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- Gruppo Donne Cdb Pinerolo
- Una celebrazione
sull'acqua per ...
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- Prà del Torno 12
maggio 2002
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- Una celebrazione sull'acqua
perché
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- Abbiamo voluto condividere
con voi, care sorelle, alcuni gesti e molte emozioni che abbiamo
vissuto a Monteortone (Padova) durante il dodicesimo incontro
nazionale.
Una celebrazione sull'acqua per esprimere il bisogno di risalire
alle fonti,
- alla sorgente della vita,
alla ricchezza dei mille rivoli delle nostre esperienze, dei
nostri cammini.
- Cammini diversi, a volte
lenti e silenziosi come fiumiciattoli carsici,
- a volte impetuosi e scroscianti
come torrenti di montagna.
Una celebrazione con l'acqua della vita che ha nutrito l'albero
del prato
- e che nutre i giardini dei
nostri alberi genealogici.
Alle radici, sorgenti sotterranee.
In alto, rami intrecciati che tendono al cielo.
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- G- Le donne ebree che, come noi celebrano insieme,
usano iniziare pronunciando ad alta voce, una ad una, il proprio
nome e i nomi delle proprie antenate, risalendo all'indietro
il più possibile
In sintonia con le sorelle ebree, diamo inizio a questa celebrazione
onorando le nostre genealogie femminili.
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- Canto
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- G - La voce della Sapienza risuona sulle acque e dice:
venite, ricevete l'acqua viva che ristora e rinnova tutta la
creazione.
O Sorgente della nostra speranza, eccoci raccolte davanti a Te;
Tu ci hai invitate a venire con i nostri desideri e i nostri
doni,
con quello che fa la nostra forza, con la nostra ricerca.
Vieni a placare la nostra sete con l'acqua viva della Tua presenza.
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- T - Noi celebriamo la presenza della Madre nelle nostre
vite e vogliamo ristorarci con l'acqua della Sua promessa.
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- 1 - Sorgente di saggezza,
ascolta i pianti dei Tuoi figli e delle Tue figlie:
che le Tue acque possano lenire tutte le sofferenze.
Noi abbiamo fame e sete della Tua acqua viva
nascosta nel cuore delle nostre tradizioni diverse.
Nelle nostre lotte vogliamo affrontare dei rischi
e veniamo a Te per pregarti in spirito e verità.
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- 2 - Vogliamo ricordare le buone cose della vita che
Tu ci hai donato,
ma vogliamo anche ricordarci, in quest'ora,
di tutto quello che nella nostra vita
testimonia la nostra fragilità e le nostre ferite,
vogliamo ricordare tutto quello che in noi cerca l'acqua viva,
quella che trasformerà il deserto della disperazione in
un giardino di speranza.
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- T - Noi celebriamo la presenza della Madre nelle nostre
vite e vogliamo ristorarci con l'acqua della Sua promessa.
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- G - Serbiamo il ricordo delle lacrime che noi donne
abbiamo versato in silenzio,
perché avevamo paura che qualcuno ascoltasse;
delle lacrime trattenute perché ci facevano credere di
aver meritato la violenza che ci veniva fatta;
delle lacrime che non siamo riuscite ad ingoiare e per le quali
nessuno ci ha consolate;
delle lacrime che noi donne abbiamo versato in solitudine perché
non volevamo chiedere aiuto;
delle lacrime versate insieme ad altre donne
perché altre nostre sorelle non possono nutrire le loro
figlie e i loro figli perché vivono nella paura;
delle lacrime di rabbia per una terra accogliente ma minacciata
di distruzione.
Per questo ed altro ancora piangiamo, sapendo che Tu ci ascolti
e ci puoi consolare.
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- T- Noi celebriamo la presenza della madre nelle nostre
vite e vogliamo ristorarci con la sua acqua della vita
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- G- Ma serbiamo in noi anche l'immagine della frescura
dell'acqua che ristora, dell'acqua tranquilla che rilassa e da
pace allo spirito, dell'acqua che scorre ininterrotta, mutamento
continuo, movimento incessante, dell'acqua che rinnova la vita.
Serbiamo in noi il ricordo della forza delle acque della nascita,
della profondità e dell'oscura potenza delle acque delle
nostre gravidanze, la dolcezza del latte caldo, la bellezza dei
nostri occhi bagnati dalle lacrime della gioia.
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- Canto
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- Letture e riflessioni
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- Canto
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- G - Vogliamo ora ricordare un segno antico di condivisione.
Per millenni le donne hanno macinato cereali e preparato con
cura cibi e bevande per la loro dea. Hanno cotto e offerto pani
e focacce dalle belle forme e decorazioni alla Regina del cielo.
