Commento alla lettura biblica liturgica del 14 febbraio

 
Fare chiarezza

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, (...) Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando
e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo.

Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti
(Luca 6,17.20-26).

L’annuncio dell’evangelo ai poveri

E’ il tema centrale della predicazione in Luca: come i poveri sono proclamati beati, così ai ricchi viene indirizzata la minaccia dei guai. Questa contrapposizione è caratteristica esclusiva in Luca: il distacco dalla ricchezza è condizione necessaria per seguire Gesù (Luca 9,57-62) e Gesù lo dice anche al ricco notabile che lo interroga (Luca 18,22).

Al tempo di Gesù (e di Luca) i ricchi erano coloro che possedevano tesori di grande valore oppure grandi possedimenti terrieri: erano una piccola cerchia di dominatori. Gesù pone un aut aut tra Dio e mammona (la ricchezza): bisogna scegliere!

L’annuncio del Regno di Dio viene fatto ai poveri, mentre sui ricchi viene espresso giudizio di condanna. E’ vero che il messaggio è diretto a tutti, ma esso privilegia i poveri, gli affamati, i sofferenti, i perseguitati, cioè le stesse categorie che sono al centro del Magnificat, che l’evangelista mette in bocca a Maria (Lc 1,48-53), e a cui Gesù ha rivolto l’attenzione fin dall’inizio della sua missione. Per essere beati, benedetti e partecipi del Regno, bisogna rinunciare a ricchezze, potere e privilegi! Interessanti le riflessioni di José Comblin, teologo della liberazione:

Il vangelo si rivolge ai poveri perchè sono loro ad essere chiamati a liberare l’umanità. Non dominano e perciò possono essere liberi.(...) Sono questi che costituiscono il popolo con la loro parola, la loro testimonianza, le loro azioni collettive, la loro volontà di libertà. La liberazione dell’umanità non viene dall’alto verso il basso, ma viceversa. (...) Per Gesù il conflitto non è tra religioni, ma fra due classi, quella dei dominatori e quella dei dominati. (...) La dominazione personale, di gruppo, strutturale è il peccato esistente dalle origini dell’umanità. Gesù viene a liberare gli esseri umani dalla schiavitù del peccato. Il potere è la grande tentazione: anziché essere servizio, si trasforma in dominazione. Gesù è libero dal peccato perchè non domina, non accetta alcuna forma di dominazione” (Adista 11 del 6/02/2010).

Gesù  agisce nell’aldiqua

La buona novella ai poveri è innanzitutto l’annuncio della liberazione dalla loro triste e infelice condizione, che è il risultato di indebite appropriazioni e di profitti da parte di alcuni a discapito di altri, da parte di pochi a danno di molti.

Ma questa presa di posizione, questo schieramento e impegno sociale di Gesù, non ha trovato piena comprensione nella primitiva comunità e neppure dopo; si è preferito lasciare le sperequazioni esistenti, confortando i poveri, gli affamati e gli oppressi con la promessa di una loro futura beatificazione e di una futura condanna dei loro oppressori.

Si è agito come se la giustizia sociale non fosse un bene di quaggiù, ma una promessa per l’“aldilà”. "Beati voi che siete poveri" è stato letto in maniera distorta, come consolazione e soprattutto come sedativo per i poveri e i miserabili della terra, perchè non si ribellassero.

Per secoli dalle gerarchie cristiane si insegnò che essi dovevano sopportare, "felici" e consapevoli, le loro dolorose condizioni, in attesa del "regno di Dio" che si sarebbe realizzato nell’aldilà...

La comunità  cristiana è sulla strada di Gesù solo quando si prende cura dei poveri, degli affamati, degli afflitti e lotta contro le situazioni che sono all’origine di tali squilibri. La parola di Gesù ha una precisa direzione sociale e porta a una chiara scelta di classe. Gesù sta dalla parte di chi soffre agendo nell’“aldiqua” a loro favore: guarisce, benedice, condivide, consola...

Ritengo stimolante la traduzione che alcuni fanno del testo di Luca, traducendo “sorgete, alzatevi in piedi” al posto di “beati”, proprio come invito ai poveri, agli affamati, agli oppressi... a diventare consapevoli e a impegnarsi in prima persona in un cammino di libertà.

Giudizio “politico” sulla situazione sociale

Perchè  i poveri soffrono? Perchè i ricchi possano godere. Se ci sono ancora i poveri (e oggi sono sempre di più) è perchè  esistono ricchi sempre più ricchi. I beni della terra sarebbero sufficienti per tutti i suoi abitanti se ci fosse un’equa distribuzione e se ci fosse rispetto e non “sfruttamento” delle risorse, se il benessere non fosse misurato sul consumismo e sul PIL...

Purtroppo assistiamo a un connubio tra coloro che si ritengono “depositari” dell’annuncio evangelico (potenti chiese istituzionali) e ricchi dominatori: questo peccato causa sofferenza e ritarda la realizzazione del Regno dell’Amore e della Giustizia.

