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Eucarestia donne Cdb di Pinerolo, Piossasco, Candiolo
 
Ricerca e sororità sotto lo sguardo tenero di Dio
22 giugno 1995
 
 
 
Non cessavamo di imparare.
Ciascuna dava all'altra il suo specifico sapere. Ci raccontavamo i nostri sogni,
molte si meravigliavano di quanto essi
ci rivelassero di noi.
Premevamo le mani l'una accanto all'altra
nell'argilla morbida.
Chiamavamo ci&ograve, e ci ridevamo, eternarci.
Ne risultava una festa del contatto,
in cui era quasi naturale
toccare e conoscere l'altra, le altre.
(da Christa Wolf, "Cassandra")
 
Canto
 
MEDITATIVO : La strada di una donna
Bimba,
un giorno ti sveglierai e ti troverai donna.
E tua madre ti dirà:
"Figlia, ora sei pronta ad affrontare la tua strada..."
Erano queste le ultime parole che mia madre pronunciò
prima di morire.
Per lei, essere donna, voleva dire: gravidanze non desiderate...
aborti provocati...
un lavoro sottopagato...
ore di sonno mai recuperate...
amore non ricambiato...
obbligo assoluto alla rassegnazione!!
Ma io ti ricordo nel tuo letto di morte,
ancora giovane e bella,
e di strada ne avevi percorsa solo la metà!
In quel momento la parola "donna"
ebbe in me un'eco diversa.
E mi trovai dopo un po' nel '68,
marciando accanto a centinaia di donne,
rivendicando una giusta parità.
L'intensitàdell'eco era sempre maggiore,
ma poi, col passare degli anni, si affievolì.
E tu, donna, hai capito che per te
non ci saràmai una giusta parità.
Madre,
sono piùdi quarant'anni che percorro la mia strada.
Èstata diversa dalla tua, ma anch'io, come te,
ho conosciuto il volto della levatrice clandestina...,
anch'io come te,
ho desiderato di essere tanto amata...,
anch'io come te,
ho pianto un figlio in tenera età.
Anch'io come te,
ho una figlia già donna,
che percorre la sua strada, diversa dalla mia,
e insegneràun giorno ai suoi figli
la strada migliore che condurràa una giusta parità,
uomini e donne.
Antonella Sclafani
 
Preghiera:
1 - Abbi pietà, o Dio d'amore,
Tu hai chiamato noi donne
a rendere visibile il Tuo Spirito
nella vita concreta.
2 - Ma noi
pensiamo di non esserne capaci,
teniamo in serbo i nostri averi
e non li offriamo alla condivisione.
1 - Abbi pietà, o Dio d'amore,
Tu hai chiamato noi donne
a portare vita in questa terra.
2 - Ma noi
appoggiamo dei sistemi
che diffondono segnali di morte.
1 - Abbi pietà, o Dio d'amore,
Tu hai chiamato noi donne
ad andare incontro
al messaggero di Dio sulla terra.
2 - Ma noi
restiamo indietro,
desideriamo punti fermi
che vengono imposti dai maschi,
e rimaniamo nell'angoscia.
 
Tutte - Abbi pietà, o Dio d'amore,
rimani con noi.
 
Canto
 
Poesia
Ancor prima che Ti cercassimo, o Dio,
Tu eri vicino a noi.
Quando t'invochiamo come padre,
Tu ci hai amate, da tempo, come una madre.
Quando noi diciamo "madre"
ci dai coraggio di parlare con Te
come ad un amico o un'amica.
Se Ti confessiamo come "Signore"
Ti lasci riconoscere in Gesùcome fratello.
Se noi celebriamo la Tua fratellanza
ci vieni incontro con sororità".
Sei sempre Tu colui/colei
che ci ha amate per primo, in tanti modi.
Per questo, ora, siamo qui,
non perchésiamo particolarmente buone e pie,
ma perchéTu sei Dio, amore infinito,
e perchéècosa buona essere vicine a Te.
 
Tutte:
Io amo la vita,
sempre la stessa musica:
"Devi stare al tuo posto!
Cosìèsempre stato e sempre sarà".
Nutrire, allevare, essere gentili
con i bambini, con i malati, gli anziani,
con tutti, eccetto me.
Ma chi decide quale dev'essere "il mio posto?"
La società, la chiesa, Dio stesso,
oppure lo decido io?
Ora mi alzo, ed esamino me stessa.
Èstato cosìgiàtroppo a lungo,
troppe persone ne hanno approfittato.
Ora sono io, me stessa.
Io amo la vita, l'amicizia, la tenerezza,
e tutto ciò che muove e commuove l'essere umano,
e vorrei che altre e altri lo condividessero con me.
 
