Internamento e " homocaust"
1871 - Nel Codice Penale del Reich bismarckiano, al paragrafo
175, si legge: "Un atto sessuale commesso fra due persone
di sesso maschile e' punibile con il carcere e con la perdita
dei diritti civili."
1933 - Con l'avvento dei nazisti, l'applicazione della legge e'
resa piu' severa; e' altresi' proposto un suo inasprimento.
1934 (30 giugno) - Ernst Röhm, apertamente e notoriamente
omosessuale, capo di Stato maggiore delle SA nonche' braccio destro
di Hitler e Goebbels nella conquista del potere, viene arrestato
da Hitler in persona a Weissee, incarcerato e immediatamente ucciso.
Il paragrafo 175 viene revisionato in senso esplicitamente e aspramente
persecutorio nei confronti dell'omosessualita' maschile: "Un
uomo che commette un reato sessuale con un altro uomo sara' punito
con la prigione fino a 10 anni".
Le persone condannate a causa del paragrafo 175 sono costrette
a indossare un triangolo rosa.
Nel 1933 vengono inoltre promulgate misure per la protezione
dai "crimini sessuali" e la relativa prevenzione: i
giudici potevano ordinare la castrazione di chi fosse colto a
commettere atti sessuali in pubblico, inclusi gli atti omosessuali.
Un memo di Himmler, datato maggio 1939, autorizzo' che i prigionieri
dei campi di concentramento potessero essere costretti alla castrazione.
Negli anni 20 Berlino si era trasformata in un notorio e apprezzatissimo
Eden omosessuale: le lesbiche e i gay potevano vivervi apertamente
e dichiaratamente, partecipi di un autentico fervore culturale
underground di artisti e intellettuali. Con l'avvento dei nazisti
al potere la vita lesbo-gay della capitale tedesca fu brutalmente
oscurata e cancellata.
Dal 1933 al 1945, a causa del paragrafo 175 , centomila uomini
furono arrestati e accusati della propria omosessualita': alcuni
furono incarcerati, altri internati nei campi di concentramento.
Ne sopravvissero circa quattromila.
Oggi - che si sappia - ne restano in vita solo una decina. Cinque di questi sopravvissuti all'"homocaust" nazista hanno deciso di fare coming out raccontando le proprie storie di perseguitati e internati in Paragrafo 175, un film-testimonianza di Rob Epstein e Jeffrey Friedman presentato nel 2000 al Sundance film -festival (premio della giuria per la miglior regia di documentario) e premiato anche al festival di Berlino 2000 con l'Orso d'oro nella stessa sezione. Il sito ufficiale del film e': http://www.tellingpictures.com/films/5.html
Paragrafo 175 copre visivamente una grave lacuna storica e
documentaria su uno dei piu' aberranti e ancor oggi quasi completamente
occultati capitoli della storia del Terzo Reich, facendo parlare
i corpi e le autobiografie dei sopravvissuti: quelli del gay "partigiano"
della resistenza ebrea che trascorse tutta la guerra ad aiutare
chi si nascondeva dalle SS a Berlino; della lesbica ebrea che
riusci' a fuggire in Inghilterra grazie alla donna di cui si era
innamorata; quelli del fotografo tedesco che fu incarcerato per
la sua omosessualita' e al rilascio si arruolo' nella Wehrmacht
perche' "voleva stare con gli uomini"; infine il ragazzo
alsaziano che vide il suo uomo torturato e ucciso in un lager.
Storie di lesbiche e gay sopravvissuti, raccontate con coraggio
e amarezza, ma anche con l'ironia e l'humor così frequenti
e amabili in persone che hanno da sempre coscienza del prezzo
sociale della propria scelta.
