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- Gruppo Donne Cdb Pinerolo
- Celebrazione eucaristica
- XVII INCONTRO NAZIONALE DONNE DELLE CDB
- Castel S. Pietro Terme (BO), 6-8 dicembre 2008
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Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un’ape.
Un trifoglio ed un’ape
e il sogno.
Il sogno può bastare
se le api sono poche
(E. Dickinson)
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G.
Che bello rivederci per costruire insieme questa
celebrazione di lode a Dio, per confrontarci,
per ascoltarci, per crescere nella fede e nelle nostre relazioni.
Noi arriviamo qui con le nostre gioie, con le nostre lacrime, con le nostre fatiche,
con i nostri affanni, con i nostri affetti, le nostre speranze e i nostri progetti.
Venute anche oggi da strade diverse, ma animate dallo stesso desiderio,
avviciniamo i nostri cuori, guardiamo insieme verso il cielo, lodiamo la Sorgente delle nostre vite e poi...
riprendiamo con fiducia e speranza il nostro cammino.
L. Dentro di noi vi è rumore; occorre fare silenzio per riconoscere il nostro respiro.
Pregare e respirare, ascolto della parola, sono due azioni molto legate tra loro:
occorre saper respirare, curare il proprio respiro.
T. Che bello diventare consapevoli del nostro respiro,
fare silenzio e colmare la mente di questa pace!
Riusciamo così a sentire il nostro respiro.
L. Saper ascoltare, preservare per l’altra e l’altro un tempo di silenzio,
significa anche rispettare il suo soffio vitale.
Imparare ad ascoltare il nostro respiro ci aiuta ad ascoltare il respiro divino:
nel mito narrato in Genesi, la creatura di terra
prende vita solo quando Dio le soffia nelle narici,
dopo che il respiro divino la invade.
T. La Ruah non è forse aria, vento, soffio, spirito?
L. Lo spirito divino è nell’essere umano che si trascende in Dio:
“il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va:
così è di chiunque è nato dallo spirito” (Gv. 3,8).
T. La relazione circolare del respiro divino e umano
ci ricorda il legame che unisce l’umanità al cosmo.
L. Il Respiro è Vita.
È il primo nutrimento di vita ed è anche l’ultimo gesto che la chiude.
Dobbiamo preoccuparci in modo più cosciente e quotidiano
del nostro soffio vitale, della nostra vita.
Il respiro è una necessità primaria e radicale:
nasciamo quando assumiamo il nostro respiro.
Respirare in modo consapevole equivale ad una seconda nascita:
farsi carico della propria vita.
T. Che bello diventare consapevoli del nostro respiro,
fare silenzio e colmare la mente di questa pace.
Riusciamo così a sentire il nostro respiro.
G. Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita. (Emily Dickinson)
Brani tratti da ...E rimanendo lasciati trasformare, di Antonia Tronti
In
quanto chiamata alla vita, in quanto amorevolmente chiamata alla vita,
in quanto amata, sono nell’esperienza di una vita che mi esprime, di un
amore che mi accompagna, di una mano che mi custodisce. Sono dentro un
respiro che è anche respiro interno. Sono dentro a una vita che è anche
vita interna. C’è dunque un permanere in noi che è gratuito, che è
semplicemente dono di esistenza (pag. 21).
Giovanni 15,5:“Io
sono la vite voi i tralci, chi rimane in me, e io in lui, fa molto
frutto, perchè senza di me non potete far nulla!”.
C’è dunque un
permanere in noi che è gratuito, che è semplicemente dono di esistenza.
A noi il compito di accoglierlo, di prenderne coscienza e di non
ostacolarne il flusso. Di non divenire ostili alla vita in noi. Di non
staccarci dalla Provenienza. Di non crederci autosufficienti. Non
chiusi. Non auto-viventi, ma dipendenti da un Vivificante. Riconoscere
che il nostro respiro appartiene ad un Soffio più ampio, che lo Spirito
vive in noi e noi non viviamo senza di esso. Dunque a noi il compito di
non staccarci dalla Fonte, ma, al contrario, di confermare e
riaffermare costantemente l’aderenza e la dipendenza. Fondamentale
cominciare ad intuire la presenza di un Donante la Vita (pag. 30).
