| Commento alla lettura biblica liturgica del 3 ottobre 2004 | ||
|
|
||
|
Aumenta la nostra fede |
||
|
Disse ancora ai suoi discepoli: «È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Luca 17, 1-10). |
||
|
Questa estate parecchi fratelli e sorelle della comunità si sono alternati nel preparare i commenti al Vangelo domenicale. Una comunità è fatta di molti cuori, di molti volti, di tante esperienze, di cammini diversi. Ci devono dunque essere molti voci che, esprimendosi con libertà e responsabilità, riflettono con maggior fedeltà il cammino reale e plurale di una comunità. Così la ricchezza del messaggio evangelico si esprime più facilmente. Oggi riprendo con gioia e con amore questo servizio comunitario e saluto con affetto quei fratelli e quelle sorelle con i quali il “commento” diventa spesso dialogo, confronto, discussione. Collochiamo il testo In realtà, nella liturgia si leggono solo i versetti dal 5 al 10 tagliando in due, molto maldestramente, un'unità tematica e letteraria indivisibile. Nel meditare i versetti dal 5 al 10 devo quindi tenere conto di quelli che precedono. Intanto vale la pena di ricordare, ancora una volta, che questi versetti sono collocati nella sezione del Vangelo di Luca che rappresenta il viaggio verso Gerusalemme. In questo lento andare verso la “città santa” Gesù incontra le persone di cui si prende cura, racconta parabole, ma soprattutto dialoga con i suoi discepoli, li ammaestra, li rieduca, li esorta, li invita all’umiltà, alla preghiera, alla fiducia, alla perseveranza… Parecchi teologi parlano delle “lezioni di viaggio” con cui Gesù accompagna il piccolo gruppo di donne e di uomini che lo seguivano fin dalla Galilea. Ovviamente la comunità del tempo di Luca ha applicato a se stessa questi insegnamenti trasmessi prima a voce e poi “condensati” nella redazione dei tre vangeli sinottici (Marco, Matteo, e Luca). Se avete a disposizione una “sinossi” (uno strumenti che mette per iscritto in tre colonne diverse i tre vangeli citati) vi accorgete che parte di questo brano compare anche in Marco e Matteo ma con significative differenze. Avviciniamoci al testo I primi due insegnamenti suonano per i discepoli assai esigenti e duri. Cerco di evidenziarli brevemente. Chi tra i discepoli poteva dire di non aver mai scandalizzato qualcuno con il proprio egoismo, la propria disattenzione, con le rivalità, con la mediocrità dei propri desideri e progetti e con l’incoerenza dei propri comportamenti? “State attenti a voi stessi”, dice Gesù. Non crediate che solo gli altri diano scandalo. Gesù aveva evidentemente notato che anche nella cerchia dei suoi amici i più deboli, i “piccoli” venivano un po’ messi ai margini e serpeggiava la tentazione di diventare grandi… La metafora della pietra da mulino al collo rappresenta un richiamo piuttosto “pungente”. E certamente non risulta facile la richiesta esplicita di Gesù di perdonare il fratello “sette volte al giorno”. Il nazareno, maestro docile e profeta appassionato, qui non fa sconti. Punta il dito in una direzione che indica un cammino lungo ed impervio. Gesù aveva faticato qualche sera a fare in modo che il gruppo, dopo qualche rivalità, si rappacificasse prima di addormentarsi, e ora si spinge al paradosso. A chi fa fatica a perdonare una volta ogni tanto il nazareno propone, anzi richiede, di perdonare sette volte al giorno. Come si fa a non scappare davanti ad un maestro così esigente? Aumenta la nostra fede Di fronte al loro amatissimo maestro i discepoli, anche questo volta, potevano concludere: “Ma è diventato matto…” e abbandonarlo come parecchi che, dice il Vangelo di Giovanni, non andavano più con lui. Ma i discepoli, pur nella loro fragilità, hanno imboccato la strada giusta. Non si tratta di abbandonare Gesù di fronte alla sua predicazione