Letture bibliche
 
Predicazione
 
Il centro del cap. 1 di Luca è il Magnificat. L'autore colloca questo inno, composto per essere cantato, nel quadro dei cosiddetti "racconti dell'infanzia". Si tratta di un inno rivoluzionario, canta il totale cambiamento di condizione e situazione: saràdato aiuto ai poveri e agli umili, a scapito dei ricchi e dei potenti. Sarà Dio stesso a compiere questa rivoluzione! Èun canto di passaggio, un inno sulla via che porta fuori, fuori da ogni protezione e sicurezza. Quel che una comunitàmaschile ha cantato da secoli, nel tempio e nelle sinagoghe, come inni (37 - 107 - 147 del Salterio) diventa, prima sulle labbra di Anna (1Sam cap. 2), poi su quelle di Maria, nel Magnificat, esperienza attuale e concreta.
Anna inizia la sua preghiera, molto simile al Magnificat, dicendo: "Il mio cuore esulta nel Signore la mia fronte s'innalza grazie al mio Dio".
Maria nel Magnificat dice: "Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore perché ha guardato l'umiltà della sua serva".
Per entrambe si tratta di una rivoluzione vissuta in prima persona. Nonostante la loro bassezza e umiltà, Dio non le ha dimenticate. Il Suo sguardo si èposato su di loro, innalzandone la fronte. Attraverso questa esperienza, esse acquisiscono la consapevolezza che Dio èil Signore della storia e che, contro ogni logica umana, Egli interviene cambiando le cose secondo i Suoi piani. In Giovanni 11, il centro del brano èrappresentato, invece, dalla confessione cristologica della comunità, pronunciata da Marta di Betania. Parola apostolica sulla quale le chiese si edificarono. In entrambi i casi ci troviamo, perciò, di fronte a donne che pronunciano parole autorevoli, ispirate da un cammino di fede personale; e, in entrambi i casi, appare come una tappa importante l'incontro spirituale tra due donne, la loro amicizia. Maria, da sola, parte e raggiunge Elisabetta. La donna giovane si reca dall'anziana e, in un certo senso, la donna anziana torna dalla giovane, riconoscendosi in lei con il forte grido della profetessa che sa quanto sta per accadere. Entrambe riflettono sulla loro inspiegabile maternità. Si incontrano per chiarire dubbi e perplessità. Tre mesi di meditazione profonda si inseriscono nei nove lunghi mesi della gravidanza, tempo giàdi per séricco di spiritualitàper ogni donna. Un incontro, quindi, segnato da un'intesa profonda, da gioia condivisa, racconti di progetti futuri, scambio di tenerezza e di gesti concreti di cura, mentre, nel silenzio del loro corpo, cresce il figlio e la sua relazione con la madre. La loro condizione tipicamente femminile non si oppone per nulla al loro percorso di fede, anzi, lo favorisce. La loro relazione appare rassicurante, benefica e, nello stesso tempo, stimolante per il loro sviluppo spirituale. Marta e Maria, in Giovanni, vivono il loro cammino di fede fuori da vincoli familiari tradizionali: non sono spose némadri, ma semplicemente due donne alla sequela di Ges&ugrave, con il loro bagaglio di diversità. Ognuna con le proprie inclinazioni e con il proprio carattere e, probabilmente, con funzioni diverse nella comunità. Ma il loro riconoscimento reciproco di autorità, in un contesto storico sicuramente ostile all'autorità femminile, consolida il loro legame spirituale. Marta riconosce le debolezze della sorella e se ne fa carico. Avvicinandosi a lei con riserbo (in silenzio), la spinge a reagire, ad attivarsi sulla via di Gesù. Dimostra di preoccuparsi della dimensione spirituale di Maria e di saper interpretare i suoi blocchi e le sue inibizioni. Interviene con efficacia: Maria esce e va incontro a Gesù. In entrambi i casi, due donne riconoscono la loro reciproca autorevolezza, condividendo il loro forte desiderio di senso e di profonditàe scambiandosi il loro sapere spirituale, senza peròabbandonare il loro rapporto di intimità tipicamente femminile. Una intimità nella quale esse non si annullano, anzi la loro diversitàdi età e di condizione diventa una ricchezza, tanto quanto il sostegno concreto e la passione condivisa per il loro percorso di fede. Facciamo memoria di queste sorelle e diamo significato alle loro parole e azioni. Sicuramente l'intreccio tra sororitàe ricerca può rappresentare per noi donne una base solida da cui partire per poterci sviluppare ed esprimere pienamente. Riempiamo di significato il grande silenzio che le ha accompagnate nei secoli, perchéil silenzio puòessere un tempo prezioso. Il silenzio è il linguaggio naturale che lega la donna alla creatura che è dentro di lei. È il luogo dove lo spirito di Dio parla, indicandoci nuove forme di comunicazione e di linguaggio. Diamo significato al loro rapporto di amicizia con altre donne, che in questo lungo silenzio ha creato, instancabilmente, una cultura della relazione tipicamente femminile. Prendere coscienza di questo puòaiutarci a rompere questo terribile silenzio, fatto di parole e luoghi in cui noi donne non possiamo esistere e identificarci.
Come dice Verena Kast: Attenzione, tenerezza, disponibilit&agrave, affidabilit&agrave, gioia, cultura della quotidianità, desiderio di senso e di profondità, solidarietà, sono valori che da sempre le donne hanno espresso nei loro rapporti amicali. Questi valori, portatori di sicurezza e potenzialitàdi sviluppo, potrebbero essere i canoni di una piùgenerale cultura della relazione".
Doranna Lupi
(per la parte esegetica ho utilizzato l'articolo di W. Fuhrmann nel libro "Riletture bibliche al femminile", Claudiana 1994, pagg. 187-190).
 
