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Eucarestia delle donne
 
Forno di Coazze - 14 Maggio 2000
 
 
Nessuno vive in questa camera Senza trovarsi di fronte alla bianchezza del muro Dietro le poesie, gli scaffali di libri, le fotografie delle eroine defunte. Senza contemplare, come estrema risorsa, la vera natura della poesia. La volontàdi collegare. Il sogno di una lingua comune. (Adrienne Rich)
 
Canto
 
G. Venite sorelle, venite!
Rendiamo lode e benediciamo l'Eterna Energia in Relazione
la Fonte di ogni vita
la Fonte di ogni nutrimento
lo Spirito, il Soffio Divino
che ci accompagna, conosce le nostre aspirazioni, le nostre speranze,
le nostre paure,
perchéci ama e ama la vita in tutte le sue forme.
T. Danziamo insieme,
cantiamo insieme,
prendiamo insieme conoscenza delle nostre menti
per unirci alle sagge del passato e del presente.
Tutte insieme godiamo dell'universo,
uniamo le nostre intenzioni, uniamo i nostri cuori,
la nostra mente sia una sola mente,
per essere una cosa sola.
 
Canto
 
Letture bibliche: Gv 12,1-11;Mc 16,9-11; Lc 24,9-11; GV 20,11-18
 
Predicazione e interventi liberi
 
Incontrandoci per preparare queste riflessioni abbiamo dedicato un po' di tempo per cercare di "ricostruire" alcune donne che appaiono nei Vangeli e che spesso ci sono state presentate come una sola donna: Maria di Magdala, Maria di Betania, la donna che unse Gesù e, a volte, perfino la donna adultera.
Ci siamo accorte che le donne bibliche sono state spogliate della loro bellezza, della loro autonomia e originalità, per essere funzionali all'immagine di donna cristiana che si desiderava ottenere. Sono state fissate alla sessualità e al peccato (Maria Maddalena), alla cucina e alla casa (Marta), alla maternità (Maria, madre di Gesù).
Anche oggi ci viene spesso chiesto di essere ricettive come Maria, attive come Marta, riservate come Maria di Betania… E per questo anche noi siamo state educate alla modestia, all'umiltà, all'ascolto e al servizio…
Marta, raccontata da Giovanni nell'episodio della resurrezione di Lazzaro, andando incontro a Gesù e parlandogli con la frase che racchiude tutto il dolore, la rabbia, la delusione: "Se tu fossi stato con noi, mio fratello non sarebbe morto…" si manifesta come una donna che non tace in comunità. Discute appassionatamente, non si limita a piangere, non si getta ai piedi di Gesù, non si arrende. Discute come Giobbe e rimprovera a Gesù il suo fallimento. Non incarna le tradizionali virtù cristiane femminili: obbedienza, silenzio, arrendevolezza, ma è ribelle, forte, non si lascia inquadrare. Come osa? Sarà pazza?
E' a lei che Gesù si rivela e le fa dire: "Tu sei il Cristo". Giovanni ha dunque messo il riconoscimento cristologico in bocca a una donna che era riconosciuta per la sua schiettezza, la sua forza e la sua attività pratica. Un riconoscimento che negli altri vangeli è espresso, in modo analogo, solo da Pietro e che, nella chiesa delle origini, identificava l'apostolo.
Senza il vangelo di Giovanni noi potremmo pensare a Marta come ad una casalinga un po' stressata…, forse una brava padrona di casa. Giovanni butta all'aria la nostra tradizionale immagine femminile cristiana di Marta e ce la presenta aggressiva, scomoda, intelligente, attiva, apostola.
Perché abbiamo dimenticato questa Marta? Ha forse spaventato i suoi contemporanei e la tradizione perché troppo audace e rivoluzionaria? Si ha bisogno delle donne, ma se queste diventano troppo autorevoli e troppo forti, si rimettono subito in un quadro tradizionale più controllabile. E pensare che nel Medioevo si dipingeva spesso Marta, ai cui piedi giaceva un drago incatenato e raggomitolato, simbolo del male, proprio come veniva dipinto San Giorgio.
Anche un'altra donna ci è stata presentata in malo modo: Maria di Betania, che unge i piedi a Gesù, è scambiata per una prostituta che aveva fatto un gesto simile (e, guarda caso, si pensa a Maria di Magdala…).
