegno di una condanna, di cui farisei e anziani sarebbero soltanto i necessari esecutori materiali" (M.Garzonio, Gesù e le donne, Rizzoli, pag. 99).

Mi sembra che Gesù voglia trovare una strada che apra nuovi orizzonti alla donna e ponga i suoi accusatori nell'opportunità di riflettere. Forse Gesù cerca di mettere l'una e gli altri su un sentiero nuovo.

Le emozioni si scatenarono dentro il cuore di Gesù. Forse non era assente nemmeno una certa indignazione verso quelle persone che, di fronte al peccato altrui, non sanno fare altro che condannare, emarginare. Forse Gesù, conoscendo le norme giudaiche del tempo, cercava una strada che aprisse la legge nella direzione della misericordia e della solidarietà. Ma non esisteva, già confezionata, una risposta nuova. Con tutta probabilità, questo chinarsi per terra e questo suo scarabocchiare nella polvere non ha bisogno di interpretazioni tanto sofisticate.

Gesù non sa come fare, non riesce a trovare una strada e si china a scrivere per terra come per sedare la propria ansia, prendere tempo, pregare, far emergere una proposta che aiuti tutti a crescere nella direzione dell'amore che impedisce di dividere il mondo in peccatori e innocenti. Spesso ci siamo "fabbricati" una strana idea di Gesù, come se egli avesse sulla punta delle dita la soluzione per ogni problema, come se per lui tutto fosse chiaro e semplice. Invece, Gesù cercò, come ciascuno/a di noi, di capire e di porsi in atteggiamento corretto davanti alle persone e alle situazioni.

Questo scrivere per terra

La sequela di Gesù è una esistenza a tutto rischio. Non esistono risposte prefabbricate e la realtà non è così semplice e lineare come noi a volte desidereremmo. Anche a noi, a ciascuno/a di noi, piacerebbe trovare "l'autostrada del sole" e, invece, dobbiamo fare i conti con nebbie spesse e ricorrenti. Anche noi dobbiamo, in sostanza, chinarci a terra e scrivere nella polvere, cioè cercare un sentiero, una risposta. E siamo presi dall'ansia, dall'inquietudine, dall'incertezza.

Ci sono momenti in cui dobbiamo fare una pausa, imporci una sosta, per poter tentare un sentiero nuovo o, almeno, cercarlo. Questo riconoscerci poveri anche di soluzioni appartiene alla nostra realtà ed è inutile (e falso) credere di camminare sempre a fronte alta, con il sole in fronte. Dio non ha "telefonato" a Gesù la risposta "giusta", non gliel'ha suggerita all'orecchio. L'ha aiutato a cercarla. 

E spesso ci tocca constatare che le nostre risposte sono proprio scarabocchi sulla polvere, tentativi terra terra. Ma in questa ricerca noi crediamo che il Dio di Gesù e il Dio nostro sia presente. Forse a noi piacerebbe trovare scritte in cielo le risposte che dobbiamo dare in terra, cercando nella polvere.

Con l'aiuto della psicologia del profondo

Eugen Drewermann nel suo volume "Vita che nasce dalla morte" (Edizioni Queriniana) offre alcuni spunti veramente interessanti sui quali vorrei innestare alcune mie riflessioni.

Che maledetta voglia di cogliere gli altri o le altre in flagrante, in colpa. Occuparsi della "psicologia degli sbirri" significa riconoscere la base che l'istituto della lapidazione trova nei nostri cuori con tutto quel desiderio di eseguire continuamente esecuzioni e condanne. In ciascuno/a di noi può sonnecchiare un lapidatore.

"Se le cose andranno da programma, ciascuno scaglierà la sua pietra. Nessuno avrà ucciso, però alla fine la donna sarà morta. Così fa la massa quando entra in azione... In definitiva nessun singolo individuo potrà più essere dichiarato responsabile. Nessun singolo individuo è competente; esiste soltanto il branco, l'insieme..." (pag. 193). Chinandosi a terra Gesù crea un clima di pace, di raccoglimento, di concentrazione, "Con questo prolungato attimo di quiete, Gesù porta al silenzio la bestia degli istinti" (pag. 196), scorpora e disarma pacificamente la massa degli accusatori. "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra". Questa stupenda frase fa sì che la massa si dissolva, e così non restano che singoli individui" (pag. 197).

