Commento alla lettura biblica liturgica del 19 settembre 2004


 

Un amministratore disonesto?

 

Diceva anche ai discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona» (Luca 16, 1-13).

 
Quando leggo un brano del Vangelo, ho l’abitudine di cercare di immedesimarmi nei personaggi descritti. Mi sembra, in questo modo, di "entrarci dentro", di penetrare nell’oscurità del mio essere profondo, là dove non vorrei vedere né conoscere, là dove sono consapevole che tutto il bene e il male che riconosco negli altri c’è in me, più o meno cosciente, più o meno sviluppato, ma c’è.

In questo brano c’è un padrone che scopre la disonestà del suo amministratore e agisce licenziandolo. C’è un amministratore disonesto che ha approfittato della fiducia del padrone per arricchirsi e che approfitta dei debitori per non trovarsi l'indomani sul lastrico. Ci sono dei debitori che approfittano della caduta in disgrazia dell’amministratore per non pagare tutto il loro debito al padrone, forse consapevoli che così facendo saranno debitori, almeno moralmente, nei confronti dell’amministratore. Dovranno, prima o poi, rendere il favore ricevuto.

In questo contesto il padrone loda il servo per la sua scaltrezza.

Mi sorgono alcune considerazioni su questi personaggi e sul loro agire che mi sembra proprio il nostro, della nostra società. Forse è semplicemente un modo umano di relazionarsi, tipico di tutte le società, oserei dire di “usarsi a vicenda”.

Il padrone sa che è impossibile possedere più del necessario, se non sfrutti le opportunità della vita a scapito degli altri. Non è un caso che abbia scelto come servo fidato un opportunista che si arricchisce alle sue spalle: una persona onesta, un “figlio della luce” non avrebbe accettato un lavoro che lo avrebbe portato a riscuotere delle merci, oggi sarebbero soldi, là dove forse non c’era neppure il necessario per vivere.

E i debitori? Se non erano presi per fame, e il brano non lo specifica, disonesti anche loro, perché si lasciano corrompere con gioia, anzi con gratitudine? Come può un padrone non condividere un modo di ragionare che è anche il suo?

Perché non c’è stato un solo debitore che abbia detto “No, voglio pagare il giusto... In cambio desidero chiudere la porta e la casa e non dover mantenere, subendo, relazioni di comodo"?

Questi meccanismi di dare per ricevere, di fregare per non essere fregati, di usare gli altri, le loro posizioni, le cose che sanno fare, permeano profondamente la nostra società, anche noi ne siamo pienamente coinvolti, forse non è nemmeno possibile essere diversi... Allora ha ragione Gesù quando dice: “Se siete disonesti e infedeli nelle cose materiali, come potete capire qualcosa del Regno di Dio?”.

Nel Regno di Dio il superfluo è tale, non può diventare necessario. Nel Regno di Dio l’amore, l’accoglienza sono gratuiti, non hanno ritorno di rendimenti né restituzione.

Nel Regno di Dio la vera ricchezza, quella interiore che, quando c’è, può solo aumentare, mai dissiparsi, è dono di pochissimi “figli della luce” che noi, offuscati e intrappolati dai nostri ragionamenti incentrati a perseguire il nostro benessere, prigionieri delle nostre comodità difese con le unghie e con i denti, non sappiamo nemmeno vedere.

Maria Capitani

Questa parabola ci parla di un amministratore opportunista, ma anche molto astuto e risoluto.

Avendo perso la fiducia del padrone, si adopera e si ingegna per mettere al sicuro il suo futuro.

Luca in questo brano ci vuol trasmettere un messaggio ben preciso: anzitutto non cercare di accumulare ricchezze con disonestà. Ma ci chiede la stessa risolutezza e astuzia dell'amministratore, ma per fini ben diversi e ben più nobili: pensiero che si dovrebbe condividere in pieno.

Perché utilizzare le nostre capacità solo ed esclusivamente per noi stessi, quando potremmo dedicarne una parte agli altri, ai più bisognosi? D’altra parte, anche questo è un dono di Dio e da buoni cristiani la nostra coscienza dovrebbe spingerci ad utilizzarlo al meglio, non a scapito di altri ma a favore di chi è meno fortunato.

Io credo che ognuno di noi possieda un dono con caratteristiche diverse e uniche, una capacità.

Consideriamoci come degli affidatari di ciò che ci è stato donato da Dio e che dobbiamo custodire e utilizzare al meglio perché un giorno Egli ci chiamerà per renderne conto.

