Commento alla lettura biblica liturgica del 7 marzo 2004


 

Il monte e la pianura

 
Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto. Il giorno seguente, quando furon discesi dal monte, una gran folla gli venne incontro (Luca 9, 28-37).
 

Un quadro teologico

La pagina evangelica che conosciamo come "la trasfigurazione" compare in tutti e tre i vangeli sinottici (Marco, Matteo e Luca). Siamo di fronte ad un quadro letterario e teologico davvero suggestivo e ricco di significato. Ancora una volta può essere utile ricordare che non ci troviamo in presenza di una cronaca, ma davanti ad una costruzione teologica, cioè una pagina con cui l'evangelista vuole trasmetterci un messaggio. In qualche modo potremmo dire di trovarci di fronte ad un dipinto che sprigiona luce.

Ogni evangelista, nella sua creatività, ha arricchito il quadro con qualche pennellata particolare.

Marco, per esprimere l'intensità dell'amore di Dio nella vita di Gesù, dice che "le sue vesti divennero fulgide, molto bianche tanto che nessun lavandaio sulla terra non può renderle così bianche" (9,3).

Per Matteo "il volto di Gesù risplendette come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce" (17,2).

Per Luca "l'aspetto del suo volto divenne un altro e il suo abito bianco, sfolgorante" (9,29).

Il brano è collocato quando ormai Gesù, secondo la teologia dei sinottici, è consapevole che si profila un futuro difficile. Nei versetti che precedono (22 e seguenti) Luca pone sulla bocca di Gesù l'annuncio della sua passione, morte e risurrezione. E' ovvio che Gesù non fece alcuna "profezia" della sua morte, ma è altrettanto certo che si rese conto progressivamente dell'ostilità che cresceva attorno a lui.

Gli evangelisti, creando questi annunci, vogliono trasmetterci un messaggio ben concreto: intendono farci vedere un Gesù che non si arrende di fronte all'ostilità e matura la decisione di andare avanti nel compimento dell'opera che Dio gli ha affidato.

Come ha potuto..?

Luca si domanda: "come ha potuto Gesù restare fedele a Dio fino alla fine, fino alla morte? Proprio lui, che era un innamorato della vita, che non cercava per nulla la morte, come ha fatto a non tornare indietro dalle sue posizioni? Chi lo ha sorretto e gli ha dato questa forza?".

La risposta è evidente in questo linguaggio simbolico. La luce di Dio, il suo calore, la Sua forza lo hanno investito, riempito, trasformato. Per Luca la forza  di andare a Gerusalemme , di compiere il cammino fino in fondo con coerenza non ha altra spiegazione. La sorgente è Dio.

Spesso nella Bibbia la montagna è il luogo dell'incontro con Dio. Ricordiamo Mosè sul Sinai: là Mosè attinge e riceve. Del resto Luca, nei versetti 28 e 29, dice espressamente che Gesù "salì sul monte per pregare" e " mentre egli pregava" la luce di Dio lo avvolse.

Anche l'accenno alla "conversazione" di Gesù con Mosè ed Elia nel Vangelo di Luca è molto più circostanziato che negli altri sinottici. Gesù parla con loro del "suo esodo... a Gerusalemme".

I due pilastri che hanno accompagnato e sostenuto tutta la vita di Gesù sono dunque ben evidenziati: la fiducia in Dio e il dialogo con le Scritture qui espresso dai rappresentanti della "Legge" (Mosè) e della "Profezia" (Elia).

Il "quadro" parla da sé. Come Gesù, noi non possiamo avere altra sorgente che la fiducia e il dialogo con la testimonianza biblica.

Pietro, Giacomo, Giovanni

Anche questo particolare non è insignificante. Forse Luca, con la presenza vicino a Gesù di questi tre discepoli suoi "intimi", vuole manifestarci quanto per il nazareno fosse importante "consegnare" ai suoi discepoli questa lezione e quanto fosse importante per lui la presenza di persone amiche nel percorso della vita.