La "mossa" di Gesù è dettata dalla sua forza di amore. Egli scioglie il branco, non accusando gli accusatori, ma interpellando ognuno direttamente. Gesù chiama l'individuo a uscire dal comodo nascondiglio della massa. Egli mette ognuno direttamente davanti al proprio cuore, davanti ai propri sentimenti, davanti alle proprie passioni, davanti alla responsabilità di una decisione personale. Davanti a se stesso, davanti a quella donna, davanti a Dio.

Nessuno di loro può nascondersi dietro una interpretazione di una norma e nessuno può più nascondersi nel mucchio. Io amo pensare che quegli uomini, deposte le pietre, siano tornati a casa più disponibili a fare i conti con il loro cuore, forse aperti a nuovi cammini. Voglio pensarli così: pietre che cadono e cuori che si aprono. Gesù non li ha vinti, non li ha umiliati. Li ha toccati, li ha invitati a diventare persone dotate di una positiva individualità. Gesù ha amato quei cuori rigidi non meno di quanto abbia amato il cuore smarrito, umiliato e spezzato di questa donna. 

O Dio di Gesù,
Tu che hai guidato il nazareno sulla via dell'accoglienza
e hai reso la sua vita capace di spargere il profumo della fiducia in Te,
ravviva in ciascuno di noi la volontà di rinnovare le nostre relazioni,
lasciando cadere le pietre dei nostri desideri repressi
per liberare la grande voglia di amore che Tu hai deposto nei nostri cuori.
Metti sulle nostre labbra non le parole che vincono,
ma quelle che toccano.

Lapidatari

Non mi sembra casuale il fatto che qui, contro la stessa legge che puniva ugualmente l'uomo e la donna colti in flagrante, sia solo la donna ad essere trascinata da Gesù per essere lapidata invocando l'autorità di Mosè.

Guardiamo la società che abbiamo davanti agli occhi, gli spettacoli di governanti assassini come Sharon: molto spesso sono uomini maschi che alimentano nel mondo la cultura e al prassi delle armi. Non si può certo generalizzare. Esiste anche la violenza delle donne (penso agli studi di Cècile Dauphin, Arlette Forge, Dominique Jodineau...) ma oggi la guerra e la violenza hanno un grande alleato nel genere maschile. Il che deve farci pensare.

Ma questa pagina parla anche a me, di me. Spesso purtroppo mi accorgo di quanto io stesso sia più propenso a "tirare sassi" che non a vivere nella fiducia e nella magnanimità le mie relazioni quotidiane. Insomma anche in me qualche volta trovo il lapidatore. Non posso limitarmi a detestare questi scribi e farisei: debbo guardarmi dentro per espellere dal mio cuore il "lapidatore"... Si tratta, anche nel necessario discernimento critico che ci è richiesto come persone adulte, di mantenere sempre fiducia nelle persone, in qualunque situazione si trovino.

Ovviamente, lo ribadisco, traviseremmo il Vangelo se per un malinteso buonismo rinunciassimo al senso critico, alla contestazione rigorosa delle strutture e delle ideologie oppressive che spesso trovano spazio nella società e nella chiesa. Qui è in gioco altro. Si tratta di non erigerci a giudici inappellabili delle persone che possono sempre, con l'aiuto di Dio, incamminarsi verso un futuro nuovo.

Franco Barbero



Cuando yo lanzo las piedras

Sobre estre trozo los biblistas documentan muchas cuestiones abiertas. Con mucha probabilidad se trata de un trozo lucano que es estado encorporado en el evangelio de Juan. Pero, qualquera sea su historia literaria, se trata de uan pagina evangelica de inesaurible fecundidad. Maditamos una vaz más sobre esto para que cada uno de nosotros pueda, a su turno, pararse para ulterioers reflexionas personales. Se trata de una cuadro adelante cuyo cada una puede encojer los particulares significativos.
Las lecturas feministas de estos ultimos 20 años han en buen derecho denunciado los comportamientos machistas de los acusadores y la ternura de Jesús. Signalando tambien a cuales puntos puede llegar el legalismo exasperado. Me gusta volver sobre esta pagína evangelica haciendo ua lectura cristologica y una interpretacción en clave de psicologia del profundo.