Paragrafo 175, attraverso il racconto del coraggio personale di
fronte a quella che Hannah Arendt chiamo' "banalita' del
male", all'amministrazione quasi burocratica della violenza
operata nei lager nazisti, solleva molte questioni provocatorie
e attualissime sulla memoria, la storia e l'identita' della comunita'
lesbica e gay e sui tentativi di cancellazione e "revisione"
attualmente operati da correnti storiografiche tendenziose e capziosamente
mistificanti.
Lesbiche e "homocaust"
"Su due pagliericci in alto vivevano tre triangoli rosa,
lesbiche danesi (o norvegesi?) che ignoravano l'universo intero,
sempre intente a lavarsi e pettinarsi tra di loro, pulitissime
per quell'ambiente, fini, smunte, si coprivano di premure e di
carezze fino a notte alta, consumate da un ardore vicendevole
che le faceva apparire felici ai nostri occhi , al di la' della
fame e dalla brutalita', completamente immerse nelle reciproche
tenerezze. Interpellate, rispondevano educatamente ma a monosillabi,
affrettandosi a rifugiarsi sul loro pagliericcio. A volte le vedevo
imboccarsi a turno tutte e tre dalla stessa gavetta."
Questo icastico brano tratto dal best-seller Deviazione di
Luce D'Eramo (Mondadori, Milano 1979, 256) e' l'unica testimonianza
italiana - probabilmente l'unica anche nell'ambito dell'intera
memorialistica sull'internamento - dell'olocausto lesbico (il
campo di internamento dove l'autrice fu reclusa nello stesso block
delle lesbiche "danesi o norvegesi" e' quello di Dachau,
situato nei pressi di Monaco di Baviera, oggi visitabile).
Ci sono noti solo cinque casi di lesbiche internate a causa della
loro sessualita' e non per motivi razziali.
Nel paragrafo 175 della legge nazista contro l'omosessualita'
non e' menzionato il "crimine sessuale" del rapporto
fra donne. Sulla non-menzione del rapporto lesbico nei codici
penali moderni, e quindi sulla sua non-punibilita' a livello meramente
legale - le esclusioni sociali, come ben si sa, sono altra cosa
- e' interessante considerare quanto scritto da Paola Lupo nel
fondamentale, direi magistrale, saggio di storia dell'omosessualita'
femminile Lo specchio incrinato:
"La concezione della sessualita' umana (
) pare basarsi
sul postulato secondo il quale non esiste sessualita' all'infuori
di quella maschile, o di quella che si figura come complementare
a quella maschile. Circoscritto il discorso entro questi confini,
l'omosessualita' fra donne, quando non venga negata o ritenuta
poco piu' di un gioco magari un po' troppo licenzioso, deve essere
formulata con proposizioni tendenti a ricondurla entro i limiti
del modello prestabilito e non potra' configurarsi che come un'imitazione
dell'atto penetrativo maschile. Ma poiche' tale atto viene assunto
come segno "naturale" della superiorita' dello status
virile, solo chi e' investito di tale status potra' seriamente
compromettere la validita' del suo fondamento legittimante e agire
<< contro natura >> ovvero contro l'ordine sociale.
Il suo sara' un tradimento consumato all'interno delle mura stesse
del palazzo, un rinnegamento volontario che incrina quella immagine
speculare su cui gli uomini costruiscono la loro identita'. (
)"
Pochissimo (percio') e' dato di sapere sul modo in cui, di fatto,
esse vivessero i loro amori o su cosa ne pensassero, e neppure
possono essere indicativi sulla loro diffusione le asserzioni
di inesistenza o i lunghi periodi di assenza dell'argomento dai
discorsi ufficiali, essendo la negazione e il silenzio, oltre
che indice di disinteresse, anche la forma piu' efficace di repressione
e tolleranza insieme (P. Lupo, Lo specchio incrinato, Marsilio,
Venezia 1998, 12-14).