Fondamentale
cominciare ad intuire la presenza di un Donante la Vita. Per muovere i
primi passi sulla Via. Per osare timidamente affacciarsi sulla Verità.
Fede come sentiero che conduce al di là, che veicola lontano. Legame
con l’inconcepibile. Relazione con il non immediatamente tangibile. Nel
coraggio dello slanciarsi vero, un non già definitivamente pensato e
compreso. Sguardo sull’oltre. Affidamento a un mistero che porta fuori
dai recinti chiusi e apre a un gradualmente rivelantesi sempre più
abissale. Dal fiume si imparano fedeltà e prontezza (pag. 35).
Dal
fiume si imparano fedeltà e prontezza. Di fronte al continuo fluire,
all’ininterrotto mutare si impara il distacco e si apprende
l’attenzione accogliente. C’è il permanere e c’è il passare. Il
costante ripetersi del mai eguale e il continuo trapassare del sempre
simile. Il fluire impone un’attenzione vigile (pag. 46).
Il
fluire impone un’attenzione vigile. Una permanenza dello sguardo che
cresce dentro la consuetudine della visione. Perché, soffermandosi,
l’occhio possa imparare a penetrare. Perché possa imparare la
coesistenza di eternità e fugacità. Uno sguardo che, più che catturare,
si lascia catturare. E’ uno sguardo che vuole entrare nella vita, nella
quotidianità. Che si rende conto che non c’è un punto di vista
privilegiato e “sacro “ in sé. Ma che basta un’inquadratura qualunque,
e questa sa dire tutta la forza dell’esistente (pag. 65).
Gesù ci rivela questa apertura nella sua disponibilità. Nel suo lasciarsi aprire. Da lui impariamo.
Gesù: icona della nostra umanità, figura del servo e figura del risorto, che ci indica le potenzialità insite nell’umano.
Opera
nostra è solo ciò che precede il rimanere, ciò che precede la
contemplazione. Il nostro intervento attivo si limita alla
preparazione. Poi… lasciar fluire, e l’occhio non può far altro che
accogliere.
Perché non da me sono.
Non da me divento.
Non da me muto.
Eppure sono, divento e muto (pag. 136)
LETTURA BIBLICA (Marco 14,3-9)
Gesù
si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a
mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio
profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di
alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si
sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato?
Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli
ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse:
«Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di
me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete
beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto
ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la
sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà
annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella
ha fatto».
Le scelte, lo stile di vita e il suo annuncio stavano
portando Gesù verso la condanna a morte. Troppe erano state le
occasioni in cui aveva osato mettere in discussione il potere
opprimente e violento contro gli “ultimi” e le “ultime”. E, come
sempre, non può essere accettato chi osa prendere le distanze dal
sistema patriarcale, basato su gerarchie, privilegi, violenze e potere.
Questa
donna, di cui non viene nemmeno riportato il nome, sicuramente desidera
il meglio per questo profeta a cui vuole bene, ma non potendo cambiare
la situazione o convincerlo a fuggire o ad attenuare il suo messaggio
radicale, percepisce il proprio limite a questo desiderio e fa solo
quello che può (e in quel contesto è veramente un atto molto
trasgressivo, che poteva essere compiuto soltanto da una donna libera e
determinata). E’ presente, c’è, ama e lo esprime in questo modo, stando
in relazione con lui con uno stupendo gesto di amore, di riconoscenza e
di cura.
MEMORIA
Quella
sera si ritrovarono a casa sua e Maria di Magdala offrì loro una cena
semplice. C’erano quasi tutte le donne e gli uomini che lo avevano
accompagnato negli ultimi giorni di predicazione e di resistenza. Sul
volto di Pietro, di Marta, della stessa Maria, c’erano ancora i segni
vistosi di un pianto che solamente Dio può consolare… Solo sei giorni
prima il loro rabbi era stato ucciso sulla croce, coperto di infamia.
Ma da allora, ogni sera, loro si ritrovavano a pregare e quella sera
erano a casa sua, a casa di quella Maria di Magdala che tanto aveva
amato Gesù, le sue parole, i suoi gesti, le sue convinzioni.
Mentre
cenavano in silenzio lei si ricordò dell’ultima cena insieme, lì,
proprio a casa sua. Gesù, prima di essere catturato, si era
raccomandato che non lo dimenticassero e aveva lasciato un segno per
questo. Maria allora si alzò, fece un lungo respiro, sollevò gli occhi
al soffitto, come se potesse guardarci attraverso e vedere le stelle.
