Commento alla lettura biblica liturgica del 14 novembre 2004


 

Non rimarrà pietra su pietra

 

Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, disse: «Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi?». Rispose: «Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: "Sono io" e: "Il tempo è prossimo"; non seguiteli. Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine». Poi disse loro: «Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza. Mettetevi bene in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime (Luca 21, 5-19).

 

Fiducia in Dio

Questo brano non ci presenta un Gesù indovino che prevede la distruzione del tempio di Gerusalemme e fornisce in anticipo ai suoi discepoli e alle sue discepole l’elenco preciso delle difficoltà cui andranno incontro nel futuro.

Ovviamente Gesù, nei giorni della sua “vita comune” con i discepoli aveva certamente fatto loro toccare con mano quanta opposizione incontrasse il suo messaggio. E la sua condanna a morte evidenzia questa realtà in modo chiarissimo.

Quando, oltre cinquant’anni dopo la morte e risurrezione di Gesù, venne redatto il vangelo di Luca la comunità aveva già alle sue spalle la distruzione del tempio da parte delle truppe romane. Tutto fu raso al suolo: uno spettacolo di infinita desolazione. La caduta di Gerusalemme con la distruzione del tempio sembrò la fine del mondo per tutti i giudei, cristiani compresi. Anche se la visione di un movimento di Gesù fatto di martiri accerchiati da continue vessazioni e truculente persecuzioni appartiene all’apologetica più che alla storia, è innegabile che i discepoli del nazareno non avevano vita facile quando Luca scriveva il vangelo. Stanchezze, defezioni, tensioni interne ai vari giudaismi, rapporti difficili con le sinagoghe erano all’ordine del giorno.

I due versetti conclusivi di questa pagina evangelica rivestono, dunque, un’importanza straordinaria.

Luca, mentre tutto crolla, usa un’immagine di rara efficacia: “Neppure un capello del vostro capo andrà perduto”. Solo chi nutre una straordinaria fiducia in Dio può compiere un’affermazione di questo genere.

Ma “fiducia in Dio” diventa parola comoda, ambigua, vuota se non è unita alla nostra responsabilità, al richiamo fermo al “fare la nostra parte”. Ecco perché Luca non lascia spazio a chi intende la fiducia in Dio come un comodo guanciale su cui dormire tranquilli… tanto fa tutto Lui: “Con la vostra perseveranza salverete le vostre vite”. Non c’è fiducia in Dio che ci dispensi dal fare la nostra parte.

Il complesso della persecuzione

Ma questo passo del Vangelo di Luca mi ha rimandato a recenti vicende italiane ed europee e a “pagine storiche” di altri secoli.

Come chiese cristiane e spesso anche come singoli cristiani ci siamo dichiarati perseguitati, discriminati, vittime di una congiura laicista. Ogni volta che ci ricordano che i nostri privilegi sono iniqui, noi invochiamo i nostri diritti. Le gerarchie delle chiese cristiane, abituate da secoli a mungere lo stato come fosse un mucca grassa, quando vedono scomparire un privilegio o un finanziamento gridano al lupo. Lo stato laico che assicura libertà ad ogni religione, ma nega di privilegiarne una, diventa un nemico, schiavo di una cultura “laicista” ed irreligiosa.

Tutto questo sarebbe persino umoristico, se non avesse il sapore amaro di una grave ed interessata “smemoratezza storica”.

Le istituzioni cristiane ufficiali e cattoliche in particolare sono andate per secoli a caccia di privilegi e di potere e hanno portato nel mondo uno spirito ed una pratica di persecuzione e di crociata difficilmente superabili.

Come fa a gridare di essere perseguitata ed emarginata un'istituzione che ogni giorno mette alla porta preti scomodi, teologi e teologhe dissenzienti, separati/e e divorziati/e, gay e lesbiche credenti...?

Come fa a sentirsi emarginata una religione che ogni giorno occupa il video e… tra santi, madonne, miracoli, apparizioni, sindoni, viaggi papali, messe e celebrazioni varie ha uno spazio mediatico quasi immenso? E’ certamente vero che anche molti cristiani/e hanno nei secoli subito emarginazioni e persecuzioni “a causa del vangelo”, ma molto più spesso le “persecuzioni” sono venute in nome di un'ortodossia che voleva sconfiggere l’eresia o come conseguenza di una mentalità di concorrenza religiosa. I fondamentalismi di casa nostra non hanno nulla da invidiare ad altri fondamentalismi.

Non rimarrà pietra su pietra

Dietro la “profezia” della distruzione del tempio (quella che viene tecnicamente chiamata profezia post eventum, cioè scritta al futuro, dopo che i fatti si sono già avverati), c’è la critica radicale di Gesù al “sistema del tempio”. Gesù non era affatto contrario al culto del tempio e i suoi seguaci per decenni frequentarono il tempio per pregare. Ma il nazareno, come ogni altro profeta (Isaia 1, Geremia 7 …. ) si scaglia contro il formalismo culturale o contro l’uso del tempio come garanzia di salvezza. Quando il tempio, cioè l’istituzione religiosa, si erige a sistema e presume di vestirsi dei panni divini, allora è giunto il momento di rifiutare l’idolo.

