Commento alla lettura biblica liturgica del 12 settembre 2004


 

Dio ci ama

 

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro». Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Luca 15, 1-32).

 

Questo capitolo ci propone molti elementi di riflessione e analizzarlo in modo approfondito richiederebbe parecchio tempo e spazio. Cercherò di proporre solo alcuni spunti lasciando al cuore di ciascuno/a di noi la possibilità di spaziare e di condividere con altri e altre, con cui facciamo cammini comunitari, spunti, riflessioni e soprattutto confronto con il messaggio dell’evangelo e la nostra prassi quotidiana.

Le parabole narrano momenti della vita quotidiana nella Palestina di allora e per questo sono molto efficaci per i contemporanei di Gesù; noi in verità dobbiamo fare un piccolo sforzo per gustarne la ricchezza del messaggio. Credo però che ne valga la pena.

Un pastore un po’ pazzerello

Se leggiamo con attenzione il testo possiamo vedere come alcuni elementi del racconto sono paradossali. Ben pochi pastori avrebbero lasciato le 99 pecorelle al sicuro, ma senza custodia e quindi in preda ad eventuali furti o altro, per andare a cercarne una. Rischiare un capitale di 99 pecore per trovarne una è contro ogni logica economica e di gestione di un gregge.

Qui compare chiaramente il “paradosso” del Vangelo.

Oggi forse, più che mai dobbiamo accettare questa sfida: l’annuncio della “Buona Novella” passa attraverso una proposta di vita che può e deve cozzare contro una serie di "valori" dominanti oggi, che ben conosciamo ma che ci portano ad agire contro la vita stessa, quella vita vera e piena, fatta di amore e di serenità guidata dalla giustizia e dalla solidarietà, dal rispetto. Ecco un primo ma importamene elemento di riflessione: vivere i nostri giorni “contro”, non contro altri uomini e altre donne, (sta a noi scegliere contro che cosa) per proporre una scelta di vita altra, nel solco tracciato da Gesù.

Cinque personaggi importanti

I cinque personaggi protagonisti di queste parabole rappresentano alcune delle componenti sociali di Israele: un pastore, una donna, un padre e due figli. Mi è piaciuto molto questa elenco dove incontriamo uomini e donne, giovani e non.

Come spesso ricordiamo, Dio è amore; queste persone sono immagini dell’amore e della sollecitudine di Dio. Ciascuno e ciascuna di noi ha questo bella possibilità: immaginare Dio, il suo amore, la sua tenerezza nel modo che il suo cuore suggerisce, con la piena consapevolezza che questo amore, questa vicinanza è continua e costante. Il dono di potere avere un immaginario di Dio diverso secondo la nostra identità e il nostro percorso è un elemento importante e arricchente: comunicare e condividere questo dono è parte di un cammino che ci vede non soli, ma in compagnia.

Essere cercati/e: desiderio di tutti/e.

Ho parlato dell’amore e della compagnia di Dio. Ecco ora un altro messaggio di questo brano così intenso: essere cercati/e.

Nei racconti che abbiamo gustato vediamo come il pastore va a cercare la pecorella e trovatala se la mette sulle spalle e ritorna all’ovile... Chissà che cosa le avrà detto, le avrà sussurrato con il cuore gonfio di gioia: tenerezze, rimproveri…

Anche la donna si da' da fare: accend euna lucerna, e si mette a spazzare tutta la casa e… come avrà gioito il suo cuore a ritrovare la moneta.

Ultima immagine: il padre. Vede il figlio in lontananza e gli corre incontro, magari ansimando per l’età e po’ impacciato dalle vesti. E raggiuntolo lo abbraccia mentre il suo cuore è in tumulto e il viso rigato di lacrime, lacrime di gioia, finalmente. E poi accoglie il figlio maggiore, non lo dimentica fuori ma va a prenderlo e per mano e lo fa' entrare. Dio è veramente per noi il pastore, la donna, il padre. E’ Colui/Colei che ci cerca, ci accoglie fra le Sue braccia sempre, ci coccola e ci chiede di lasciarsi accogliere. La compagnia di Dio è così determinate per la nostra vita che ci permette di avere il cuore sorridente anche quando il viso è rigato di lacrime.