Lectura cristologica

A qui no enteresa mucho subrayar que Jesús, parabolizando Dios, hace experimentar a esta mujer el amor acogiente de Dios. Prefiero poner el axento sobre el comportamiento y sobre el gesto de Jesús que, agachiatose escribe en la tierra.
Jesús tiene adelante de si mismo la mujer y sus acusadores. Es contrasto entre esta mujer umiliada y “doblada” bajo su pecado y la violencia colectiva de aquellos que la han coonducida debieron herir el animo de Jesús. “En la escena dela adultera se supone... una instintiva simpatia por esta mujer cogida con las manos en la mesa, de solidaridad para una victima cantra cuya está por descargarse la reacción ciega y violenta del colectivo. Un collectivo que no reconoce la propia componente de agesividad inconciente. Vienen invocados en la occasión Mosé y la Ley para substener una condamna, de cuya los fariseos y ancianos serian solamente los necesarios ejecutores materiales” M Garzogno, “Gesú e le donne”(“Jesús y las mujeres”), Rizzoli pag.99.
Me pareze que Jesús quise encuentrar un camino que abre nuevos orizontes ala mujer y que pone sus acusadores en la oprtunidad de reflexionar. Probablemente Jesús busca de encuentrar la una y los otros en un camino nuevo.
Las emociones se liberaron adentro de le corazón de Jesús. Probablemente habia tambien una indignación hacia las personas que, en frente al pecado de otros no saben hacer otro que condamnar poner en los magenenes. Probablemente Jesús conociendo las normas Judias del tiempo biscava un camino que abriese ley en la dirección de la misericordia y de la solidaridad. Pero no existia ya confecciónada una repuesta nueva. Con toda probabilidad este agacharse y este su borronear en el polvo no necesita de interpretaciónes tan sofisticadas.
Jesús no sabe como haces ni logra a encuentrar un camino y agacha para escribir en la tierra como para tanquilazar la propia ansia, tomar tiempo, orar, hacer salir una propuesta que ayude todos en la dirección del amor que impedisce de dividir el mundo en pecadores y inocentes. Muchas veces nos habemos fabricado “una extraña idea de Jesús” como si él teniese siempre la solucion lista de todos problemas, como si por él todo fuera claro y simple envez, Jesún buscó como cada de nosotros de comprender y ponerse correctamente deante de las personas y situacciones.

Este escribir en la tierra

Seguir Jesús es una existencia todo riesgo. No existen respuestas prehechas y la realida no es así simple y linear como nosotros deseamos. Tambien a nostros a cadauno/a gusaria entrar la “autopista de sol” y, envez, debemos hacer los cuentos con nieblas espesas y recorrientes. Tambien nostros debemos en substancia agacharnos en tierra y escribir en el polvo, buscar un camino, una respuesta y estamos cojidos por el ansia, de insecuridad y por la incertidumbre. Hay momientos en cuyos debemos hacer una pausa, emponerse una parada para poder ententar un camino nuevo, u almenos buscarlo. Este reconoscernos povres, tambien de solucciónes apartenece a la nuestra relaidad y es inutil (y falso) creer de caminar siempre en la frente alta con el sol en frente. Dios no ha “llamado por telefono” a Jesús la respuesta correcta, no la ha sugerida en la oreja, le ha ayudado a buscarla.
Y muchas veces nos toca constatar que nuestras respuestas son propio dibujos en el polvo, tentativos muy practicos.
Pero en esta buque nosotros creemos que el Dios de Jesús se presente. Probablemente nos gustaria encuerntrar escritas en cielo las respuestas que debemos dar en tierra buscando en el polvo.