Questa Maria di Betania piace molto ai teologi: è silenziosa, remissiva, dolce… ma nel racconto di Giovanni, se le parole non sono fatte per lei, ciò che fa ha un grande effetto: il profumo si spande ed inonda tutta la casa, la sua azione si manifesta a tutti ed esprime il suo amore con una azione veramente originale. E' una donna che diventa se stessa, che osa, che comunica…Secondo un discepolo di Gesù presente essa compie una follia, qualcosa di inaudito. E Gesù si schiera dalla sua parte…
Maria, nel sogno degli uomini, donna remissiva… contiene anche dinamite!!
Ancora un'altra Maria: Maria di Magdala, che ha accompagnato Gesù durante la sua vita, non è da confondere con la peccatrice (di Luca 7).
I padri della chiesa hanno gettato tutte le Marie in un solo calderone e poi le hanno usate in base a ciò che serviva per il loro insegnamento. In particolare, unendo la peccatrice con Maria di Magdala, ci si sente poi autorizzati a considerate le donne di tutti i tempi come peccatrici ed esse poi, come le Marie, dovrebbero essere altrettanto pie e servili.
Confondendo le diverse Marie si costruì un ritratto di donna molto pericoloso: Maria di Magdala, amica di Gesù, ex prostituta, sorella dell'attiva Marta di Betania…
Le donne nella chiesa si sono dovute identificare in questa Maddalena che è stata loro tramandata, predicata e anche "dipinta".
Probabilmente essa soffriva di una grave malattia mentale e faceva parte di quelle donne che capitarono alla sequela di Gesù in seguito a una guarigione. Forse Gesù l'ha toccata, abbracciata, fatta alzare, le ha parlato… come è detto in altri racconti di miracolo…Il suo isolamento è caduto, è diventata di nuovo se stessa, libera di provare sentimenti, di prendere decisioni, di vivere in modo nuovo. Guarita, si mette subito in cammino con altre donne, esercitando una certa influenza sul gruppo di queste donne che seguivano Gesù (è infatti sempre citata per prima…).
Non è forse pazzia, soprattutto per quel tempo, lasciare la propria casa e il proprio paese, per seguire un gruppo "sgarruppato" di uomini?
Come sarà stato vissuto dai discepoli il fatto che Gesù accettasse e valorizzasse la presenza di donne nella sua cerchia?
Secondo le esperienze delle chiese primitive Maria è riconosciuta come donna molto autorevole e sia l'ultimo capitolo di Marco che Giovanni raccontano di uno straordinario incontro tra Gesù e Maria di Magdala: essa, completamente sola, in lacrime, sente una voce che le domanda perché piange. E soltanto quando viene chiamata per nome da Gesù essa lo riconosce e getta un grido…
Secondo i vangeli è la prima persona a percepire questa presenza di Gesù risorto e ad annunciare questo evento agli altri e alle altre. Il suo cuore pazzo può osare simili affermazioni: dai vangeli traspare la sua presenza, la sua vicinanza a Gesù, la sua fede, il suo dolore per la crocifissione e la sua gioia per aver percepito la presenza di Gesù oltre la sua morte. Ma il suo messaggio viene dimenticato e la sua parola non viene presa in considerazione.
E' interessante uno scritto apocrifo (non inserito nel canone del Nuovo Testamento, perché più tardivo), Pistis Sophia, in cui Pietro appare arrabbiato e geloso e dice a Gesù: "Mio Signore, non possiamo più sopportare questa donna. Ci toglie ogni occasione per dire qualche cosa e prende sempre la parola".
E nel vangelo di Maria Maddalena Pietro si lamenta: "Avrebbe dunque il Salvatore parlato in segreto a una donna? Dovremmo forse tornare indietro ed ascoltarla tutti?
E quando Maria di Magdala in seguito a ciò scoppia in lacrime e giura di non essersi inventata nulla, un altro discepolo seda il litigio dicendo che Pietro non deve trattare la donna come un avversario, e che Gesù senza dubbio la conosce a fondo e l'ha preferita non solo a tutte le donne, ma anche a tutti i suoi amici.
In questi giorni mi risuona dentro questa stessa domanda: dovremmo forse tornare indietro ed ascoltarla tutte?