Penso con tristezza alla nostra chiesa come istituzione sacra. Molte donne e molti uomini finalmente si sentono chiesa ma in modo diverso. Non accettano più una “chiesa sistema” che presume di parlare in nome di Dio, di avere a sua disposizione la rubinetteria della salvezza, di possedere le chiavi per aprire e chiudere ogni porta e sciogliere ogni enigma, che disegna con impressionante precisione le mappe del bene e del male. Questo è l’idolo religioso che purtroppo imprigiona ancora molte persone di buona volontà.

Il fatto che in questo “tempio-chiesa” le pietre cadano una dopo l’altra e l’edificio-sistema, per quanto finanziato e difeso, mostri le crepe, davvero potrebbe essere un grande dono di Dio. Temo purtroppo che il sostegno dei potenti e la “bellezza seduttiva delle pietre” ritardino ancora il crollo liberatore. Non serve indugiare nostalgici ricordando quei secoli di “cristianità” in cui il “tempio-sistema” governava il mondo…

Non serve neppure consumare tutte le energie a lottare contro il tempio-sistema. Forse è ben più importante e urgente lavorare perché nasca una chiesa altra anche da quelle “pietre” che, non più disposte come edificio piramidale, possono diventare “pietre vive” di una nuova comunità.

Dio fa cose e case nuove

Nessuna paura del crollo del tempio: “Dio può far nascere da queste pietre dei figli di Abramo” (Luca 3, 8), ma anche nessuna illusione di immediatezza.

Trent’anni fa scrissi un ingenuo sogno teologico che ora giace nella mia cantina tra le centinaia di libri accatastati. Il papa aveva radunato i cardinali annunciando la decisione di prendere casa nel popolare quartiere romano della Magliana e chiedeva loro di andare a fare i viceparroci nelle chiese romane di periferia …. Il vaticano veniva ristrutturato per farne un centro a servizio dei meno fortunati di Roma. La notizia destò tale impressione in vaticano che la “giunta cardinalizia” allora al potere depose il papa e lo sostituì con il capo del golpe vaticano. Ma... ci fu in vaticano un tale terremoto che del nuovo papa non si trovò più traccia...

Oggi il mio sogno è altro. Infatti penso che, archiviata l’illusione di un papa-profeta, occorra lavorare dal basso con gioia e perseveranza e costruire fiduciosamente gruppi, comunità di base, parrocchie, movimenti in cui risuoni di nuovo la freschezza del Vangelo fuori dalle prigionie del potere e dalle gabbie dei dogmi sacri ed immutabili, senza demonizzare nessuno, ma anche senza chiedere non necessarie legittimazioni gerarchiche.

Specialisti del rattoppo

Se noi continuiamo semplicemente a rattoppare il “cristianesimo ufficiale” abbellendolo con qualche ricamo e con qualche ritocco, probabilmente ne prolunghiamo l’agonia. Forse questo moderatismo, questa pratica pastorale che adottiamo per evitare contrasti e rotture può essere la causa del raffreddamento di molte comunità e di molti credenti.

Forse è giunto il tempo di inaugurare ricerche, catechesi, predicazioni, pratiche pastorali e liturgiche che non puntellino il tempio cadente, ma creino linguaggi e spazi nuovi. Non si tratta di radicalismo ideologico, ma di radicalità evangelica. Il solito catechismo, fatto di demoni, di angeli custodi, di dogmi astratti, di una morale maschilista e precettistica... enuncia dottrine, pregiudizi, “verità infallibili” largamente scadute e non più in grado di annunciare il “lieto messaggio” delle Scritture. Serve per lo spettacolo, per il video, ma non alimenta i cuori.

Se non andiamo oltre il Gesù mummificato dei dogmi, se non ritroviamo Maria di Nazareth in carne ed ossa mettendo da parte la statuina di gesso in cui l’abbiamo congelata, se non apriamo le porte alle persone che in larga misura sono fuori dal “modello cristiano ufficiale”, allora puntelliamo il tempio cadente, ma non costruiamo la casa nuova.

Se continuiamo ad attenerci ai documenti vaticani anziché raccogliere le “provocazioni” del Vangelo a scegliere chi oggi è messo/a ai margini, facciamo una pastorale dei ritocchi che... cambia tutto per non cambiare nulla, continuiamo a seppellire la fede dentro i nostri templi.

