| Commento alla lettura biblica liturgica del 24 ottobre 2004 | ||
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Oltre la "chiesa sistema" |
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Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato» (Luca 18, 9-14). |
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Una parabola pericolosa Per noi cristiani questa è una parabola “pericolosa” e tentatrice perché ci espone ad alcune clamorose mistificazioni che hanno trovato tanto spazio nella tradizione e nella predicazione delle nostre chiese. Quando sentiamo pronunciare la parola “farisei” noi immediatamente pensiamo al fariseismo, cioè ad un “atteggiamento di falsità o di zelo non sincero”, ad una “setta religiosa ebraica che si distingueva per la rigida e formale osservanza della Legge mosaica”. Ora, con buona pace del vocabolario Zingarelli dal quale ho ricavato le citazioni, molti farisei erano dei credenti sinceri per i quali era fondamentale attuare fino in fondo la “legge di Mosè” intesa come espressione della volontà di Dio. Essi mettevano in gioco il loro cuore. Molti di loro, nella rigorosa osservanza delle Scritture, cedevano alla tentazione del legalismo e dell’autocompiacimento. E’ questo genere particolare di fariseo che viene bollato dalla parabola, non il movimento farisaico in quanto tale. Ma la parabola per noi cristiani è pericolosa anche per un altro motivo. Anziché identificarci eventualmente con il fariseo, questa volta preferiamo identificarci con il pubblicano e così, sistematici tra i buoni e gli umili, siamo dispensati dalla conversione. Il cuore duro Guardando la nostra storia cristiana dobbiamo purtroppo constatare che, mentre la fede è misericordia-condivisione-compassione nel significato biblico più genuino dei termini, la “religione ufficiale” si è spesso trasformata in un codice rigido, in un sistema moralistico ed escludente. Sarebbe semplicistico leggere certi pronunciamenti ufficiali del magistero come “parti” di coscienza disonesta e di uomini “cattivi”. Dietro la crudeltà della morale cattolica che “butta fuori” separati, divorziati, gay, lesbiche, donne che abortiscono, coppie di fatto, preti, suore e teologi che non si allineano, c’è un “sistema ecclesiastico” che mette al centro gli interessi di una istituzione che ha la pretesa e la granitica certezza di essere l’altoparlante di Dio nella storia. “Molte volte la chiesa è divenuta sistema e ha imposto la sua forza” (Xabier Pikaza) perché è prigioniera di questa ideologia. Non voglio affatto dire che non esista una responsabilità personale. Intendo solo sottolineare quanto lo spessore e la pesantezza del “sistema religioso” riescono a condizionare la libertà delle persone e rendano difficile praticare sentieri diversi. Una delle tragedie della religione, quando cessa di essere aperta alla “compagnia misericordiosa” degli uomini e delle donne a partire da chi fa più fatica a vivere, sta proprio in questa sclerosi teologica, sacramentale, pastorale. Si costruisce una “ideologia assoluta”, una “verità perenne” insensibile alle mutazioni della storia e alla molteplicità delle culture e delle esperienze personali. Questo sistema, non solo rende più difficile l’esercizio della libertà, ma spinge all’ipocrisia perchè traccia rigidi confini oltre i quali si diventa eretici, peccatori, “cattivi cristiani”. I frutti del sistema In questi giorni abbiamo assistito ad affermazioni pubbliche di noti credenti che sono state l'espressione di un pensiero personale, ma ancor più il frutto dell’ideologia del sistema cattolico ufficiale. Sentendo le dichiarazioni del parlamentare Rocco Buttiglione sull’omosessualità come peccato e sul matrimonio come protezione della madre (“la famiglia esiste per consentire alle donne di avere dei figli”), si ha la netta percezione di questo sistema che vincola le coscienze, il pensiero e anche l’impegno politico di molti credenti incapaci di assumere un atteggiamento libero e critico di fronte all’ideologia dominante imposta dalla gerarchia che è la custode del sistema e della sua immutabilità. E che dire delle dichiarazioni dei vescovi cattolici degli USA i quali hanno ribadito, in ripetuti e solenni prese di posizione, che chi vota per Kerry commette peccato grave e dovrà andarsi a confessare? Viene comandato ai cattolici di votare per un guerrafondaio. Qui il “sistema” è ancora più evidente. siccome Kerry non tutela abbastanza gli interessi dell'istituzione cattolica, occorre preferire chi è più allineato all’ideologia cattolica che, tutto sommato, la guerra l’ha condannata soltanto a parole, con grandi declamazioni retoriche e con scambi di doni in Vaticano, con strette di mano ad un presidente che è un vero “signore della guerra”. Il sistema, tanto per esplorare un altro campo, impedisce a molti teologi e teologhe, a molti preti di esprimersi liberamente, di dare alla luce quelle