Ora da duemila anni serbiamo anche il ricordo di un uomo speciale,
che ha saputo ascoltare le donne, farsi accompagnare da loro.
Un uomo il cui messaggio è stato di liberazione e di pace:
Gesù di Nazareth. Lo ricordiamo come abbiamo fatto tante
volte, attraverso gli occhi di una donna a lui molto vicina.
Dopo spezzeremo questo bel pane solare e lo condivideremo.
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- Condivisione del pane
- Quella sera si ritrovarono a casa sua e Maria di Magdala
offrì loro una cena semplice.,C'erano quasi tutte le donne
e gli uomini che lo avevano accompagnato negli ultimi giorni
di predicazione e di resistenza. Sul volto di Pietro, di Marta,
della stessa Maria, c'erano ancora i segni vistosi di un pianto
che solamente Dio può consolare
Solo sei giorni fa
il loro rabbi era stato ucciso sulla croce, coperto di infamia.
Ma da allora, ogni sera, loro si ritrovavano a pregare e quella
sera erano a casa sua, a casa di quella Maria di Magdala che
tanto aveva amato Gesù, le sue parole, i suoi gesti, le
sue convinzioni.
Mentre cenavano in silenzio lei si ricordò dell'ultima
cena insieme, lì, proprio a casa sua. Gesù, prima
di essere catturato, si era raccomandato che non lo dimenticassero
e aveva lasciato un segno per questo. Maria allora si alzò,
fece un lungo respiro, sollevò gli occhi al soffitto,
come se potesse guardarci attraverso e vedere le stelle. Non
temeva di rompere il silenzio e di fare arrabbiare le/i commensali,
perché sapeva che era una cosa importantissima, quella
che stava per fare. Prese del pane e lo benedisse così:
"Ricordatevi di Gesù, sette giorni fa: ci disse che
questo pane era come la sua vita, che lui aveva voluto spezzare
e dividere per poter stare accanto alle persone ultime, emarginate.
Con il suo gesto ha voluto insegnarci che la vita che ha un senso
è la vita condivisa, non quella protetta da scudi e barriere.
Ricordiamoci, oggi e negli anni che verranno, questo prezioso
insegnamento che Gesù ha saputo rendere concreto nei suoi
anni. Solo così, veramente, attraverso un simbolo ed attraverso
l'azione, riusciremo a non dimenticarci di lui".
Non piangeva, Maria di Magdala. Le sembrava che al suo tavolo
ci fosse anche lui e questo le dava il coraggio di continuare.
Mentre i discepoli e le discepole, col cuore colmo di emozioni,
facevano passare tra loro quel pane, spezzandolo e gustandolo
come se fosse il dolce della festa, prese la coppa in cui c'era
un po' di vino e la sollevò. "Così Gesù
ci ha ricordato che la vita va giocata fino in fondo", disse
commossa, "Beviamo da questa coppa e non dimentichiamoci
la sua lealtà a Dio, agli ultimi e alle ultime della terra.
Ogni volta che ci riuniremo per invocare Dio e per benedirlo
per il dono di Gesù, noi faremo questi semplici gesti,
per non dimenticarci della sua presenza viva fra noi". Da
quella sera non piansero più per la perdita del loro rabbi:
tutte le volte che il loro cuore ne aveva bisogno, per farsi
forza, si incontravano, e qualcuno o qualcuna di loro ripeteva
i gesti insegnati da Gesù stesso. Poi ripartivano con
energie nuove, sentendosi un po' meno sole, un po' meno soli.
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- Canto
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- G - Prima di terminare questa celebrazione ascoltiamo
la benedizione finale, liberamente tratta dal libro "Il
cerchio sacro".
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- BENEDIZIONE FINALE
- Ascoltatemi, per favore, figli e figlie del mio amore: non
c'è violenza nel prendere il cibo, quando serve, ma uccidere
senza motivo non può essere perdonato. Solo questo può
ridurre in pezzi la ragnatela vitale della mia creazione. La
terra, le acque, i cieli possono purificarsi e rinnovarsi all'infinito,
ma alla fine la ragnatela delle loro vite intrecciate morirà,
se le ferite saranno troppo grandi. Allora nemmeno io potrò
risanarla.
Un tempo tutti i popoli della terra mi conoscevano, ma molte
persone si sono scordate di me e il loro numero cresce sempre
di più. Ben presto si diffonderanno ovunque e con loro
arriverà la violenza. Non li potrà fermare né
la forza né le lame affilate, perché la loro violenza
non sarà diretta solo contro gli altri, ma contro la stessa
ragnatela della vita. Giungeranno anche a credere di possedere
la terra e tutto ciò che vive sopra di essa, di poter
fare quello che vogliono delle mie creature e della terra stessa.