Anche qui Luca è ancora un pittore straordinario. I discepoli, anche durante un'esperienza particolarmente intensa, sono presi dal sonno e solo a fatica riescono a restare svegli. Proprio questa loro fatica tra sonno e veglia è tanto vicina alla nostra vita. Infatti spesso riusciamo purtroppo ad addormentarci proprio quando ci sarebbero mille buoni motivi per restare svegli ed operosi.

La pianura

La richiesta di Pietro di costruire una "zona di pace" fuori da ogni contraddizione è subito bollata: "non sapeva quello che diceva" (versetto 32).

Se l'incontro con Dio è "sano", se riponiamo in Lui una fiducia costruttiva, se leggiamo le Scritture con cuore aperto alla realtà, il rimando alla vita quotidiana nasce spontaneo.

Dal monte occorre scendere alla pianura e dalla pianura occorre risalire al monte. Questa immagine mi sembra descrivere quanto sia importante portare nella vita quotidiana (la pianura!) il segno della nostra fiducia in Dio, la luce del monte Tabor...

In qualche modo preghiera e vita quotidiana non solo si intrecciano, ma si richiamano e si fecondano a vicenda.

Per me è decisivo ed essenziale come cristiano amare la nostra vita quotidiana, non nel senso che essa sia sempre gradevole, ma nel senso che è proprio in essa che si gioca la nostra fede.

Nella mia vita quotidiana non capitano cose straordinarie (non ne ho mai fatte o cercate), ma essa è lo spazio in cui compio ogni giorno lo sforzo di scegliere l'amore piuttosto che l'egoismo, la condivisione piuttosto che l'accumulo, la tenerezza piuttosto che la prevalenza.

La tentazione di farsi la tenda è più che comprensibile. Ma Gesù scende dal monte e i discepoli con lui. Il versetto 37 ci parla subito della gente che incontra Gesù e i discepoli. Gesù, a differenza dei Qumramiti e di tanti altri movimenti ascetici, ha vissuto nel mondo e ci ha lasciato l'impegno di abitare "le vie degli uomini e delle donne" con tutti i problemi, le incertezze, i dolori e le gioie che ciò comporta.

Spesso la vita di oggi, che si svolge tra brutalità e banalità, ci toglie il sapore, la voglia di esserci e di essere partecipi, ma il regno di Dio cresce anche quando noi non ce ne accorgiamo e non lo vediamo.

Franco Barbero



El monte y la llanura

Un cuadro teologico

La pagina evangelica que conocimos como “la trnsfiguración” aparece en todo los tres evangelios sinocticos (Marcos, Mateos y Luca). Estamos en frente a un cuadro literario y teologico verdaderamente sugestivo y rico de significado. Una vez más puede ser útil recuerdar que no estamos en presencia de una cronica, sino delante de una construcción teologica, o sea una pagina con cuya el evangelista quiera trasmitirnos un mensaje. En alguna manera pordemos decir de estar en frente a una pintura que emana luz.
Cada evangelista, en su cretividad ha enrequido en cuadro con algunas pineladas particulares.
Marcos, para exprimir la intensidad del amor de Dios en 0la vida de Jesús deice que “su vestidos vineron fulgidos, muy blancas tan que nigun lavandero en tierra no podia renderlos así blancas” (9, 3).
Por Mateo “la cara de Jesús resplendió como el sol y su vestidos vineron blancos como la luz (17, 2).
Por Lucas “el aspecto de su cara divenó un otro y su ropa blanca, fulgurante” (9, 29).
El trozo es colocado cuando Jesús, segun la teologia de los sinocticos es conciente que esn futuro dificil. En los versos que preciden (22 y siguientes) Lucas mete en la boca de Jesús el anucio de su pasión muerte y resurección. Es obvio che Jesús no hizo niguna “profecía” de su muerte, pero es tambien cierto que se dió cuenta progresivamente de la hostilidad que creciá alrededor de él. Los evangelistas creando estes anuncios quiren trasmitirnos un mensaje bien concreto: Quieren hacernos ver un Jeús que no se rende enfrente a la hostilidad y matura la decisión de ir adelante en cumplir la opera que Dios de ha confiado.

¿Como ha podido?