Gioite e fate festa

Al termine dei tre racconti vi è la narrazione di una festa: fare festa per gli Ebrei voleva dire, soprattutto, ringraziare Dio dei doni ricevuti. Certo vi erano anche pranzi, balli e canti però in un ottica di ringraziamento e di riconoscenza verso Dio. E la festa è anche condivisione di gioia: il pastore chiama gli altri pastori a festeggiare, la donna chiama le altre donne e il padre per fare festa uccide addirittura il vitello grasso. Noi oggi sappiamo fare festa? Sappiamo ringraziare Dio per i doni che continuamente riceviamo: il cibo, la salute, la serenità, i vestiti, un lavoro (quando c’è...)?

Sappiamo anche condividere la gioia del cuore nel “benedire Dio”, anche quando vediamo che non solo a casa nostra vi è della felicità, oppure si è fatto un passo avanti nella giustizia, nell’accoglienza di chi sbarca sulle nostre coste e nella solidarietà e nella dignità di ogni uomo e di ogni donna?

E’ l’insegnamento di questa parte del brano del Vangelo. Ringraziare Dio e sapere vedere dentro e fuori di noi il Suo progetto che va avanti.

Certo è molto difficile oggi essere gioiosi, sereni: le notizie che sentiamo, anche quelle di questi ultimi giorni, non aiutano. Però come credenti possiamo e dobbiamo continuare a essere consapevoli che Dio è con noi e ci sarà una nuova risurrezione, il mondo cambierà e una società diversa nascerà dalle ceneri di questa. Certo, accanto alla fede dobbiamo tutti e tutte rimboccarci le maniche e lavorare seriamente ciascuno nel suo piccolo nella costruzione di questa nuova realtà.

La vera gioia non è sterile, ma è contagiosa e produce altra gioia. La festa vera produce festa. La Bibbia è piena di momenti di festa. Recuperare la capacità di fare festa nel segno dell’amore verso Dio, i fratelli e le sorelle può essere un’altra sfida per noi donne e uomini oggi.

Memo Sales


I prossimi commenti...

Domenica 19 settembre 2004 (Lc 16, 1-13) - a cura di Pinuccia Frau, Chiara Murzio, Maria Capitani
Domenica 26 settembre 2004 (Lc 16, 19-31) - a cura di Paolo Sales
Ottobre 2004 - maggio 2005 - a cura di Franco Barbero

Dios nos ama

Este capitúlo nos propne muchos elementos de reflexión y anlizarlo en manera profunda necesitaria mucho tiempo y espacio.
Ententaré de proponer solamente algunos asuntos dejando al corazón de cadauno/a de nosotros la posibilidad de vagar y de compartir con otros y otras con los cuales hacemos caminos comunitarios, riflexiones y sobretodo enfrentamiento con el mensaje del Evangelio y nuestra praxis diaria.
Las parabolas cuentan momientos de vida diaria en la Palestina del tiempo de Jesús y pos esto son muy eficaces por los contemporaneos de Jesús nosotros en verdad debemos hacer un pequeño esfuerzo para saborear la riqueza del mensaje.
Pienso, per, que puede valerne la pena.

Un pastor un poco loco

Si leemos con atención el texto podemos veer como algunos elementos del cuento son paradoxales. Muy pocos pastores habrian dejado las 99 ovejitas solas, sin control y obviamente en peligro de robos u otra cosa para ir en busca de una. Riesgar un capital de 99 ovejas para encuentrarne una es contrario ala logica economica y de gestion de un rebaño.
Aqui se vee claramente el “poaradoxo” del Evangelio.
Hoy problablemente más que nunca devemos aceptar este desafio: el enucio de la “Buena Noticia” pasa atravez una propuesta de vida que puede y debe chocar contra muchos “valores” dominantes hoy, que conocemos muy bien pero que nos conducen a agir contra la vida misma, aquella vida verdadera y llena, hecha de amor y de serenidad conducida por la justicia y por la solidaridad, por el respeto. Ya un primero, pero importante elemento de reflexión: vivir nuestros dias “contra” no contra otros hombres y mujeres, (es nuestra elejida “contra” que) para proponer una elejida de vida otra, en el surco esbozado por Jesús.