Pinuccia Frau

Leggendo questo capitolo una prima spontanea riflessione riguarda il versetto 8: “Ebbene sappiate che il padrone ammirò l’amministratore disonesto perché aveva agito con furbizia”.

Mi chiedo il perché di questo elogio al comportamento spregiudicato di quell’amministratore, addirittura di ammirazione per la furbizia e l’opportunismo usato nel manipolare gli affari del padrone sottovalutandone l’onestà.

Procedendo nella lettura, vediamo come la ricchezza viene esaminata in modo più diretto e la constatazione al versetto 13 dell’impossibilità di servire due padroni con lo stesso impegno mi concilia con la lettura di questo capitolo.

Però non posso evitare un dubbio che si affaccia dentro; mi chiedo: cos’è l’onestà e qual è il fragile confine che la divide dal suo opposto. Quanto più mi addentro nel pensiero tanto più mi rendo conto quanto sia difficile praticare l’onestà senza neanche un’ombra di ingiustizia.

Quando penso alla disonestà mi vengono in mente le grandi truffe atte a ledere la buona fede di tanta gente, penso alle associazioni a delinquere, agli sfruttatori della prostituzione, del lavoro minorile, ai trafficanti d'armi, droga o schiavitù... e Dio sa quante nefandezze enormi disonestà ci sono attorno a noi.

Certo, se mi confronto con queste, "ne esco pulita": non ho niente a che vedere con queste cose; ma posso ritenermi onesta solo perché non pratico le grandi "truffe"?

Nella vita ci sono infiniti modi di essere onesti ma altrettante possibilità del contrario. La disonestà non riguarda solo i "grandi truffatori", ma noi tutti con nostro comportamento giornaliero, con le nostre scelte.

Un qualunque rapporto personale che non abbia per base la lealtà è disonesto, il prevaricare è disonesto, l’umiliare è disonesto e ancora... qual è il confine che fa piccola o grande la disonestà?

Se io occasionalmente pratico la disonestà spicciola è perché scelgo di essere non del tutto onesta oppure è perché non mi capitano tra le mani grosse occasioni? Insomma potenzialmente potrei essere anch’io quell’amministratore disonesto!

Tornando a quell’elogio iniziale... continuo a non capirlo. Non sarà che mi sfugge il senso della parabola? E se provassi a vedere l’amministratore sotto una luce più benevola, come colui che ha inventiva e, forse paradossalmente, voglia e fantasia di investire nel futuro?

Chiara Murzio



I prossimi commenti...

Domenica 26 settembre 2004 (Lc 16, 19-31) - a cura di Paolo Sales
Ottobre 2004 - maggio 2005 - a cura di Franco Barbero

¿Un administratador deshonesto?

Cuando leo un trozo del Evangelio, tengo el acostumbre de ententar de identificarme en los personajes descritos. Me parece, de esta manera, de “entrar dentro de ellos”, de penetrar en la oscuridad de mi ser profundo, allá donde no me gustaria ver ni conocer, allá donde estoy conciente que todo el bien y el mal que reconozco en los otros hay en mi, más o menos conciente, más o menos desarrolliado, pero hay.
En este trozo hay un patron que descubre la deshonestad de su administrador y agice despidandolo. Hay un administrador deshonesto que ha aprovechado de la confianza del patron para enriqucerse y que aprovecha del los deudores para no encuentrase a mañana sin nada. Hay deudores que aprovechan de la caida en desgracia del administrador para no pagar toda su deuda al patron, probablemente concientes que hacinedo así seran deudores almenos moralmente en fernte del administrador. Deberan antes o despues, devolver el placer recibido. En este contexto el patron loar el lacayo para su astucia me salen algunas consideraciones sobre estos personajes y sobre el agir de ellos que me parece exactamente el nustro, de nuestra sociedad. Probablemente es simplemente una manera de relacionarse, tipica de todas las sociedades, me primiteria de decir “usarse vicendevolmente”.
El patron sabe que es imposible tener más que el necesario, si no se desfrutan las oportunidades de la vida a daño del los otros. No es un caso que haya elejido como lacayo confiado un oportunista que se enriquese a su daño: una persona honesta, un “hijo de la luz” no habria nunca aceptado un trabajo que le haria llavado a cobrar mercancías, hoy seria dinero, allá donde probablemente no habia tampoco el necesario para vivir.
¿Y los deudores? Si estavan cojidos para hambe, y el trozo no lo dice, deshonestos ellos tambien, ¿para que se dejan corromper con alegria, casi con agradecimiento? ¿Como puede un patron no compartir una manera de razonar que es suya tambien?
¿Para que ningun dededor que ha dicho: “No, quero pagar el justo... En cambio quiero cerrar la puerta y la casa y no deber mantener, subiendo relasciones de comodo”?
Estos mecanismos de dar para recibir, de engañar para no estar engañados, de usar los otros sus posiciones, las cosas que saben hacer, permean profundamente nuestra sociedad, nostros tambien, llenamente envolvidos, probablement no es posible ser diferentes... Tiene razon Jesús cuando dice: “si sois deshonestos y enfieles en las cosas materiales, ¿como podeis comprender ealgo del reino de Dios?
En el reino de Dios el superfluo es tal, no puede devenir necesario. En el reino de Dios el amor la acojianza estan gratuitos, no tiene volveas de renta y restitución. En el reino de Dios la verdadera riqueza, aquella interior, que cuando hay, puede solamente crezer nuca perderse, es regalo de muy pocos “hijos de la luz” que nosotros ofuscados y trampados por nuestros razonamientos encentrados para alcanzar nuestro bienestrar pisineros de nuestras comodidas defendidas con las uñas y los dientes no sabemos ver.