Lucas se pregunta: “¿Como ha podido Jesús quedarse fidel a Dios hasta la fin, hasta la muerte? Propio él que era un enamorado de la vida, que no buscava por nanda la muerte, ¿como ha hecho a no volover atras desde su posiciónes?. ¿Quen le ha substenido y le ha dado esta fuerza?
La respuesta es evidente en este lenguaje simbolico. La luz de Dios, su calor, su fuerza lo han envestido, llenado, transoformado. Por Lucas la fuerza de ir en Jerusalem, de cumplir el camino hasta la fin con coerencia no tiene otra explicación. La fuente es Dios. Muchas veces en la Biblia la montaña es el lugar de encuentro con Dios. Acuerdamos Moses sobre el Sinai allá moses saca y recibe. En todo Lucas, en los versos 28 y 29 dice expresamente che Jesús “subí sobre el monte para orar” y “mientras el oraba” la luz de de Dios lo envolvió.
Tambien la seña ala conversación de Jesús con Moses y Elias en el Evangelio de Lucas mucho más circonsataciado que en los otros sinocticos Jesús habla con ellos del “su exodo en Jerusalem”.
Los dos pilares que han acompañado y substenido toda la vida de Jesús estan bien evidenciados. La confianza en Dios y el dialogo con las Escrituras aquí esprimido por los reprentantes de la “Ley” (Moses) y dela “Profecia” (Elia).
El cuadro habla si mismo; como Jesús, nostros no podempos tener otra fuente que la confiaza y el dialogo con el testimonio biblico.

Pedro, Jaime, Juan

Tambien este particular no es isignificante. Probablemente Lucas con la presencia cerca de Jesús de estos tres decipulos sus “intimos”, quiera manifestarnos cuanto por el Nazareno fuera imprtante conseñar “a sus descipulos esta lección y cuanto fuera importante él la presencia de personas amiga en el camino de la vida.
Tambien aquí Lucas es un pintor extraorinario. Los discipuolos tambien durante una experiencia particolarmente intensa, estan envolvidos por el sueño y solamente con fatiga logran estar despiertos. Propio esta fatiga de ellos entre sueño y la vigilia es tan cerca de nuestra vida. Muchas veces logramos de dormir propio cuando habrian mil buenos motivos para quedarse despioertos y operosos.

La llanura

La solicitude de Pedro de constrir una “zona de paz” fuera de todas contradicciónes es pronto siñada: “no sabia lo que decia” (verso 32).
Si el encuentro con Dios es “sano”, si tenemos en el una confianza constructiva, si leemos las Escrituras con el corazón abierto ala realidad el renvio ala vida cotidana nace espontaneo.
Desde el monte necesita bjar ala llanura y desde la llanura necesita subir al monte. Esta imagen me parece descrivir cuanto es importante llevar en la vida cotidiana (¡La llanura!) el señal de nuestra confianza en Dios la luz del monte Tabor...
En alguna manera oración y vida cotidiana no solamente se entralazan sino se rellaman y se fecundan los dos.
Para mi es dicisivo y esencial como cristiano amar nuestra vida cotidiana, no en el sentido que ella sea siempre agradable sino en el sentido que es propio en ella que se juega nustra fe.
En mi vida diaria no pasan cosa extraordinarias (no le he jamás hechas o bucadas) pero ella es el espacio en cuyo cumplo cada dia el esfuerzo de elegir el amor en vez del egoismo, la condivisión en vez de acumular, la ternura en vez que la prevalencia. La tentación de hacerse la tenta es más que comprensible pero Jesús baja desde el monte y los descipulos con él. El verso 37 nos habla pronto dela gente que encuentra Jesús y los descipulos. Jesús diferntemente de lo Qumramitas y de tantos otros movimientos asceticos, ha vivido en el mundo y nos ha dejado el empeño de abitar los caminos de los hombres y mujere con todos los problemas, incertitudes, los dolores y las felicidades que esto implica.
Muchas veces la vida de hoy que se sucede entra brutalidad y banalidas nos quita el savor, la gana de Sernos y de ser partecipantes pero el reino de Dios creze tambien cuando no nos damos cuenta y no lo vemos.

Traducido en españolo por Luca Prola