Le lesbiche tedesche soffrirono socialmente le stesse "pene" inflitte agli omosessuali maschi: la distruzione di club e di associazioni culturali, la messa al bando di pubblicazioni e riviste lesbiche, la chiusura o la sorveglianza poliziesca dei luoghi d'incontro. I gruppi visibili di amiche si smembrarono e si riaggregarono in "giri" privati. Molte interruppero i contatti sociali e cambiarono addirittura luogo di residenza.
Gli stili di vita di un'amplia comunita' urbana, che favoriva l'estrinsecazione di diverse identita' lesbiche, avevano cominciato a diffondersi agli inizi del Novecento: con l'avvento al potere dei nazisti se ne perse ogni traccia percorribile. Gli effetti di questa silente"Stonewall" lesbica berlinese continuarono anche nel clima del dopoguerra, nella Germania democristiana e adenaueriana.
La Gestapo e la Kriminalpolizei, fin dai giorni dell'assassinio
di Röhm (1934), concentrarono le proprie aberranti energie
sui maschi omosessuali in quanto "nemici" dello Stato
(cfr. le considerazioni di Paola Lupo, supra).
La scarsita' delle fonti reperibili non offre una sufficiente
documentazione circa la persecuzione giudiziaria delle lesbiche
e di come questa avvenisse - per esempio in seguito a una denuncia
alle autorita'. Alcuni rari documenti indicano che la polizia
conservava nei suoi archivi rapporti sulle lesbiche, come d'altronde
facevano altre organizzazioni del Partito Nazionalsocialista,
del tipo "Dipartimento di polizia razziale".
Solo pochi casi sembrano indicare arresti che, con il pretesto
di altre offese alla legge, siano riconducili a una decifrabile
matrice lesbica.
In una scheda burocratica del campo di concentramento di Ravensbruck
l'omosessualita' femminile viene indicata quale motivo di detenzione.
Il 30 novembre 1940, la lista dei "nuovi arrivi " in
questo campo di concentramento femminile indica che l'undicesima
"iscrizione " del giorno e' quella della "non-ebrea
Elli S. - di esattamente 26 anni". La parola "lesbica"
appare nel foglio d'ingresso come ragione dell'internamento.
Elli S. fu rinchiusa tra le prigioniere politiche. Non si conoscono
altri dettagli circa la sua permanenza nel lager e sulla sua sorte.
Si conoscono anche altri casi in cui le lesbiche furono punite come "disfattiste delle risorse militari". Dove esistevano cosiddette "relazioni di dipendenza" fra superiori e subordinate, o fra insegnanti e alunne, poteva essere applicato il paragrafo 176 del codice penale, che puniva la "pedofilia" (cfr. G. Grau, a cura di, Hidden holocaust, trad. ingl. di P. Camiller, Cassell, New York, 1995).
Nel film Paragrafo 175 e' visibile la testimonianza di Annette
Eick, lesbica ed ebrea, che riusci' avventurosamente a non essere
mai internata.
Nata nel 1909 in una famiglia di ebrei berlinesi colti, Annette
scopri' la sua identita' lesbica a 10 anni: - Dovevamo scrivere
un tema su come sarebbe stata la nostra vita da adulte, e io scrissi:
"Voglio vivere in campagna con un'amica piu' grande di me
ed avere un sacco di animali. Non voglio sposarmi, né avere
bambini, ma voglio scrivere." -
Durante gli anni 20, Annette Eick, partecipo' con impegno e passione
alla vita culturale lesbica di Berlino, frequentando club di donne
e scrivendo poesie e racconti per una rivista lesbica.
Dopo l'avvento al potere dei nazisti, Annette riusci' a fuggire
in Inghilterra grazie a una donna incontrata casualmente in un
bar lesbico della quale si era innamorata. I suoi genitori furono
uccisi ad Auschwitz; lei, invece, riusci' a fare esattamente cio'
che aveva sognato a 10 anni: vivere in campagna, nel bel countryside
inglese, con una compagna davvero - in tutti i piu' felici sensi
possibili - "storica".
E scrivere poesie.
Paola Guazzo