Spero e prego che Dio susciti in noi la voglia, la decisione di “discernere” con audacia e umiltà i pezzi antichi che servono alla casa nuova e anche la capacità di disfarci di ciò che è morto, di ciò che è comoda routine che nasconde la prorompente novità del messaggio evangelico. Spesso c’è in noi un eccesso di quella “prudenza” paralizzante che ci impedisce il “tuffo” verso orizzonti nuovi.

Franco Barbero



No quedará piedra sobre piedra

Cofianza en Dios

Este trozo no nos presenta un Jesús indovino que prevede la distrucción del temlpio de Jerusalén y da por adelantado a sus descipuos y descipulas la lista precisa de las difucltades que tendran en el futuro.
Obviamente Jesús, en los días de su “vida comun” con los descipulos habia ciertamente hecho tocar con mano cuanta oposición encuentraba su mensaje y su condamnación a muerte evidencia esta realidad de manera clara.
Cuando, más de cincuenta años despues la muete y resurrección de Jesús se redactó el evangelio de Lucas la comunidad habia ya pasado por la distrucción del tempio por parte de las tropas romanas. Todo fue destrozado: un espectaculo de enfinita desolación. La cayda de Jerusalén con la destrución de templio pareció la fin del mundo por todos los Judios, y cristianos también. También si es verdad que la visión de movimiento de Jesús hecho de martires acerclados por continuas vesacciones y terribles persecuciones apartiene más ala apologetica que a la historia, es inegable que los descipulos del Nazareno no tenian vida facil quando Lucas escrivia el evangelio.
Cansamientos, defecciones, tensiones interiores a los diferentes Judaismos, relaciones difiles con las sinagogas eran la normalidad.
Los dos versos conclusivos de esta página evangelica tenen entoces una importancia extraordinaria.
Lucas, mientras todo se derrumba, utiliza una imagen de rara eficacia: “Con todo ni un cabello de vuestra cabeza se prederá”. Solamente quien tiene una extraordiaria confianza en Dios puede decir cosas de este tipo. Pero “confianza en Dios” devine palabra comoda, ambigua, vacia si no es unida a nuestra responsabilidad, al rellamo convencido a hacer “nuestra parte”. Es por eso que Lucas no deja espacio a quien quiera que la confianza en Dios sea como un cojino en cuyo se pude dormir tranquilos... porqué hay Él que hace. “mantengase firmas y se salvarán”. No hay confianza en Dios que nos evita de hacer nustra parte.

El complejo de la persecución

Pero estre trozo del Evangelio de Lucas me ha recurdado recentes sucesos italianos y europeos y a “páginas historicas” de otros siglos.
Como igesias cristianas y muchas veces también como singulos cristianos se habian declarados perseguitados, discriminados, victimas de una conjura laicista. Cada vez que nos acuerdan que nuestros provilegios son inicuos, nostros invocamos nuestros derechos. Las geraquias de las iglesias cristianas, acostumbradas de muchos siglos a exprimir el estasdo como si fuera una vaca gorda, cuando veen desaparecer un privilegio u un finaciamento crian al escandalo. El estado laica que asegura libertad por cada religión, pero niega de privilegiarne una, devine un enemigo, esclavo de una cultura “laicista” e irreligiosa.
Todo eso seria probablemente umoristico, si no teniese el sabor amargo de una grave e interesada “falta de memoria historica”.
Las istituciones cristianas oficiales y catolicas en particular han ido en caza de privilegios y poderes en los siglios y han llevado en el mundo un espirito y una practica de persecución y de cruzada dificilimente superables.
¿Como puede gritar de estar perseguida y emarginada una istiutución que cada día saca fuera curas molestos, teologos y teologas en desacuerdo, separados y divorciados, gay y lesbianas creyentes?
¿como puede tener el sentido de estar emarginada una religión que cada día ocupa el video y... entre santos, virgenes, milagros, spariciones, sindones, viajes papales misas y celebraciones varias tiene un espacio mediatico casi inmenso? Es ciertamente verdadero que también muchos cristiano/as en los siglos han pasados emariginaciones y percecuciones “a causa de Evangelio”, pero muchas veces más las persecuciones han sido en nombre de ortodoxia que queria batir la herejia o como consequencia de una mentalidad de unaconcorrencia religiosa. Los fundamentalismos de “nuestra casa” no tienen nada de envidiar a otros fundamentalismos.