Carla Galetto
 
Nel vangelo si parla molto delle donne che Gesù ha incontrato sul suo cammino. In ognuna di esse ha lasciato un segno tangibile e lo dimostra in modo evidente la figura di Maria di Magdala.
Ricordo che negli anni della mia infanzia questa donna, per me, era semplicemente la Maddalena, la peccatrice che Gesù salvò dalla lapidazione. E' questo che mi veniva raccontato. Oggi so che questa donna adultera non ha niente a che vedere con Maria di Magdala. In Giovanni 8, dove viene riportato questo episodio, è infatti definita semplicemente una donna adultera.
In Luca 8,1 si può capire chiaramente che Maria di Magdala era colei dalla quale Gesù scacciò sette spiriti maligni. Penso che questo non voglia dire che fosse posseduta chissà da quali demoni, ma che stesse vivendo una grande sofferenza.
Non so se prima dell'incontro con Gesù fosse una peccatrice o meno, ma è certo che questo incontro segnò la sua vita. E così inizia un cammino di fede, per Gesù sarà una grande amica, una discepola devota e fedele. Con coraggio gli rimarrà vicino in ogni situazione. La sua dedizione verrà premiata; infatti sarà lei testimone del grande evento della resurrezione. A lei Gesù affida la missione di avvertire i discepoli che li avrebbe preceduti in Galilea. Ma, come si legge in Marco 16, i discepoli non le credettero. Infatti, come era possibile che una donna fosse in grado di svolgere un campito di responsabilità? Non ne sarebbe stata capace. Questo è quello che l'uomo ha sempre pensato: a quei tempi la donna aveva scarsa considerazione.
Eppure Gesù è stato un grande maestro per tutti e tutte. Non sono poche le volte in cui l'abbiamo visto parlare con una donna. Non esita con la Samaritana al Pozzo (Giov 4) ed è molto bello il dialogo che si svolge tra di loro.
Che dire della donna di Betania? (Marco 14, 3-9). Questa donna compie un gesto di vera follia, versando sul capo di Gesù del profumo prezioso, suscitando lo sdegno dei presenti. Ma con poche parole Gesù mette tutti a tacere, fa capire loro quanto avesse apprezzato il gesto di questa donna.
La Bibbia ci dà un lungo elenco di donne che la fede ha portato a compiere gesti di grande coraggio. Tra le altre mi vengono in mente Ester, Giuditta, che hanno rischiato non poco per aiutare il loro popolo, ma hanno dovuto agire sempre con sotterfugi ed è assurdo che, per valere il proprio diritto di pensiero, si debba arrivare a compiere dei gesti che davvero rasentano la follia.
Penso a Pua e Sifra, le due levatrici di cui si parla in Esodo 1. Il Faraone ordina loro di uccidere tutti i bambini maschi che sarebbero nati dalle donne ebree, ma loro, astutamente e con coraggio, disobbedirono a quest'ordine.
Oggi le cose sono migliorate: con grandi sforzi e dure battaglie le donne sono riuscite a conquistarsi un loro spazio, nel lavoro, in politica, nella famiglia, insomma, in questa società. Comunque molta strada bisogna ancora percorrere prima che possiamo esprimere liberamente le nostre idee senza essere considerate pazze e guardate con un sorriso di sufficienza.
Eppure la libertà di parola, di esprimere i propri ideali, dovrebbe essere anche per la donna un diritto acquisito e non dovrebbe essere conquistato con così grande fatica.

Pinuccia Frau
 
La vita di Gesù è costellata di episodi che riguardano sia gli uomini che le donne. Tuttavia, per la mia ancora vaga lettura della Bibbia, noto un diverso comportamento tra uomini e donne. Gli uomini hanno sempre bisogno di essere sollecitati, invogliati. I discepoli, dopo un lungo cammino a stretto contatto con Gesù, sono increduli e scettici davanti a certe realtà, qualcuno ha bisogno di prove come Tommaso. E pensare che avrebbero dovuto conoscere Gesù meglio di chiunque altro… forse anche dei familiari più stretti di Gesù.
Le donne forse sono più propense a credere con il cuore, a rompere gli indugi, a sorvolare gli schemi prefissati, ad essere ardite, ad osare, ad uscire allo scoperto, a coprire enormi distanze con un solo passo, ad avere reazioni di coraggio, che però, per alcuni, sono autentiche follie. E' questo che mi chiedo: esiste il coraggio senza un pizzico di follia?
Sono due aspetti diversi, o le due facce della stessa medaglia?
La donna, nella mentalità più ricorrente, è considerata non una persona con caratteristiche diverse, ma inferiore, limitata, in casi estremi un accessorio, una specie di mediocre sottobosco. Certo, gli alberi d'alto fusto sono più visibili, ma, mi chiedo, ci sarebbe il bosco se non ci fosse il sottobosco? La nostra parte di colpa è quella di lasciar correre, di non difenderci da chi ha queste opinioni di noi.
Ed ecco che a volte è salutare che qualcuno o qualcuna ci dia una scrollata, uno scossone che ci aiuti ad uscire dal guscio, quel tanto che ci permetta di vederci dal di fuori, con quel distacco necessario per farci agire e reagire.
Tra le altre, Maria di Magdala, la Samaritana e la donna che unse Gesù fecero gesti audaci, considerati dei colpi di testa, delle follie. Infransero il solito tran tran. Non è necessario avere dei colpi di follia tutti i giorni per liberarci dalla zavorra che ci imprigiona dentro schemi che non sentiamo nostri. Ne basterebbe uno di tanto in tanto per cambiare la qualità della nostra vita e per conseguenza anche quella degli altri e delle altre.