paradossale, ma di supplicarlo perché li aiuti a far crescere la loro fede: “Aumenta la nostra fede”. Questa richiesta dei discepoli è per noi una straordinaria testimonianza. Essi fanno centro sull’essenziale. Quanto più noi ci fidiamo di Dio, quanto più ci affidiamo alla Sua forza trasformante, quanto più immergiamo la nostra vita nel sentiero di Gesù, tanto più qualche “paradosso” diventa vita quotidiana anche nelle nostre piccole esistenze. Il gelso resta al suo posto? Gesù vuole andare fino in fondo sul discorso della fede. Egli riconosce che le sue proposte sono irrealizzabili se non cambia la “qualità” della fede nel cuore dei discepoli. Ma, se avviene questo passaggio, se ci fidiamo progressivamente di più di Dio e di Gesù, allora “niente sarà impossibile” per dirla con il passo parallelo del Vangelo di Matteo (17, 20) che allude addirittura allo spostamento di un monte. Che un gelso si sradichi di fronte alla parola di un discepolo è già molto, ma che vada a piantarsi nel mare è prodigioso. Il tutto… “se avete fede come un granello di senape”. Troppi gelsi restano piantati al loro posto, troppe montagne non si spostano mai, troppo “cose” restano tali e quali, troppe ingiustizie incancreniscono perché non abbiamo fede come un granello di senape… Certo ognuno/a di noi può e deve prima di tutto guardare agli idoli che restano piantanti nel proprio cuore, ma mi sembra che molte ferite del mondo diventano croniche, le guerre diventano normali e perenni, il denaro è diventato il signore di questo mondo anche perché noi cristiani, singoli e chiese, non sappiamo più dissociarci totalmente dal sistema di dominio di cui siamo parte. Che squallore rappresentano quelle chiese cristiane che appoggiano in USA la rielezione del “presidente della guerra”… La gerarchia cattolica ha già garantito il suo appoggio a Bush. La grande esplosione di gioia e la giusta partecipazione alla festa della liberazione delle due Simone non può farci dimenticare che è stato gravissimo aver ricevuto Bush e i suoi doni in vaticano anziché rimandarlo a casa penitente e sconfessato. E c’è ancora chi va a fare il cappellano dell'esercito invasore parlando di “missione” e di Vangelo. Ormai gli interessi dell’impero fanno corpo con gli interessi di molte istituzioni ecclesiastiche che, aldilà delle deplorazioni retoriche, hanno bisogno di cianciare dei poveri e di presentarsi come le crocerossine dell’umanità per legittimare la loro presenza e abbellire la loro immagine. In questi ultimi quattro mesi abbiamo assistito ad una fitta serie di prese di posizione che confermano la solida alleanza della chiesa ufficiale con le forze della conservazione. Credere, nonostante tutto, che il gelso si sradichi e si pianti in mare e che un monte si sposti è parte essenziale della storia dell’umanità e della fede in Dio. Penso al movimento delle donne, alla storia delle loro lotte per i diritti; penso alle battaglie contro il pregiudizio che stanno conducendo nel mondo e nelle chiese i gay e le lesbiche, i separati e divorziati, i preti sposati; penso all’impegno di molti credenti per vivere una fede libera da montagne di autoritarismo, moralismo e dogmatismo. Penso ancora a chi, mentre i signori della guerra in USA, in Inghilterra e in Italia siedono al governo, non perde la speranza e lotta perché tacciano le armi. Penso a tutti quei genitori e a tutti quegli educatori che, andando controcorrente, sanno testimoniare e parlare di una vita felice fatta di sobrietà, di condivisione, di senso della giustizia. Penso a quei preti e a quei teologi che sanno rischiare la tranquillità di un posto o di una cattedra perché non vogliono più una chiesa caserma. Eccome: tanti gelsi si sradicano… e tante montagne si spostano… Bisogna avere occhi per vedere e cuore per benedire