Con el ayuda de la psicologia del profundo

Eugen Drewerman en su volumen “Vita che nasce dalla morte (“Vida que nace desde la muerte”), Querniana. ofrece algunos asuntos intersantes sobre los cuales me gustaria inestar algunas myas relaexiones.
Que maldidida gana de cojer los otros con las manos en la mesa, en culpa, ocuparse de la psicologia de los esbirros significa reconocer la base que el istituto dela lapidación enquentra en nuestros corazones con todo aquel deseo de ejecutar continusamente ejecusiones y condamnas. En cada uno/a puede dormir un lapidador.
“Si las cosas iran como previsto, cadauno lanzará su piedra. Ninguno hará matado, pero a la fin la mujer será muerta. Así hace la masa cuando entra en acción. En suma nigun sigulo individuo podra ser declarado responsable. Ningun singulo individuo es competente; existe solamente la manada, el todo..... (pag. 193).
Agachandose en tierra Jesús crea un clima de paz, de encojimiento de concentración , “con este prolongado instante de calma, Jesús conduce al silencio la bestia de los instintos (pag 196) scorpora y desarma la masa de lo acusadores “quien de vosotros es sin pocado laze por primero la piedra” Esta estupenda frase hace que la masa se deshace, y así no se queda que singulos hombres (197). El movimiento de Jesús es dictado por su fuerza de amor. Él deshace la manada, sin acusar los acusadores, pero llamando cada uno directamente. Jesús llama el individuo para salir desde el comodo rincon de la masa. Él pone cadauno delante su corazón, delante sus sentimentos, delante a las passiones delante dela responsabilidad de una decisión personal. Delante si mismo, delante de esta mujer, delante de Dios. Nunguno de ellos puede esconderse tras de una interpretacción de una norma y ninguno puede más esconderse en el monton. Yo quiero pensar que aquellos hombres dejadas las piedras se han vuelto en casa más disponibles para hacer la cuenta con su corazón, probablemente abiertos en nuevos caminos. Quiero piensalos así: Prietras que caen y corazones que se abren.
Jesus no les ha ganodo no los ha umiliados, los ha tocados, los ha envitados a devenir personas dotadads de una positiva individualidad. Jesús ha amado aquellos corazones rigidos no menos de cuanto habia amado el corazón perdido, umiliado y roto de esta mujer.

O Dios de Jesús
Tu que has conducido en Nazareno en el camido de la acojida
Y has heco su vida capaz de difundir el perfumen de la confianza en ti raviva en cada uno de nosotros
La voluntad de renovar las nuastras relaciones,
dejando caer las piuedras de nuestros deseos reprimidos
para liberar la gran gana de amor que Tú has ponto en nuestros corazones.
Penes en nuestros labios no la palabra que ganan sino aquello que tocan.

Lapidatarios

No me parece casual el hecho que aquí contra la misma ley que puniba igualmente el hombre y la mujer cogidos con las manos en la mesa sea solamente la mujer para ser lapidada invocando la autoridad de Mosé.
Miramos a la sociedad que tenemos delante los ojos, los espectacolos de governantes asesinos como Sharon: muchas veces son hombres ( y no mujeres) que alimentan la cultura y la praxis de las armas. No se puede cierto generalizar. Existe tambien la violencia de las mujeres (pienso a los estudios de Cécile Duphin, Arlette Forge, Dominique Gudineau. Pero hoy la guerra y la violencia han un gran aliado en el gener masulino. Esto deve hacernos pensar.
Pero esta pagina habla tambien a mi, de mi. Muchas veces me de cuenta de cuanto yo mismo sea más propenso a lanzar piedras que no a vivir en la confianza y en la magnanimidad las mias relacciones diarias. En suma en mi tambien encuentro el lapidador. No puedo limitarme a odiar estes escribos y fariseos: debo mirarme adentro para sacar desde el mi corazón el “lapidador” se trata tambien de el necdesario elejimiento critico que nos es pedido como personas adultas de manterner siempre confianza en las personas en qualquierera situacción se encuentren.
Obviamente, lo digo de nuevo, travisaremos el Evangelio si para un mantendido buenismo reniunciaremos a el sentido critico, al contestación rigorosa de las estructuras e ideologias expresivas que muchas veces ecuentran espacio en la sociedad y en la iglesia. Aqui es en juego otro. Se trata de no levantarnos a jueces inapelables de las personas que pueden siempre con el auyda de Dios, de lanzarse hacia un futuro nuevo.

Traducido en español por Luca Prola