Chiara Murzio
 
La figura di Maria di Magdala mi riporta in mente alcuni flash della mia vita passata.
In quel periodo mi trovavo in Brasile con mio marito e i miei due figli, per lavoro.
Le mie paure, la mia insicurezza e la poca consapevolezza delle mie capacità resero la mia vita un fallimento totale. Come un disco incantato mi sentivo ripetere spesso da mio marito che, come donna, fisicamente, non valevo più granchè. Come amministratrice peggio che mai! A livello lavorativo, non sarei stata più in grado di lavorare e riprendere in mano il mio vecchio mestiere. Come madre? Visto che lui non era mai presente, mi salvavo per un pelo!
I miei rapporti sociali erano un fiasco. Non mi sentivo mai a mio agio quando ero con lui o con i suoi familiari, dal momento che io, in prima persona, mi sentivo una perdente. Continuai a piangermi addosso e a cullarmi nelle mie miserie e vi posso assicurare che in questo riuscivo molto bene.
Finché, un giorno, una amica (forse per l'ennesima volta) mi ripeté che dovevo svegliarmi!!! Prendere in mano la mia vita e cambiare musica. Lei non fece altro che sollecitare e individuare le mie risorse nascoste, scrollandomi da un sonno che durava ormai da quattordici anni. Non fu facile lottare contro chi impediva la mia crescita, perché questo voleva dire prendere coscienza di una vita vissuta all'ombra di un marito.
Ci vollero alcuni anni prima che io ritrovassi me stessa.
Guardandomi allo specchio mi accorsi che come donna ero ancora passabile, come amministratrice sapevo fare i salti mortali!!! E, in compagnia di amici, amiche e parenti, imparai ad esprimere anche le mie opinioni.
La parte più dura fu coinvolgere mio marito nell'educazione dei figli. Lui non aveva mai tempo per loro, dal momento che dedicava la sua vita esclusivamente alla carriera e ad andare dietro ad altre donne.
Nel mondo del lavoro entrai dopo sei mesi di un corso di aggiornamento per parrucchieri. Trovai lavoro in un grande negozio del centro della città e, con molta sorpresa, mi accorsi che in poco tempo ebbi la stima del titolare, dei colleghi e delle colleghe.
Questo per me fu l'inizio di un cammino di liberazione, dove compresi che Antonella poteva camminare da sola.
Gesù, con amore, chiamò Maria di Magdala per nome e lei, in quel momento, capì di essere stata scelta per portare la sua testimonianza alla comunità, dove la parola di una donna valeva niente!!
Forse il segreto sta proprio in questo. Ognuno e ognuna di noi ha bisogno di essere chiamata o chiamato per nome per attivare tutte le energie, fisiche e psichiche. Dio può presentarsi a noi in mille modi… sta a noi capire quando ci chiama o ci chiamerà.

Antonella Sclafani
G.Mentre per gli uomini la follia alienata della guerra èchiamata coraggio, per le donne il coraggio di star fuori dalle regole, preservare la vita, armonizzare le relazioni ed esprimere questi come "Valori Assoluti" èchiamata follia. Quali sono i nomi della nostra follia, prima che diventi alienazione? (leggiamo tutte insieme a cori alterni)
1) È la nostra Diversitàche non ha nome nécasa in cui abitare.
2) È il nostro Buon Senso che nasce dalle profonde radici di una vita quotidiana affrontata e vissuta in tutta la sua concretezza e materialità.
1) È l'Intuizione, preziosa somma dei saperi ereditati dalle antenate, capace di aprirci alla Preveggenza.
2) È la nostra Sapienza di Madri, attenta osservatrice della diversitàe, per necessitàd'amore, mediatrice d'eccellenza.
1) È la nostra Intelligenza Emotiva, la nostra Sapienza dei Sentimenti.
2) Sono le nostre Viscere Consapevoli della Danza della Vita.
1) È la nostra Gioia dei Sensi che, fuori da gabbie di modelli femminili imposti, èProrompente, Esuberante, Incontenibile.
2) È la nostra Collera Trasformatrice. La sana e potente collera accompagnata dalla Consapevolezza e dalla Gioia.
 