Cinco personajes importantes

Los cinco presonajes protagonistas de estas palabras representan algunas de las componentes sociales de Israel: un pastor, una mujer, un padre y dos hijos. Me ha gustado mucho esta lista donde encuentramos homres y mujeres jovenes y no.
Como muchas veces acuerdamos, Dios es amor; estas personas son imagenes del amor y dela solicitud de Dios. Cada uno y cada una de nostros tiene esta bella possibilidad: imaginar Dios, su amor, su ternura en la manera que su corazón sujerice, con la llena conciencia que este amor, esta cercanía es continua y constante. El regalo de poder tener un imaginario de Dios diferente segun nuestra identidad y nuestro camino es un elemento importante y enriquente: comunicar y compartir este regalo es parte de un camino que no veenos sos sino en compañia.

Ser buscados/as: deseo de todos/as

He hablado del amor y da la compañia de Dios. Ya un otro mensaje de este trozo así intenso: Ser buscados.
El los cuentos que hemos gustado veemos como el pastor va buscar la ovejita y rencuentrada se la pone en las espaldas y vuelve al redil... Quien sabe que le habrá dicho, le habrá dicho en la oreja con el corazón lleno de alegregria ternuras reproches...
La mujer tambien hace esferzos enciende una luz, y se pone a limpiar toda la casa... Como su corazón se será ralegrado cuando rencuentrará la moneda.
Última imagen: el padre vee el hijo en lejania y le corre en contra, probablemente jadeante por la edad y un poco bloqueado por los vestidos y llegando a él lo abraza mientras su corazón es en tumulto y la cara rayada de lagrimas, lagrimas de alegria, en fin. Y acoje el hijo mayor, no lo olvida fuera sino él va a cojerlo por las manos y lo hace entrar. Dios es vradaderamente para nosotros el pastor, la mujer y el padre. Es lo/la que nos busca, nos acoje entre su brazos siempre nos cariña y nos pide de dejarse acojer. La compñia de Dios es así determinante para nuestra vida que nos premite de haber el corazón reiente tambien cuando la cara es rayada lagrimas.

¡Alegria! Y haceis fiesta

Al acabo del tres cuentos hay la naración de una fiesta: hacer fiesta por los judios quieria decir sobretodo agradcer Dios de los regalos recibidos. Cierto habia tambien comidas, danzas, cantos pero en una optica de agradecimient hacia Dios y la fiesta es tambien copartimiento y de alegria. El pastor llama otros pastores la mujer llama otras mujeres y el padre para hacer fiesta mata el ternero gordo. ¿Nostros hoy sabemos hacer fiesta? ¿Sabemos agradecer Dios por los regalos que continuamente recibimos: la comida, la salud, la serenidad, los vestidos, un trabjo (cunado hay...)?
¿Sabemos tambien compartir la alregia del corazón en “bendecir Dios”, tambien cuando vemos que no solamente en nustra casa hay felicidad, o se ha hecho un paso adelante en la justicia, acojiendo quien desembarcan en nuestras costas y en la solidaridad y en la dignidadas de cada hombre y de cada mujer?
Es la inseñanza de esta parte del trozo evangelico agradecer Dios y saber que dentro y fuera nosotros su proyecto va adelante.
Cierto es muy dificil hoy ser alegres serenos: las noticias que oymos, tambien aquells de los últimos dias no ayudan pero como creyentes podemos y debemos continuar a estar concientes que Dios es con nostros y tendremos unas nueva resurreccion, el mundo cambiará y una sociedad diferente nacerá por las cenizas de esta. Cierto con la fé debemos todos/as poner mano a la obra y trabajar en serio cadanuno en su pequeño en la constucción de esta nueva realidad.
La verdadera alegria no es esteril sino es contajiosa y produce olra alegria. La fiesta verdaderea produce fiesta. La Biblia es llena de momientos de fiesta. Recuperar la capacidad de hacer fiesta en el seño del amor hacia Dios y los hermano/as puede ser un orto desafio para nosotros hombres y mujeres de hoy.

Traducido en español: Luca Prola