Non basta dire che a Rosarno forse si è esagerato un po’ e si poteva agire in modo meno violento... e poi, però, andare a braccetto con i ricchi potenti di turno che promulgano leggi razziste e praticano i respingimenti, fingendo di non vedere sfruttamento e disumanizzazione.

 Oggi più che mai abbiamo bisogno di parole e di gesti profetici. E’ urgente andare contro corrente, non omologarci al perbenismo e non vivere cercando consenso e approvazione dai potenti di turno.

Messaggio per ciascuno/a di noi

Se è  vero che questo “giudizio” è chiaramente rivolto ai ricchi, potenti dominatori presenti nelle diverse istituzioni (politiche, ecclesiali, finanziarie...), anche noi siamo inseriti dentro questo quadro di sfruttamento e di sopraffazione.

Se essere poveri può significare non dipendere dalle cose e dal loro possesso, occorre altresì mantenere equilibrio nel rapporto con i beni della terra senza accaparrarcene con bramosia, ma impegnandoci affinchè questi beni siano distribuiti secondo giustizia nei confronti di tutti/e.

Stare nella nostra complessa realtà umana e sociale cercando di essere discepoli/e di Gesù significa certamente impegnarci nella pratica quotidiana della condivisione e della solidarietà, ma anche osare gesti coraggiosi, quali la denuncia e l’opposizione alle scelte politiche e legislative ingiuste e oppressive.

In questo brano evangelico Gesù ci indica qual’è la direzione a cui siamo chiamati/e, testimoniandoci con la sua vita e la sua parola che questo è possibile. Ma si può concretizzare se insieme, in comunità, nella pratica politica delle relazioni quotidiane, ci sosteniamo e ci stimoliamo reciprocamente, aiutandoci a non cedere mai alle lusinghe del potere e del possesso, qualunque esso sia.
Carla Galetto

"BEATI GLI OCCHI CHE VEDONO"
La comunità di base di San Paolo regala un paio di occhiali a Berlusconi che non ha visto il muro tra Israele e i Territori palestinesi occupati

Tra i molti acciacchi dell’età avanzante che appesantiscono le sue gravose giornate, seppur talora rallegrate da simpatiche compagnie, al Presidente del Consiglio se ne è aggiunto un altro, che finora non era noto, e che ci dispiace davvero: egli è quasi cieco. La notizia non arriva dal solito malevolo gossip delle sinistre comuniste che, si sa, nel loro odio verso l’Italia arriverebbero a tutto pur di distruggere il Paese; no, con il coraggio e l’umiltà che lo caratterizzano, è stato lo stesso Silvio Berlusconi a rivelare al mondo questo handicap che, comunque, non gli impedirà di continuare a spendersi per il bene di tutti noi e per la pace tra i popoli.

L’inattesa rivelazione è stata data dal premier, il 3 febbraio, a Betlemme. Quel giorno, infatti, dopo aver difeso alla Knesset (il parlamento israeliano) la piena legittimità politica e morale dell’operazione “Piombo fuso” che un  anno fa ha provocato nella Striscia di Gaza circa 1400 vittime, egli, per incontrare l’Autorità palestinese, si è recato a Betlemme. E qui, durante una conferenza stampa, un giornalista gli ha chiesto che impressione gli avesse fatto il muro di divisione tra Israele e Territori occupati, barriera che, per entrare nella città, si deve necessariamente attraversare. Alla domanda ha risposto: “Non me ne sono accorto. Ero concentrato sulle cose che avrei detto ad Abu Mazen [il presidente palestinese] ed ero intento a prendere appunti. So di deluderLa e me ne scuso”.

Di fronte ai giornalisti è apparsa dunque la cruda realtà: affetto da una rara malattia agli occhi, il Presidente del Consiglio vede benissimo fino ad un metro, ma più in là intravvede solo vaghe ombre. Perciò non poteva vedere il muro, perché, attraversando la barriera alta otto metri, la sua macchina è passata a tre metri di distanza.

Questa notizia, che ha commosso l’Italia, ha colpito anche noi. E ci siamo chiesti che cosa potessimo fare. E, subito, date le nostre frequentazioni con la Russia dell’amico Putin, tanto caro anche a Berlusconi, ci siamo ricordati che, a Mosca, esiste un centro specializzatissimo per gli occhi, una delle poche belle eredità dell’epoca sovietica. Ci siamo subito attrezzati, e in cinque giorni ci hanno fatto avere uno speciale paio di occhiali (che spediamo in un pacco a parte a Palazzo Chigi) che permetterà al nostro premier di vedere benissimo sia da vicino che da lontano. Siccome però questi particolari occhiali sono fatti di un materiale facilmente deteriorabile, speriamo che anche altri soccorrano, come facciamo noi, un Grande del nostro tempo che si è impegnato a risolvere – in modo equo, imparziale e carismatico – il conflitto israelo-palestinese che lo stesso Barack Obama, che pure ci vede bene, non riesce a sbrogliare.
La Comunità cristiana di base di san Paolo in Roma
Roma, 8 febbraio 2010