G. Le donne che ascoltano la Sapienza-Spirito celebrano l'eucarestia
 
T. Insieme le donne siedono alla mensa, spezzano il pane, bevono il vino, raccontano la propria storia, rendono grazie, reclamano il potere e trasformano le visioni in realt&agrave, nella memoria di Gesù. Chi compie questo viaggio della Sapienza-Spirito sceglie di realizzare la visione di un mondo nuovo difronte alle strutture oppressive di questo mondo, specialmente quelle patriarcali. Consapevoli di Gesù, che ha accolto la Sapienza-Spirito e il suo soffio di liberazione, uniamoci nella preghiera:
Gesùseduto a tavola con gli uomini e le donne, suoi amici e amiche, prese del pane e lo distribuì dicendo: "Questo àil segno di un amore che condivide, che non tiene per s&eacute, ripetete questo gesto in mio ricordo". Poi prese la coppa del vino e lo offrìdicendo: "Questo vino èsegno di una nuova Alleanza con Dio. Tutte le volte che ne bevete, ricordatevi di me.
 
Canto
 
"Un soffio di energia in più"
O Dea, Madre e Padre, che nel generare la donna hai voluto donarle un soffio di energia in pi&ugrave, nascosto nei nostri cuori, riserva necessaria per i momenti di "pazzia".
Ci chiamano "pazze" quando dalle nostre labbra escono parole come "eguaglianza".
Ci chiamano "pazze" quando il nostro corpo, davanti ai tribunali, mostra violenza e torture.
Ci chiamano "povere pazze" quando, vestite a lutto, in silenzio, testimoniamo il nostro NO alla guerra.
E che cosa dire di quelle "donne bambine" che sulle strade, e non per loro scelta, vendono il loro corpo, rischiando la vera pazzia, per un mondo di uomini famelici di sesso?
E che cosa faranno le madri africane di quei figli che muoiono di fame a causa di "follie politiche"?
La storia èpiena di donne che nella loro "pazzia" hanno testimoniato veritàe grande forza di sopravvivenza. Maria di Magdala ne èun esempio.
Quando il cuore di una donna sta per cedere, nel silenzio della sua anima, Tu Dea ci chiami per nome e con amore ci regali quel soffio di energia in più, capace di farci camminare per le vie del mondo con coraggio e fermezza.
Madre, Tu che culli nel Tuo ventre uomini e donne e ci chiami per nome ancor prima di nascere, insegna agli uomini di tutto il mondo a chiamare ogni donna con il proprio nome.
Antonella Sclafani
 
Preghiera comune
Canto
 
Gesto simbolico
G. Assaporiamo insieme il dono della poesia che molte artiste hanno saputo creare. Ogni donna porga in dono ad un'altra donna una poesia pronunciando l'invito: "Perchéla tua creatività possa esprimersi pienamente: appoggiati a me, io sono tua sorella credi in me, io sono tua amica".
 
Canto
 
Preghiera Finale
T. O madre dolcissima e possente
Regina dell'universo
Che il coraggio sostenga la nostra follia
Che esplodano in noi creatività, determinazione, amore per noi stesse e per le altre
Che si crei tra noi una corrente di ammirazione reciproca e riconoscenza
Che nasca in noi il desiderio di affidarci alla nostra reciproca autorevolezza,
che la nostra follia trovi le strade giuste per esprimersi
e il genio femminile degna accoglienza.
Istruisci i nostri cuori affinché la smettano di "Ingoiare il Rospo"
dell'essere ignorate, respinte, accettate solo se omologate.
DESIDERO SPECCHIARMI IN OCCHI LUMINOSI
SCORGERVI L'IMPOSSIBILE, L'IMPREVISTO
DESIDERO CHE SI DIA VOCE A STORIE
CHE FANNO VIBRARE LA MIA ANIMA
VOGLIO SENTIRE "MUSICA PER LE MIE ORECCHIE"

A cura di ANTONELLA, CARLA, CHIARA, DORANNA, PINUCCIA