Non temeva di rompere il silenzio e di fare arrabbiare le/i commensali,
perché sapeva che era una cosa importantissima quella che stava per
fare. Prese del pane e lo benedisse così: “Ricordatevi di Gesù, sette
giorni fa: ci disse che questo pane era come la sua vita, che lui aveva
voluto spezzare e dividere per poter stare accanto alle persone ultime,
emarginate. Con il suo gesto ha voluto insegnarci che la vita che ha un
senso è la vita condivisa, non quella protetta da scudi e barriere.
Ricordiamoci, oggi e negli anni che verranno, questo prezioso
insegnamento che Gesù ha saputo rendere concreto nei suoi anni. Solo
così, veramente, attraverso un simbolo e attraverso l’azione,
riusciremo a non dimenticarci di lui”.
Non piangeva, Maria di
Magdala. Le sembrava che al suo tavolo ci fosse anche lui e questo le
dava il coraggio di continuare. Mentre i discepoli e le discepole, col
cuore colmo di emozioni, facevano passare tra loro quel pane,
spezzandolo e gustandolo come se fosse il dolce della festa, prese la
coppa in cui c’era un po’ di vino e la sollevò. “Così Gesù ci ha
ricordato che la vita va giocata fino in fondo”, disse commossa.
“Beviamo da questa coppa e non dimentichiamoci la sua lealtà a Dio,
agli ultimi e alle ultime della terra. Ogni volta che ci riuniremo per
invocare Dio e per benedirlo per il dono di Gesù, noi faremo questi
semplici gesti, per non dimenticarci della sua presenza viva fra noi”.
Da quella sera non piansero più per la perdita del loro rabbi: tutte le
volte che il loro cuore ne aveva bisogno, per farsi forza, si
incontravano, e qualcuno o qualcuna di loro ripeteva i gesti insegnati
da Gesù stesso. Poi ripartivano con energie nuove, sentendosi un po’
meno sole, un po’ meno soli.
T. Tu sei il pane e tu la mensa,
l’Amore che serve alla nostra festa.
Tu sei il lievito della promessa fra di noi,
la Vita in ogni seme.
O Dio delle galassie, del tempo e dello spazio,
Sapienza all’opera nel nostro mondo,
reggi la nostra fragile terra che vive
sulle Tue ali di pace.
CONDIVISIONE DEL PANE
L. In attesa che la luce arrivi e le nubi si dissolvano
si aprano i cieli e il mio spirito si elevi;
attraverso tempi di speranza e tempi di tribolazione,
tempi di gioia e tempi di mutamento,
sento Amore che mi chiama: sta scandendo il mio nome...
T. Il Tuo mistero profondo posso incominciare a capirlo
e, quando Ti parlo, sei sempre pronta all’ascolto.
Quando Ti cerco non so da dove cominciare,
ma poi, con mia sorpresa, Ti trovo nel mio cuore
L. Osservando dalla finestra dell’eternità, in attesa di un segno che arrivi,
è tempo di girar la chiave, coltre invisibile del Tuo calore.
Oh sì, Tu mi porti a casa.
La mia anima trova conforto: so di non essere sola.
T. Donne che tessono la loro rete d’amore
sotto la luna... luce di candele, notte stellata
è quando ascolto la Tua melodia.
Nulla è luminoso come il Tuo canto: quando sento la Tua voce
apro e chiedo di ricevere e so di avere una possibilità.
L. A volte, quando mi sento sola, a volte, quando ho paura,
trovo pace nel mondo, ricordando ciò di cui sono fatta:
luccichii, scintille di rugiada, che vincono la paura...
So che Tu sei con me, so che Tu sei qui.
PREGHIERE SPONTANEE
BENEDIZIONE FINALE
T. Fonte di Amore,
donaci dei giorni
accompagnati dalla Tua benedizione;
dona cibo al nostro corpo
e pace ai nostri cuori,
perchè possiamo credere
che siamo custodite, in Te,
nello scrigno dei viventi. Amen.
Musiche
tratte da Sky Prayern (Alice Gomes) – Officium di J. Garbarek – Canti
Spirituali di Hildegard von Bingen –Hymnes to Hope (Sister Marie
Keyrouz)