Verrà un tempo in cui l'oscurità coprirà
la luce e i forti brutalizzeranno i deboli. In tutto ciò
che ho creato c'è sempre stato un equilibrio: tra la forza
e la debolezza, tra il predatore e la preda, tra il maschile
e il femminile, tra l'arrivo di una nuova vita e le risorse che
la nutriranno, tra la gioia della nascita e la liberazione della
morte. Ma quando non si seguiranno più le mie vie l'equilibrio
finirà e la terra non sarà più in grado
di rinnovarsi e si strangolerà nella sua stessa decomposizione.
Tutti e tutte voi, cui ho dato la vita, sarete intrappolati e
intrappolate in un caos creato proprio da voi.
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- T - Se così sarà, come sperare ancora?
Come lottare ancora? Come camminare verso un mondo migliore,
se esso sembra essere impossibile da realizzare?
- Tu ricorderai, anche nella morte ricorderai. Questo è
il tuo compito: serbare tutto quello che ti ho insegnato talmente
stretto nel tuo cuore che nemmeno la morte potrà portartelo
via. A volte non saprai nemmeno come mi chiamo. Saprai solo che
dentro di te alberga un amore profondo e fervente per qualcosa
a cui non sai dare un nome, che è sbagliato depredare
la terra, le acque, derubare i più deboli, accettare che
alcuni muoiano di fame mentre altri banchettano. Per le tue convinzioni,
i tuoi atti di coraggio, sarai oggetto di persecuzione, ma, per
quanto tremenda la tortura, per quanto enorme l'agonia della
solitudine, dell'esclusione dai gruppi umani o della condanna
a non vedere mai più la luce del sole, saprai di non poter
essere altro che quello che sei.
Ma ancora non avrai finito. Perché, come una guaritrice
dà la sua forza alla persona che risana, così tu
dovrai ridare alla terra la mia saggezza. E a poco a poco, impercettibilmente,
la saggezza e l'amore cresceranno e si diffonderanno, fino a
che un giorno saranno abbastanza forti da riemergere. Allora
certe persone ricorderanno che un giorno vivevano in armonia
con la terra e con tutte le sue creature e parleranno. Qualcuno
si rifiuterà di ascoltare, ma ci sarà chi udrà
il messaggio e nel suo cuore saprà che chi cerca di proteggere
la terra dice il vero. Il loro numero aumenterà e, lentamente,
molto lentamente, la ragnatela della vita sarà ripristinata.
Non perdere il coraggio. Io sarò con te per tanti anni
a venire. E, quando il tempo della violenza sarà finito,
tornerò nelle menti di tutti. Grazie a tutte e tutti voi,
che avrete tenuto in salvo nei vostri cuori il ricordo di me,
il mio mondo un giorno rinascerà.
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- La danza delle donne
Questa notte ho sognato di danzare.
Non mi trovavo in una sala da ballo, la sala da ballo era il
mondo.
Gli strumenti non c'erano, ma la melodia che ascoltavo era trasmessa
dagli strumenti della natura.
La musica era lieve come era lieve la luce che filtrava attraverso
il velo che copriva milioni di volti, negandomi i loro sguardi,
le loro emozioni. Quei corpi mi tesero le mani e io danzai con
loro nella notte. Fu bello sentire i loro respiri e, a bassa
voce, i loro racconti, i loro sogni, le loro speranze.
Danzai con loro tutta la notte e anche il mio cuore voleva raccontare
le sue pene, ma il loro vissuto era più forte e quasi
mi vergognai dei miei malesseri.
Quando cessò la musica, l'incantesimo finì. Con
il sorgere del sole tutto apparve reale e quei veli, che nelle
danze si sollevavano, ricaddero prepotentemente sui loro volti.
O Madre, fa' che le donne cessino di danzare solo nell'oscurità
della notte. Dai a noi la forza e il coraggio di danzare e cantare
alla luce del sole, tutte le melodie che nascono dal nostro cuore.
Ti prego Madre, Non dimenticarTi di noi . (Antonella Sclafani)
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- T - Continua a starci accanto. La Tua vicinanza ci
dia la forza di guardare avanti con coraggio e di muovere ancora
un altro passo verso di Te e verso il Tuo sogno di una terra
dove la pace, la tenerezza e la cura reciproca saranno al centro
delle nostre vite.
Ti benediciamo perché, nonostante la distruzione causata
da una buona parte dell'umanità, Tu ci dai ancora la speranza
di un futuro diverso e ci ricordi che il Tuo paradiso può
davvero essere costruito qui, insieme a Te.