Dio. Non basta ancora Questa lezione di viaggio di Gesù ai discepoli compie un ulteriore passo con la parabola del servo che rientra dai campi. Dentro la cultura e lo stile di vita del tempo, costui è proprio un servo modello, esemplare… Gesù, raccontando, ha sotto gli occhi il gruppo dei discepoli e delle discepole… Di tanto in tanto nascevano delle rivalità e probabilmente qualcuno si riteneva un “servo modello”, il “gioiello” del gruppo, il discepolo riuscito, il più bravo. Gesù vuole evidenziare e correggere questo venticello della presunzione tanto presente nella vita dei credenti. Quelli che si ritenevano dei credenti modello, dei veri “figli di Abramo”, avevamo sempre impressionato Gesù perché aveva dovuto esperimentare la loro scarsa disponibilità a rimettersi in gioco, a convertirsi. La frase di Gesù è tagliente: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto… dite: siamo servi inutili. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare”. Servi buoni a nulla! Forse che Gesù voleva umiliare o sottovalutare le persone o le risorse, i doni dei discepoli? Neanche per sogno… Gesù è un maestro che valorizza ogni persona e cerca di aiutarla a mettere in atto i doni di Dio. Ma qui, per i discepoli di ieri e di oggi, l’esortazione è saggia e preziosa: nessuno di noi si monti la testa e si creda arrivato. Nessuno tiri fuori delle presunte medaglie da supercristiano. Qualunque sia il nostro cammino e il nostro impegno, non c’è altro da fare per me come per te che convertirsi ogni giorno alle esigenze del regno di Dio, con umiltà e perseveranza. Il primo titolo di appartenenza alla comunità cristiana è appunto la nostra personale conversione al Vangelo. Senza questa direzione di marcia non possiamo prenderci la libertà e la responsabilità critica e costruttiva dentro questa chiesa. |
||
|
Franco Barbero |
||
| Aumenta nuestra fe
Este verano muchos hermanos dela communidad se han alternados para preparar los comentos al evangelio dominical. Una comunidad es hecha de muchos corazones, de muchas caras, de tantas experiencias, de caminos diferentes. Se deben, entoces, tener muchas voces que, exprimiendose con libertad y responsabilidad reflejan ccon mayor fidelidad el camino real y plural de una comunidad. Así la riqueza del mensaje evangelico se expime en manera más facil. Colocamos el texto En relidad, en la liturgia se leen solamente los versor desde el 5 hasta el 10 cortando en dos, muy desmañadamente, una unidad tematica y literaria indivisible. Cuando meditamos los versos desde el 5 hasta el 10 debemos considerar tambien aquelloquellos que estan antes. Acercamose al texto Las primera dos enseñanzas suenan por los discipulos muy exigentes y duros. Entento de de evidenciarlas brevemente. Aumenta nuestra fe En fente de su querido maestro los decipulos , tambien esta vez, podian terminar: “ pero se ha vuelto loco...” y abandonarlo como muchos que, dice el Evangelio de Juan no iban más con él. ¿La morera se queda en su sitio? Jesus quiera ir asta el fundo en el discurso de la fe. Él reconoce que su propuestas son irrealizables si no cambia la “calidad” de la fe en el corazón de los discipulos. Pero si este paso se manifesta si nos confiamos progrsivamente más de Dios y de Jesús, ya nada sera imposible para decirla con el trozo paralelo de evangelio de Mateo (17,20) que habla de un desplazamiento de un monte. Que una morera se desarraiga delante de la palabra de un disipulo es mucho pero que se vaya a planteare en la mar es prodigioso. No es suficiente Esta lección de viaje de Jesús por los discipulos cumplió un ulterior pas con la parabola del serviente que revuelve desde los campos. Adentro de la cultura y el estilo de vida el es verdaderamente un sirviente modelo, ejeplar... |
||
|
Traducido en español: Luca Prola
|
||