No quedará piedra sobre piedra

Detras de la preofrecia de la distrucción del templio (aquella que tecnicamente se llama profecia post-eventum osea esctrita al fúturo, despues que los hechos se han averados) hay la critica radical de Jesús al “sistema del templio”. Jesús no era ebsolutamente contrario al culto del tiemplo y sus seguidores por mucho tiempo frecuentarón el templio para orar. Pero el nazareno, como cada otro profeta (Isaiás 1, Jeramiás 7...) se lanza contra el formalimo cultural o contra el uso del templio como garantia de salvedad. Cuando el templio, osea la istitución religiosa, se levanta a sistema y presume de meterse en la piel divina, ya ha llegado el momiento de rechazar el idolo.
Pienso con tristeza en nuestra iglesia como istitución sacra. Muchas mujer y muchos hombres finalmente se sienten iglesia pero en manera diferente. No aceptan más una “iglesia sistema” que supone de hablar en nombre de Dios, detener a su disposición la “griferia de la savedad”, de tener las llaves para abrir y cerrar cada puerta y resolver cada enigma, que diseña con impresionante percisión las mapas del bien y del mal. Esto es el idolo regioso que disgraciadamente emprisiona muchas personas de buena voluntad.
El hecho que en este “temlpio-iglesia” las piedras caen unas despues otra y el edificio sistema por cuanto financiado y defendido, hace ver grietas, verdaderamente podria ser un dono de Dios.
Temo desgraciadamente que el sostén de los potententes y la belleza seductora de las piedras” retrazen el derrumbe liberador. No sirve acuerdar con nostalgia aquellos siglos en cuyos el “templio sistema” gobernaba el mundo.
Sirve tanpóco consumar todad las energias para luchar contra el tiemplo-sistema. Probablemente es más importante y urgente trabajar paraque nasca una iglesia otra también desde aquellas “piedras” que no metidas como edificio piramidal, pueden devenir “piedras vivas” de una nueva comunidad.

Dios hace cosas y casas nuevas

Ningun miedo para el derrumbe del tiempo: “Dios puede sacar hijos de Abrahám también de estas piedras” (Lucas 3, 8) pero tampóco ninguna ilusión de inmediatez.
Hace trenta años que esribí un ingenuo sueño teologico que ahora se queda en mi cantina entre los centenas de libros amontonados. El papa habia reundo los cardenales anunciando la decisión de tomar casa en un barrio popular romano de la Maliana y les piedia de hacer los vice parrocos en las iglesias romanas de periferia... El Vaticano venia ristrutturado para hacer un centro a servicio de los menos fortunados de Roma. La noticia hizo una tál impresión en Vaticano que la “Junta Cardinalicia” en aquellos tiempos al poder destituye el papa y le subituye con el jefe del golpe [en español en el texto] Vaticano pero... hubo un tál terremoto che del nuevo papa no habia rastro.
Hoy mi sueño es otro. Pienso que, arquiviada la ilusión de un papa profeta es necesario trabajar desde el bajo con alegría y perseverancia y construir con confianza grupos, comunidad de base, parroquias, movimientos en los cuales puede resuenar la feresqueza de Evangelio fuera de las prisione del poder y de las cajas de los dogmas sagrados e inmutables, sin demonizar ninguno, pero tampóco sin perdir no necesarias legitimación geraquicas.

Especialistas del remiendo

Si nostros continuamos sencillamente a remiendar el “cristianismo oficial” haciendolo más bueno con algunos recamos y retocos probablemente hacemos más larga la agonia. Probablemente este moderatismo, esta practica pastoral que adoptamos para evitar contrastos y ropturas puede ser la causa del enfriamiento de muchas comunidaes y creyentes.
Probablemente ha llegado el tiempo de empezar busquedas catequesis, predicaciones, precticas pastorales y liturgicas que no apoyen el tempilo cayente, sino que se crean lenüajes y espacios nuevos. No se trata de radicalismo ideologico pero de radicalidad evangelica. El solo catequismo hecho de diablos, de angeles de la guardia, de dogmas astractos de una moral machusta reglista... enuncia doctrinas, prejudicios, “verdades infalibles” ampliamente caducidas y no más capaz de anunciar el “buen mensaje” de las escrituras. Sirve para el expetaculo, para el video pero no alimenta los corazones.
Si nos vamos más allá del Jesús mumificado por los dogmas, se no reencuentramos María de Nazareth en carne y huesos poniendo en parte la estaua de yeso en cuya la hemos congelada , si no abrimos las puertas a las personas que de hanchia medida estan fueras del modelo crstiano oficial apoyamos el templio cayente pero no constrimos la casas nuevas.
Si continuamo a teneteron a los ducumentos vaticanos envez de cojer las provocaciones del Evangelio a elejir quien hoy es metido en los margenes, hacemos una pastoral del los retocos que... cambiamos todo para no cambiar nada, continuamos a enterrar la fe adentro de nustros tiemplos.
Espero y oro que Dios sucite en nosotros la gana, la decisión de “elejir” con audacia y umildad los trozos antiguos que sirven ala casa nueva y tambiél la capacida de dejar lo que es muerto, de lo que es comoda rutina que esconde la prormprente novedad del mensaje evangelico. Muchas veces hay en nosotros exeso de aquella prudencia paralizante que nos impedice la “zambllida” hacia orizontes nuevos.

Traducido en español: Luca Prola