ricerche che metterebbero in pericolo la possibilità di continuare il loro ministero in una cattedra o in una parrocchia. Una chiesa oltre il sistema Il Vangelo scompiglia questa fissità e questa paralisi. Non si tratta di romperci le ossa e rovinarci il fegato o lottare contro chi collabora attivamente al mantenimento di questo sistema imprigionate. Certo, a mio avviso, occorre compiere un’opera di svelamento, di smascheramento, d'illustrazione delle trame sottili del sistema di cui sono vittime e prigionieri gli stessi custodi e funzionari ecclesiastici. Questo è tutt’altro che inutile. Ma soprattutto è necessario costruire un cammino di fede, una spiritualità profondamente ancorata alla testimonianza biblica, attenta ai processi di liberazione umana, che sia fedele alla vita, canti l’amore, difenda i diritti delle persone, pratichi la nonviolenza, sappia imparare nel confronto, ascolti il “grido” di chi soffre e chiede giustizia. Dentro la chiesa si può essere chiesa oltre il sistema. Non, dunque, un'altra chiesa, ma una chiesa “altra”. Si tratta di un cammino difficile, ma possibile e liberante. Si tratta di prendere coscienza che la nostra dignità di figli e figlie di Dio non può essere venduta. Essa ci affida la responsabilità di cercare, confrontarci, compiere delle scelte, esprimerci in vera libertà. Nessuno ci può “espellere” se noi non ce ne andiamo. I ministri nella comunità cristiana non hanno il compito di essere dei maestri infallibili, ma dei fratelli e delle sorelle affidabili, che garantiscono a tutti lo “spazio” e la voce. Il potere sacro che possiede la verità funziona da prigione esattamente come la presunzione del fariseo della parabola. Il potere sacro è per sua natura dirigista, crea dei “dirigenti”. Il ministero, invece, si esprime nell’accompagnamento e lavora nella comunità perché essa, nella preghiera, nel confronto e nella prassi quotidiana, diventi la “compagnia” di donne e di uomini che cercano insieme le strade del Regno di Dio. Ma è proprio qui che comincia il bello… e il difficile. Tutto sommato una “chiesa sistema” fa comodo a tanti, forse anche a noi. C’è chi comanda e chi obbedisce: ognuno ha il suo compito. Per molti di noi può diventare deresponsabilizzante. Stare, invece, nella chiesa come “pietre vive”, come persone adulte, è ben altra cosa. E’ un atteggiamento che inquieta chi detiene il potere e suona la sveglia a chi magari si lagna volentieri ma non ha ancora deciso di assumersi la responsabilità di esprimere le sue riflessioni e coinvolgersi per il cambiamento. E’ il nostro sonno, la nostra invigilanza che favorisce l’imprigionamento del Vangelo in un sistema ecclesiastico. |
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Franco Barbero |
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Más allá dela “iglesia sistema” Una paráboa peligrosa Para nosotos cristianos esta es una parábola “peligrosa” y tentadora porque nos expone a algunas clamorosas mistificaciones que han ecuentrado muy espacio en la tradicion y en la predicación de nuestras iglesias. El corazón duro Mirando nuestra historia cristiana debemos consatatar que, mientras la fe es misrericordia-condivisión-compasión en el significado biblico más genuino de los terminos, la “religión uficial” se ha muchas veces tranformada en codego rigido, en un sitrema moralistico y exluiente. Los frutos del sistema En estos dias hemos asisitido a afirmaciones publicas de un noto creyente que han sido la expresion de un pensamiento personal, paro más el fruto dela ideologia del sitema catolico oficial. Escuchiano las declasciones del parlamentario Rocco Buttgline sobre la homosexualidad y sobre la boda como pretección de la mujer (“la familia existe para permitir a las mujeres de tener hijos”), se tiene la evidente percepción de este sistema que vincula las conciencias, el pensamiento y tambien el impeño politico de muchos creyentes incapaces de tener un comportamiento libre y critico delante de la ideologia dominante impuesta po la gereaquia que es la custode del sistema y de su inmutabildad. Y ¿que decir de las declaraciones de los obispos catolicos de los EE.UU. cuyos han ribadido repetidas y solemnes tomadas de posiciones que quien vota por Kerry comite pecado grave y deverá irse a confesar? Una iglesia más allá del sistema El Evangelio transtorna esta fijidad y estra paralisis. No se trata de romperse los uesos y ruinarnos el figado o luchar contra quien colabora ativamente al mantenimento de este sitema imprisioanante. Cierto, de mi parte, es necesario cumplir una obra de desvelamento, desenmascaramiento, de de las tramas suptiles del sistema de cuyo son victimas y prisioneros los mismos custodes y funcionarios eclesiasticos. Esto no es absolutamente inutil. |
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Traducido en español: Luca Prola
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