| Commento
alla lettura
biblica liturgica del 30 maggio |
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| Lo spirito della nostra responsabilità |
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Molte
cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne
il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla
verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che
avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché
prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede
è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà
(Giovanni 16,12-15)
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Giovanni scrive intorno
all'anno 100 e dobbiamo aver sempre presente il contesto storico e
culturale nonché conoscere il pensiero teologico dell’autore, per
interpretarlo il più correttamente possibile. Dagli studi teologici
riconosciamo che il Vangelo di Giovanni è un “miscuglio” di
testimonianze originali e di successive riflessioni teologiche dove,
grazie al lavoro redazionale, è difficile disgiungere le une dalle
altre. Nei capitoli che precedono e seguono questi versetti Giovanni struttura alcuni discorsi di Gesù durante l’ultima cena con i discepoli e, tra questi, quello riguardante la venuta del Consolatore. Dopo la sua morte i discepoli riceveranno un dono: il Consolatore, lo Spirito di verità, che farà da balsamo sulla profonda ferita causata dalla perdita del maestro. Non mi soffermo sulle disquisizioni intorno alle figure del Padre, del Figlio e dello Spirito. Mi interessa piuttosto riflettere sulle frasi messe in bocca a Gesù al v. 7 “...è bene per voi che io me ne vada...”, al v. 12 “Molte cose ho ancora da dire ma al momento non siete capaci di portarne il peso” e ancora “…verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera…” del v. 13. Mi chiedo: quando mai l’assenza di una persona a noi cara può essere un bene? E’ con fatica e sofferenza, ma soprattutto con tanta fiducia nel Dio dell’amore, che si può arrivare a comprendere il bene anche dentro e dopo un dolore così lacerante come quello provocato dall’allontanamento, dall’assenza di una persona amata, una persona che riempie la nostra vita e il nostro cuore, che infonde speranza e dona senso alla vita stessa. Mi immagino così il rapporto che esisteva tra Gesù e i suoi discepoli. Egli viveva e parlava con loro e, dentro, cresceva il fuoco dell’amore e della giustizia, dentro di loro scorreva l’acqua viva di cui non si saziavano mai. Ora dovranno incendiare la loro vita con la responsabilità di chi, diventato adulto, si assume l’incarico di portare avanti, in prima persona, l’annuncio della lieta novella. Toccherà a loro parlare, interpretare, agire, dubitare, pregare, sbagliare, scontrarsi, scegliere … Come Giovanni scrive, Gesù sa quanto sia lento e faticoso il cammino nella ricerca della verità, quella verità che Dio ha messo nel cuore di Gesù e mette nei nostri cuori e nelle nostre menti. Il troppo peso può schiacciarci ed impedirci di muovere: possiamo percorrere la strada tracciata da Gesù “caricandoci” solo di quei “pesi” che siamo in grado di portare e possiamo porci obiettivi per noi raggiungibili. Sappiamo bene quante difficoltà abbiamo a mantenere la coerenza con i valori annunciati dall’uomo di Nazaret, sappiamo bene delle paure, delle solitudini, dei dubbi. Gesù l’ha sperimentato: Dio ha fiducia in noi e il suo Spirito si è avvicinato dall’inizio dei tempi e ci guiderà come promesso. Il Suo progetto su di noi ed il mondo si svela man mano che acquisiamo la consapevolezza della nostra responsabilità. La consapevolezza della capacità che ciascuno e ciascuna di noi ha di scegliere la bellezza che è armonia del creato, la bontà che pratica la giustizia, la gioia del dono della vita piuttosto che preferire l’egoismo, l’angoscia, la paura. Siamo chiamate e chiamati a fare la nostra parte: lo Spirito di verità terrà dentro il nostro cuore le parole di Gesù; non le perderemo solo se le faremo vivere nel quotidiano. Forse è questo che vogliono dire le parole sulla “verità tutta intera”, cioè che coinvolge tutto il nostro essere, dove non c’è confine tra il nostro pensiero e le nostre azioni, insomma la nostra interezza. Non una verità teorica, astratta e spesso confezionata da altri, da chi si arroga il diritto di parlare a nome di Dio, ma senza coerenza o giustizia, senza pietà o misericordia, senza la compassione. Riprendo alcune parole scritte da Franco qualche tempo fa a commento di questi versetti: “Di fronte ai problemi di oggi non si possono ‘estrarre’ dal Vangelo formule risolutive, quasi magiche. Siamo noi che, vivendo il nostro tempo e le sue problematiche, dobbiamo ‘creare’ le risposte. Ma non siamo soli: a spingerci verso la verità e l’amore, ad accompagnarci in questa ricerca è lo ‘spirito di Dio’, cioè la sua forza, la sua vicinanza, il suo calore”. |
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| Luciana Bonadio |
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