Interventi liberi
 
Canto
 
PREGHIERA: Dio dai mille volti.
Signore, per lunghi anni ho vissuto
nella convinzione di conoscerTi.
Ho sempre parlato con Te.
Ti chiedevo aiuto nei momenti del bisogno
e Ti ringraziavo per tutto quello che avevo,
perchésapevo che tutto mi veniva donato da Te.
E questa era tutta la mia fede:
era tutta lì.
Non mi chiedevo
se questo era il modo giusto di amarTi,
io non ne conoscevo altri.
Poi ho incontrato una donna,
sicuramente sei stato Tu a metterla
sul mio cammino.
Lei mi parlòdi Te
in un modo nuovo che non conoscevo,
mi incuriosìe volli saperne di più...
Mi fece conoscere altre donne e altri uomini
e con loro ho incominciato
un cammino nuovo.
E così ho capito che prima non Ti conoscevo affatto.
Ora sto imparando a conoscerTi
ogni giorno di più.
Ho capito che Tu sei come una sorgente,
dove ognuno/a puòdissetarsi a volontà
per Te non c'èbianco o nero,
Tu ci ami tutti e tutte allo stesso modo.
Pinuccia Frau
 
TUTTE:
Tu continua a guidare i nostri passi e noi potremo continuare a ricordare quella sera in cui Gesù, cenando, sedeva tra i suoi amici e le sue amiche, silenzioso. Poi, prese in mano un pane, tracciòun segno di benedizione, lo spezzòe, distribuendolo loro, disse: "Come spezzo e divido con voi questo pane, cosìho accettato di spezzare e dedicare a tutti/e voi la mia vita". Poi versòil vino nel bicchiere e ne offrìun po' a ciascuno e a ciascuna dicendo: "Come ho versato e vi offro questo vino, cosìsono disposto a versare il mio sangue per voi". E, guardandoli/e negli occhi, aggiunse: "Ogni volta che spezzerete del pane e verserete del vino, ricordatevi di me".
 
Spezziamo il pane e beviamo il vino.
 
Canto
 
Preghiera spontanea
 
Iniziamo questo momento con una preghiera di Antonella:
Non stancarti di andare.
Mio Dio, ogni tanto mi fai dono di un sogno. Questa volta mi trovavo ai piedi di una ripida montagna e conoscendo la natura dei miei piedi, ho rischiato grosso! Per un attimo credetti di essere sola... ma poi, mi resi conto che da ogni direzione del monte... arrivava una miriade di persone. La Tua voce, mio Dio, giungeva nitida ad ognuno/a di noi. Nel sogno, ho fatto degli incontri interessanti. Tra questi, gente unita nelle lotte di solidariet&agrave. Altri, forse per difetto di udito, interpretando male la Tua frase... non si stancavano di andare... verso una continua ingiustizia sui piùdeboli. Non ti dico poi che confusione tra gli anziani! Rivendicavano giustamente tante lotte sindacali sul posto di lavoro. E le donne? ... S&igrave, di donne ce n'erano tante!, di tutti i colori, giovani e vecchie: non parlavamo la stessa lingua..., ma ci capivamo con gli occhi. Con gli occhi, migliaia di donne dell'America Latina mi hanno detto che non si stancheranno mai di andare avanti alla ricerca dei loro desaparecidos. E gli uomini? ... Ah! di questi, difettosi di udito, ce n'erano a bizzeffe!!! Pensa che, per raggiungere la vetta, le hanno escogitate, strada facendo, proprio tutte! Potrei elencartene alcune, ma mi dilungherei troppo. Intanto, Tu, dall'alto, seguivi l'andare di ognuno/a di noi. Nel sogno mi èsembrato di capire, mio Dio, che alla fine della nostra salita, il premio sarebbe stato un sacchetto colmo di semi: semi da lanciare dalla vetta del monte, per rifecondare questa nostra terra che ha conosciuto e conosce falsi seminatori. Oh!, ecco... adesso il mio sogno si fa piùchiaro. Da un lato del monte, su un sentiero ripido e scosceso, una fila interminabile di bambini di tutte le razze, andavano avanti... Io, dalla metàdel mio percorso li seguivo con gli occhi e il cuore mi batteva al pensiero che forse molti non ce l'avrebbero fatta. Mio Dio, non Ti chiedo di farli camminare su strade agevoli, ma dai a loro la forza di arrivare in cima, non come conquistatori, ma come futuri "seminatori".
Antonella Sclafani
 
Canto
 
Preghiera
T. - Dio,
noi crediamo in Te,
che hai creato la donna e l'uomo a Tua immagine,
che hai creato la terra
e a entrambi i sessi
hai dato mani per custodire il mondo.
Tu rendi vive in noi le donne che ci hanno precedute
nel cammino di fede in Te:
donaci pensieri ed esperienze
per poterle recepire in modo nuovo.
Dio,
aiutaci a comunicare con le altre e con gli altri
per sentirci vive.
Amen.
 
Canto