Maria Capitani

Esta parabola nos habla de una administatrador oportunista, pero tambien astuto y seguro.
Habiendo perdido la confianza del patron se impeña para poner en seguro su futuro.
Luca en estre trozo quiera transemternos un menaje muy preciso: primero no ententar de acumular riquesas con desohonestad. Pero nos pide la misma seguriad del administrador, pero por objetivos muy diferentes y más nobles: pensamiento que se deberia compartir totalmente. ¿Para que utilizar nuestra capacidad solamente por nosotros cuando podremos dejarne una parte a los otros, a los que más necesitan?
Por otra parte tambien esto es regalo de Dios y como somomos buenos cristianos nuestra conciencia deberia empujarnos a utlizarlo a lo mejor, no en daño de otros sino en favor de quien tiene menos.
Yo creo que caduno de nostros tenga un regalo con caracteristicas diferentes y unicas, una capacidad.
Consideramonos como los que tienene en custodia lo que Dios ha nos dado y que debemos construir y utlizar a lo mejor por que un dia él nos llamará para pedirnos cuenta.

Pinuccia Frau

Leyendo este capitúlo una primera spontanea reflexièon tiene que ver con el verso 8. Me pido el poque de este elogio al comportamento sin escrupulos de este administrador, diria casi de admiración para la astucia y el oprtunismo utilizado en la manipulacción del asunto del patron devaluando la honestad.
Procedendo en la lectura, vemos como la riqueza es examinada en manera más directa y la constatación en el verso 13 de la imposibildada de servir dos patrones con el mismo ahinco me concilia con la lectura de este capitúlo.
Pero no puedo evitar una duda que sale; me pido: cosa es la hoinestad y cual es el frail confin que divide el del su oponido. Cuanto me voy adentro del pensamiento tanto más me de cuenta de cuanto sea dificil practicar la honestad sin una sombra de injusticia.
Cuando pienso ala deshonestad me salen a la mente las grandes estafas que son echas para dañar la buena fe de mucha gente, pienso a las asociación para delinquir, a los desfrutadores dela prostitución, del trabajo minoril, a los traficantes de armas, droga u esclavitud...
Y Dios sabe cuantas cosas sordidadas, enormes deshonestades hay cerca de nosotros.
Cierto, si me enfrento con estas, “ne salgo limpia”: no tengo nada que ver con estas cosas; pero, ¿puedo considerame honesta solamente porqué no practico las grandes estafas? En la vida hay infinitas manera de ser honestos, pero igiualmente hay posibilidad de el contrario. La deshonestad no tiene que ver solo con los grandes estafadores, sino con nosotros con nuestro comportamiento diario, con nuestras elejidas.
Una cualquier relación personal que tenga como base la lealtad es deshonesto, prevalicar es deshonesto, el humillar es deshonesto y, una cosa más ¿cual es el confin que hace grande o pequeña la deshonestad?
¿Si yo ocasionalmente practico la deshonestad suelta es porqué elijo de no ser completamente honesta o es porqué no me pasan en las manos grandes ocasiones? ¡Ensuma potencialmente yo tambien podria ser aquello administrador deshonesto!
Volviendo al elogio inicial... continuo a no comprenderlo. ¿No será que me escapa el sentido dela parabola? Y ¿si ententaria de ver el administrador bajo una luz más buena, como aquello que tiene invención y probablemente paradoxalmente tiene gana y fantasia de envestir en el futuro?

Chiara Murzio

Traducido en español: Luca Prola